Visualizzazione post con etichetta Amarezza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Amarezza. Mostra tutti i post

23 marzo 2014

"Politici che discutono il riscaldamento globale" scultura di Isaac Cordal

"Politicians discussing global warming" by Isaac Cordal
L'immagine e il titolo già dicono tutto, non credo ci sia bisogno di aggiungere altro. Se non qualche informazione di contesto: quest'opera fa parte di una serie di miniature - raccolte sia sotto il titolo di "Waiting for the Climate change" (Aspettando il cambiamento climatico) sia nella mini serie "Follow the leader" (Segui il leader) - realizzate da Isaac Cordal, già noto per lo splendido lavoro "Cement Eclipses". 
Sensibile alle problematiche socio ambientali che stiamo vivendo (ignorando?), l'artista ha una cifra stilistica ormai riconoscibile. Spesso si è concentrato sui temi dell'assurdità del quotidiano, riuscendo, attraverso le sue micro opere, a rappresentare in maniera paradossalmente amplificata la sensazione di solitudine, l'anonimato, le contraddizioni dell'uomo contemporaneo.
Trovo che Cordal - oltre a essere fotografo, scultore e "scenografo" - sia soprattutto uno straordinario comunicatore. Utilizza un linguaggio semplice e immediato, esteticamente attuale, potente nel messaggio, la cui tragicità spesso è smorzata (o forse dovrei dire rafforzata?) da humor e ironia, e - last but not least - ingentilita da un onnipresente tocco poetico. 

Cristina Favento

30 gennaio 2014

FARE BUON GIORNALISMO SIGNIFICA ANCHE SAPER PORRE LE DOMANDE GIUSTE


“La crisi del lavoro - dice Franco Siddi, segretario della Fnsi - sta rendendo difficile, complicata e non sempre comprensibile l’esercizio dell’attività di informare il pubblico vasto. La vicenda dell’Electrolux di Pordenone pone domande angoscianti per tutti. Senza voler giudicare le scelte professionali di alcuno, sicuramente, per il Sindacato dei Giornalisti, come per qualsiasi Sindacato dei lavoratori, semplificare in maniera estrema il problema come quello dell’Electrolux, andando tra la gente con un microfono aperto (per una trasmissione contenitore televisiva del pomeriggio come “La Vita in Diretta”) su una domanda a chiedere “Lei pur di non perdere il posto di lavoro accetterebbe mezzo stipendio” appare una forma espressiva generatrice di panico più che di riflessione a uscire in avanti da problemi complessi. C’è già abbastanza da essere spaventati per l’incertezza del lavoro in tutti i settori. Il Sindacato non potrà mai accettare nuove forme di schiavismo. Il lavoro non è lavoro se non è dignitoso e retribuito secondo giustizia. A volte il buon giornalismo non dipende solo dalle risposte che si riescono ad ottenere ma, troppo spesso, dalle domande che si fanno”.

12 luglio 2013

CARI LADRI DI BICICLETTE

Cari ladri di biciclette,
il mio disprezzo per voi è pari soltanto a quello che provo verso qualche politico palesemente in cattiva fede.

Mi hanno rubato tante cose nella mia vita. Da vil denari al cellulare con tutti i numeri dentro. Non mi è mai interessato più di tanto. Stavolta, ed è purtroppo la quarta che succede!, è diverso. Non riesco proprio a non essere incazzata perché è una sorte troppo ingiusta e sistematica quella che tocca a chi cerca di muoversi in un centro urbano con un mezzo che non inquini, non consumi, eccetera, eccetera.

Rubare la bici di chi la usa come mezzo di spostamento ha un valore diverso, insulta anche un valore altro - simbolico - rispetto al possesso.

Il mal comune, in questo caso, ovvero la consapevolezza che una buona percentuale di amici e conoscenti abbia subito e continui a subire la stessa sorte, mi fa incazzare ancora di più.

Solo per De Sica, in questo momento, riesco a provare empatia, ma non so quanto mi senta o meno consolata dal suo capolavoro cinematografico, anzi.

Una pedona che fino a ieri era spesso felice di esserlo per scelta, non per carenza