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20 giugno 2013

IL LATO BELLO DEL MIO LAVORO...

Spa Lepa Vida, Parco Naturale di Sicciole, Slovenia. Photo copyright Cristina Favento
Oggi in edicola sul quotidiano Il Piccolo trovate il mio articolo sulle nuove terme splendidamente inserite all'interno del Parco Naturale delle Saline di Sicciole, in Slovenia.

15 aprile 2013

WERFENWENG E IL PROGETTO SAMO

La cittadina austriaca di Werfenweng, a pochi chilometri da Salisburgo, ha lanciato qualche anno fa il programma di mobilità sostenibile SAMO, che oggi rappresenta una delle principali attrattive turistiche della graziosa località incastonata tra splendide vette. Sono andata a testarlo per voi... Prossimamente sui vostri quotidiani ;)


05 febbraio 2013

Carnevale in Croazia: la divertente corsa dei trabicoli più pazzi del Quarnero!

Il Carnevale, come è noto, dà spazio alle tradizioni più bizzarre. Tra queste si può annoverare la folle corsa che ogni anno viene organizzata ad Abbazia (Opatija), la piccola “Montecarlo” croata, alle porte di Fiume (Rijeka). La manifestazione goliardico-sportiva si chiama 'Balinjerada' e si svolge (in anticipo rispetto al nostro giovedì grasso) su dei piccoli carri “di fortuna” muniti di ruote. Coinvolge giovani, donne, bambini e attempati quanto spericolati piloti, tutti all'arrembaggio giù per la via Maresciallo Tito. Quest'anno mi è capitato di partecipare alla "discesa libera" e mi sono davvero divertita un bel po'! 
Solo un assaggio...



12 marzo 2010

I gioielli del Veneto sulla Strada dell Architettura


Scorrazzando tra le pianure della Marca trevigiana, capita di imbattersi in diversi cartelli marroni che segnalano le tappe di un percorso ben preciso. Il progetto che vi fa capo, e che mette in circuito diversi luoghi di interesse disseminati nel territorio, porta il nome di "Strada dell'Architettura" e nasce in collaborazione con i Comuni del trevigiano allo scopo di valorizzare e rendere accessibile a tutti la conoscenza di alcune opere d'arte altrimenti poco visibili. Così, cartello dopo cartello, attraversando diverse cittadine e proseguendo quasi come fosse un caccia al tesoro, ci si imbatte in chiese, ville, borghi e palazzi, architetture moderne e industriali che ripercorrono quasi mille anni di storia, rievocando nomi prestigiosi quali il Palladio, il Veronese, il Vittoria o il Canova. E il tesoro alla fine si trova. Anzi, ce ne sono due che spiccano tra gli altri, quasi agli antipodi dell’itinerario: la monumentale Tomba Brion a San Vito e la Gipsoteca di Possagno, entrambe ad opera del grande architetto veneto Carlo Scarpa. Assieme ai moltissimi progetti redatti per residenze private, edifici commerciali e pubblici e per l'allestimento di grandi mostre, dei lavori di Scarpa ci restano in tutta Italia ben apprezzati esempi, dalla Ca' Foscari alla Fondazione Fondazione Querini Stampalia a Venezia, dalla sistemazione del palazzo Abatellis di Palermo (1953-54) al restauro del museo di Castelvecchio a Verona (1964). Il progetto realizzato a San Vito però, secondo alcuni critici, può essere considerato l’apice della sua attività. Forse perché il complesso, commissionatogli dall’industriale Brion ed eseguito tra il 1970 ed il 1975 (negli anni in cui procedevano anche i lavori al triestino Museo Revoltella) sarebbe poi diventato, come da accordi, anche la sua stessa tomba. Carlo Scarpa è sepolto in un angolo, quasi nascosto, esterno a questa sua opera che è stata dallo studioso Giuseppe Mazzariol definita «la duplicazione dei suoi occhi». Per informazioni e visite guidate (nei periodi di giungo e luglio) ci si può rivolgere alla Biblioteca Comunale di Altivole (tel. 0423 918380) oppure al custode (sig. Marcolin, tel. 0432 564200). Il monumento non è immediatamente visibile dalla strada principale. Sulla destra, bisogna cercare un signorile palazzetto settecentesco, ingrigito dal tempo e dalle intemperie, che fino a qualche mese fa ospitava l’ormai chiusa Osteria dalla Wilma, dal nome della simpatica ostessa sempre pronta a raccontare brillanti aneddoti di quegli anni in cui Scarpa si recava lì per mangiare un boccone e si soffermava a scarabocchiare un’idea per il progetto funerario che stava portando avanti. Accanto al palazzetto si snoda una stretta viuzza al termine della quale si intravede il viale di ingresso al Cimitero di Altivole, dove si trova appunto la Tomba Brion. L’acqua, elemento caratterizzante dell’opera di Scarpa, unisce tutti gli episodi architettonici di questa complessa progettazione dalle suggestioni orientali, affianca i percorsi, regala poesia alla composizione estremamente armonica, ben integrata al paesaggio circostante. Stupisce notare come il posto sia frequentato da qualche turista straniero - soprattutto dai tratti asiatici o con spiccato accento americano - che si aggira nel perimetro con tanto di guida, ma da ben pochi nostri connazionali. Molto più affollata è invece la Gipsoteca (che letteralmente significa “raccolta di gessi”) di Possagno, dove Monsignore Giovanni Battista Sartori, alla morte del fratellastro Antonio Canova, volle trasferire tutti i modelli in gesso, i marmi invenduti, i dipinti, i bozzetti e quant'altro si trovava nei magazzini dello studio romano dell’artista. Per ospitare le collezioni, consentendo a turisti e studiosi di ammirare tutte assieme le opere, Sartori decise di costruire una Galleria presso la casa natale di Canova. Apprezzata dai visitatori è soprattutto la nuova ala dell’edificio, costruita da Scarpa nel 1957 nell'alta sala a torre e nel corpo allungato che si restringe fino alla piscina delle Grazie. Qui, inondati dalla luce solare che piove dall’alto, hanno trovato adeguata sistemazione alcuni modelli in gesso di quelli che sarebbero diventati capolavori come “Amore e Psiche” e le “Tre Grazie”.

di CRISTINA FAVENTO

il Piccolo — 05 marzo 2010 pagina 34 sezione: CULTURA - SPETTACOLO RIPRODUZIONE RISERVATA

14 febbraio 2010

Te quiero maso, San Valentino va in montagna

di CRISTINA FAVENTO
Le proposte last minute per un weekend romantico sono a portata di clic. Che si voglia trascorrerlo accoccolati a scaldarsi sulla neve, a farsi viziare con massaggi e trattamenti benessere a due o condividendo un momento di meraviglia con la testa letteralmente tra le nuvole, ce n’è per tutti i gusti. Gli amanti delle Dolomiti apprezzeranno l’iniziativa “Te quiero maso”, lanciata dal Consorzio turistico dell’Alta Pusteria per trascorrere un San Valentino intimo e dedicato al gusto in uno degli splendidi masi altoatesini. Questo weekend, infatti, diverse strutture organizzano dei veri e propri laboratori enogastronomici e dei tour golosi per esaltare i sapori dell’amore. A Dobbiaco, per esempio, si possono provare il pane con erba trigonella e i coloratissimi cuscinetti aromatici riempiti di spelta di farro e grano del maso Feichter (www.brotklee.it) oppure i saporiti formaggi del Waldruhe (www.villa-waldruhe.it). Ma ce ne sono anche tanti altri, ciascuno con le sue unicità e tutti accomunati dall’operosità, dalla dedizione per la tradizione contadina e dalla genuinità dei prodotti. Per scegliere il proprio nido d’amore basta consultare il sito del Consorzio (www.altapusteria.info) e individuare la struttura più vicina alla propria zona d’interesse. Ogni opzione è corredata di un’ampia galleria fotografica e da informazioni sui prezzi (che variano da 30 euro a 80 euro al giorno a persona), con possibilità di verificare la disponibilità della struttura e di prenotare direttamente online. Se invece vi alletta l’idea di una passeggiata sulla neve al chiaro di luna - comodamente raggomitolati su una slitta trainata dal cavallo - coronata da una cenetta a lume di candela nei caratteristici ed accoglienti alberghi in legno e pietra della Carnia, potete optare per “Due cuori e una slitta”. Trattasi di una speciale offerta (dettagli su www.carnia.it) dedicata agli innamorati che il 14 febbraio volessero immergersi in una delle valli più tranquille del Friuli Venezia Giulia, ideale anche per chi ama sciare lontano dalla ressa, magari facendo tappa in un rifugio per gustare gli ottimi piatti della cucina locale. I due maggiori comprensori sciistici - quello dello Zoncolan, al quale si accede salendo da Sutrio e da Ravascletto e quello del Varmòst a Forni di Sopra – offrono prezzi competitivi per gli ski-pass, poco coda agli impianti di risalita e garanzia di neve grazie alle particolari condizioni geoclimatiche e agli impianti di innevamento programmato. Più adatte alle famiglie sono le piste di Sauris, dove è possibile fare splendide escursioni di scialpinismo e fuoripista, oppure percorrere i lunghi anelli da fondo. Per un dopo-sci rilassante, infine, l’ideale è Arta Terme che nello stabilimento offre wellness, piscine termali, trattamenti tonificanti e rivitalizzanti. Sempre in regione, ci si può concedere la piccola follia di festeggiare il giorno degli innamorati nel castello friulano amato da Giacomo Casanova, a Capriva, che nel parco all’italiana e nei grandi saloni trascorse alcune giornate fra arte e mondanità. Al maniero di Spessa (www.paliwines.com), raffinata residenza d’epoca nel cuore del Collio che dispone di diverse suite, questo weekend le coppie saranno vezzeggiate con atmosfere da favola e prelibatezze da grand gourmand, degustando vini che il celebre amatore settecentesco non esitò a definire nelle sue Memorie “di qualità eccellente”. Per toccare davvero il cielo con un dito, infine, si può anche dichiarare il proprio amore volteggiando a bordo di un bel pallone aerostatico rosso e a forma di cuore. In occasione di San Valentino, infatti, gli innamorati più avventurosi avranno l’opportunità di spiccare il volo o addirittura di prenotarsi per una promessa di matrimonio in alta quota (gli orari vanno dalle 9 alle 15, tel. 0522/615089, www.comune.carpineti.re.it) grazie a “Mongolfiere Innamorate”, iniziativa organizzata a Carpineti, in provincia di Reggio Emilia, nell’ambito del nono raduno internazionale aerostatico che va dal 13 al 21 febbraio.
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Piccolo — 11 febbraio 2010 pagina 29 sezione: CULTURA - SPETTACOLO

06 febbraio 2010

Carnevale in Slovenia all'insegna della tradizione

di CRISTINA FAVENTO

La Slovenia si appresta a vivere un Carnevale all’insegna della tradizione. Per celebrare il periodo più colorato dell’anno, le diverse regioni slovene vantano una grande varietà di maschere e di riti tramandati da generazione in generazione. Tra le figure più caratteristiche, spiccano bizzarri nomi slavi come i pozvacin del Prekmurje, le šeme di Kostanjevica e gli škoromat dei Brkini fino alle mackare di Dobrepolje. Famose sono le streghe di Cernica e i laufari di Cerkno, figuranti che portano in testa maschere di legno dette appunto larfe. Gli abitanti di Dreznica, invece, riesumano i “psti”, gli antichi costumi fatti con pelli di pecora e strisce di stoffa colorate, per dare vita a una battaglia a suon di cenere. Le maschere più popolari della Slovenia, però, rimangono i kurent (o korant) di Ptuj, molto simili ai krampus che sfilano nel corso delle festività natalizie in Austria e nella nostra regione.
Durante il Carnevale, nelle piane di Ptujsko e Dravsko polje e delle Haloze, i kurent si muovono in gruppo di casa in casa, accompagnati da altre figure burlesche. Spaventano gli spiriti maligni con il rumore dei campanacci e con bastoni che portano sulla cima aculei di porcospino. Sono vestiti con elaborati costumi assemblati con pelli e pellicce di pecora e cinti da una catena dalla quale, oltre ai pesanti campanacci, pendono i fazzoletti che originalmente servivano a conquistare le simpatie delle ragazze. Una volta, infatti, questo travestimento poteva essere indossato solo da giovani ragazzi non sposati. Oggi, invece, l’abitudine di mascherarsi coinvolge anche uomini già maritati, donne e bambini, perché i kurent sono ormai una sorta di popolare emblema nazionale. Figurano sui francobolli, partecipano a molte manifestazioni folcloristiche e possono essere ammirati per tutto l’anno nell’apposita sezione del museo ospitato nel castello di Ptuj.
Cacciatori magici dell’inverno, rappresentano un’incarnazione dionisiaca, a celebrazione dei sovvertimenti carnevaleschi. Da qui l’aspetto spaventoso del costume, corredato da tremende maschere rosse e da copricapo ornati di corna, penne e nastri variopinti. Il caratteristico passaggio dei figuranti, che suonano con energia i loro campanacci e travolgono allegramente i centri abitati, in sloveno viene chiamato “kurentovanje”.
Il più grande viene organizzato ogni anno, dal 1960, il sabato grasso a Ptuj, la più antica città del Paese. Piccolo gioiello architettonico circondato da colline e vigneti, la cittadina è cinta da alte mura e romanticamente attraversata dal lento fiume Drava. Oltre ai due monasteri e al castello (dove si trova il Museo regionale che custodisce reperti sulla ricca storia della città e dei suoi signori), spicca nell’agglomerato di impianto medievale il Municipio, ricostruito all’inizio del ventesimo secolo sulle fondamenta di un edificio tardo-gotico. Il kurentovanje di Ptuj (informazioni in inglese su www.kurentovanje.net/en) è la più grande manifestazione culturale-etnologica in Slovenia e ogni anno viene seguita da più di centomila persone. Dura alcuni giorni e, accanto ai kurent e a maschere più moderne, ripropone anche altre figure carnevalesche tradizionali e antichi usi e costumi slavi.
Dai paesini circostanti, ad esempio, arrivano gli aratori, che nei secoli passati propiziavano un buon raccolto con i primi solchi, accompagnati dalla “rusa” (maschera che rappresenta genericamente animali quadrupedi o bipedi), dal diavolo, i nonni, gli zingari, le fate e dai “ploharji”, che devono trascinare una trave attraverso il villaggio.
L’edizione 2010 del kurentovanje, la 50ª consecutiva, sarà celebrata da un ricco programma che vivacizzerà le vie e le piazze della cittadina dal 6 al 16 febbraio, con performance di teatro di strada, concerti ed esibizioni artistiche. La sera sono previsti divertimenti e feste in maschera, con esibizioni di gruppi popolari, nonché di gruppi musicali locali ed esteri. La manifestazione raggiungerà l’apice domenica 14 febbraio, con il tradizionale corteo carnevalesco internazionale dove sfileranno centinaia di chiassosi kurent, per concludersi martedì grasso, quando il Pust (Carnevale) verrà sepolto.
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il Piccolo — 04 febbraio 2010 pagina 29 sezione: CULTURA - SPETTACOLO

04 dicembre 2009

Un giro sul Wörthersee con il battello degli angeli

di CRISTINA FAVENTO
Nei paesi di lingua tedesca le quattro settimane che precedono il Natale rappresentano una particolare occasione di ritrovo e celebrazione. In Austria, soprattutto, l´avvento è uno dei periodi più magici dell’anno. Tradizioni secolari vengono riproposte di anno in anno con rinnovata fantasia e intramontabile charme. Una delle usanze più radicate e più amate è quella dei "Christkindlmarkt" , ossia i caratteristici mercatini natalizi. Si tratta di occasioni per comprare decorazioni e prodotti di artigianato locale, ma anche per riscoprire l’incanto delle cittadine austriache addobbate a festa, per romantiche passeggiate invernali o per gustare le specialità culinarie tipiche delle diverse regioni. Non è difficile incappare in vivaci feste popolari, in folkloristiche rappresentazioni oppure in cori e musicanti che spesso arricchiscono il programma di intrattenimento. Ingrediente indispensabile, ideale riscaldarsi nelle fredde giornate di dicembre, è il "glühwein", il vin brulé che viene offerto dappertutto tra le bancarelle. Oltre ai mercatini austriaci più grandi e famosi – tra cui quelli di Vienna, Graz, Innsbruck e Salisburgo - vale la pena esplorare anche le località più piccole, che spesso riservano graziose sorprese. È il caso della vicina località di Velden, che lo scorso weekend ha inaugurato il proprio mercatino. La piccola cittadina carinziana, affacciata sul lago Wörther, si presenta in queste settimane ai visitatori preziosamente illuminata, ricca di aromi e di colori, brulicante di bancarelle e di bimbi. Ai più piccoli sono infatti dedicate diverse attività: dal teatro delle favole ai creativi bricolage dell´Avvento, da balli sul ghiaccio a passeggiate guidate coi pony, dai giri sul trenino al forno degli Angeli dove preparare biscotti e decorare panpepati. Nelle baia spiccano alcune figure luminose, come il presepe stilizzato o la famosa “corona dell'avvento” che simboleggia il periodo prenatalizio. Costruita su una struttura galleggiante dal diametro di 25 metri e ricoperta da centinaia di lampadine accese dal tramonto all’alba, questa scintillante scultura lacustre riproduce la tipica decorazione austriaca (Adventskranz) formata da una ghirlanda di rami di abete e da quattro candele, una per ogni domenica precedente il Natale. Il pittoresco effetto visivo che conquista chi visita la cittadina austriaca, però, non sarebbe tale senza la fiabesca presenza del Castello di Schloss , oggi rimodernato e trasformato in una lussuosa struttura alberghiera a sei stelle. La gialla sagoma della facciata principale, che appartiene al corpo storico del palazzo risalente a quattro secoli fa, in queste settimane è incorniciata da fiumi di luci e, dopo il tramonto, crea un effetto scenografico davvero particolare. La sera è possibile fare un giro sul Worthersee con il “battello degli angeli” . La breve navigazione turistica permette ai passeggeri di ammirare da inediti punti di vista le luminose suggestioni di Velden (per informazioni e prenotazioni: Veldener Tourismus GmbH, Tel: +43/(0)810 977088; velden@woerthersee.com). A pochi chilometri dalla cittadina, gli appassionati possono proseguire per l’affollato mercatino di Natale di Klagenfurt, allestito nella centralissima piazza "Neue Platz", sorvegliata dal drago che simboleggia la capitale carinziana e vicina alla zona pedonale. Anche qui tra le bancarelle non mancano addobbi, caldi punch e leccornie. L’atmosfera prenatalizia è condita da intensi incensi e musiche dell’avvento. Nel programma della manifestazione, che proseguirà sino al 24 dicembre, sono previsti concerti, spettacoli e laboratori artigianali, come quello organizzato il 12 dicembre per realizzare decorazioni natalizie in feltro. Sulla Neue Platz si affaccia l’ufficio del turismo di Klagenfurt che propone visite guidate e speciali pacchetti soggiorno natalizi per ogni esigenza (tel. +43/463 5372233, tourism@klagenfurt.at).
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il Piccolo — 03 dicembre 2009 pagina 32 sezione: CULTURA - SPETTACOLO

20 agosto 2009

Lanciarsi col paracadute sopra i cieli di Orsera

Lanciarsi con un paracadute è già di per sé un'avventura entusiasmante. Farlo sopra i cieli di Orsera diventa un'esperienza indimenticabile.


Oltre ai collaudati voli panoramici, da qualche mese, il piccolo aeroporto privato internazionale della cittadina istriana ha messo a disposizione i propri velivoli e piloti anche per realizzare dei lanci in tandem che vengono effettuati quotidianamente. Fino ad ottobre, dalla pista che si trova in prossimità del Canale di Lemme (Limski Kanal), unico fiordo naturale in Istria, turisti e appassionati hanno quindi la possibilità di spiccare il volo sopra uno dei panorami più spettacolari dell'intera costa adriatica. Se la giornata è limpida, la vista spazia dalle isole Brioni alle Alpi.
Non è necessaria alcuna precedente esperienza: chiunque (addirittura i bambini sopra gli 11 anni), dopo aver affrontato un corso propedeutico che dura pochi minuti, può lanciarsi saldamente allacciato al proprio istruttore paracadutista che lo affiancherà per l'intero volo. È sufficiente prenotare (tel. 00385-915290926; 00385-5244144) e iscriversi allo Skydiving sport club “Slobodan Pad” (che significa letteralmente “caduta libera”).
Una volta sistemata l’imbragatura e le formalità di rito, il resto sembra accadere in un attimo. Si decolla, si raggiunge quota 4000 metri, il portellone si apre e inizia un adrenalinico abbandono alla forza di gravità! Dopo lo strattone del paracadute che si apre, la vista può finalmente spalancarsi con gioia e sollievo senza più ostacoli davanti. Il paesaggio sottostante è un’affascinante collage di campi di colore puntellati dagli svettanti campanili di Orsera, Parenzo e Rovigno. Quasi non si sa dove girarsi a guardare tanta è la voglia di riempirsi gli occhi di mare, di terra e di cielo. Il rosso bruno del litorale croato, che si mescola al verde intenso delle pinete e al pallore roccioso dei lembi frastagliati di costa, è solcato dai 12 chilometri di verde smeraldo del Canale di Lemme. Un verde richiamato da numerose piccole baie e calette, che poi sfuma nel blu intenso dell’Adriatico chiazzato dalle scie bianche delle imbarcazioni e da decine di isole.

Sono 18 solo quelle dell’arcipelago di Orsera (in croato Vrsar), fino agli anni Cinquanta piccolo villaggio di pescatori e oggi meta del turismo internazionale. La pittoresca cittadina, decantata anche da Casanova nelle sue Memorie, è accovacciata su un colle che guarda la baia sottostante. Nelle intime viuzze del piccolo centro storico sorgono la chiesa rinascimental barocca di Santa Fosca del XVII secolo e la chiesa parrocchiale di San Martino. Il vicino castello, un tempo residenza estiva dei vescovi parentini, attualmente ospita residenze private. Delle antiche mura medievali, rimangono la porta orientale, che fu l'entrata principale della cittadina fortificata, e la minuta porta romanica costruita con blocchi in pietra nella seconda metà del XII secolo. Va visitata la chiesetta di Sant’Antonio risalente al 1656.

È ai piedi del colle che ha però preso forma la nuova anima di Orsera. Nella moderna marina e nelle numerose spiagge che circondano la baia, sulle quali sventola la prestigiosa bandiera blu, si concentrano le vivaci attività di mare e turistiche. Il parco naturale di Koversada, in particolare, è uno dei centri naturisti più famosi in Europa.

Nel periodo estivo il curato lungomare pullula di turisti ed è ravvivato da alcuni appuntamenti fissi. Come il festival musicale “Mare e chitarre” ospitato nella basilica di Santa Maria, o come le tradizionali e folcloristiche feste dei pescatori (la prossima è in programma l’11 settembre) che coinvolgono l’intera baia. Molto particolare è la scuola di scultura che si tiene a settembre nella cava abbandonata di Montraker, alla quale i turisti possono assistere, e che ogni anno arricchisce Orsera di nuove opere. Nella cittadina, infine, non manca una ricca offerta di fresche specialità di mare. Vi consigliamo di gustarle dal bel terrazzo del rinomato ristorante Trošt, affacciato sul porticciolo.
di Cristina Favento, articolo pubblicato su "Il Piccolo" di giovedì 20 agosto 2009 nella rubrica di viaggio "Weekend"

21 settembre 2008

LA VIA DELLE TRE ABBAZIE

Tre piccole Santiago friulane come mete da riscoprire, custodi di una dimensione perduta. La dimensione dell’andare, semplicemente, camminando, immersi nel paesaggio e nella natura, da mattino a sera. Un viaggio che si trasforma in una ricerca spirituale e culturale lungo antichi percorsi dei quali un po’ si è persa memoria.

S’intitola “La Via delle Abbazie” il bel progetto coordinato dall’architetto Magda Gruarin, in collaborazione con l’associazione Navel, ossia l’ideazione e valorizzazione di un cammino in Friuli Venezia Giulia che colleghi attraverso tante piccole tappe le abbazie benedettine di S.Gallo, Rosazzo e Santa Maria.
La durata totale prevista del percorso è di circa 15 giorni, suddivisi in tre tappe di 4-5 giorni ciascuna. Si parte dall’Abbazia di Moggio Udinese e si costeggia per un lungo tratto montano il fiume Tagliamento, seguendo l'antica via Julia Augusta, area ricca di pascoli, zone boschive, colline moreniche, riserve naturali, laghetti e zone agricole. Si prosegue verso Amaro e il lago di Cavazzo, il più grande della regione, per poi scendere percorrendo la strada panoramica dove si allenava il ciclista Ottavio Bottecchia, arrivando alla riserva naturale del lago del Cornino, a Spilimbergo e via sino all’Abbazia di Sesto al Reghena.
Da qui, la seconda tappa attraversa numerosi paesi della Bassa Pianura Friulana tra cui Cordovado, antico borgo medievale annoverato tra i 100 borghi più belli d'Italia, Rivignano e la frazione di Ariis, zona delle risorgive, Talmassons, con i numerosi mulini descritti da Ippolito Nievo, e Mortegliano, dove si può osservare il campanile più alto d'Italia. Si raggiunge così la località Case, a ridosso delle colline dei colli orientali, dove ha sede l’Abbazia di Rosazzo. L’ultima tappa del viaggio, passa tra i vigneti di Rocca Bernarda, la splendida cittadina ducale di Cividale del Friuli sulle acque del Natisone, la zona dei castelli di Attimis, Tarcento, Artegna e Gemona del Friuli. È possibile deviare lungo il sentiero della Sella di S. Agnese, che da Gemona alta-borgo Gleseute conduce a Venzone - borgo San Giacomo, attraverso un passo montano non elevato, di grande fascino paesaggistico, per poi ricongiungersi alla romana Iulia Augusta che porta a Moggio Udinese. Nell'ultimo tratto del cammino si attraversa una valle piuttosto stretta, segnata dal Tagliamento e incorniciata dalle montagne carniche, che offre bellissimi scorci del fiume e permette di scoprire alcuni borghi carnici solitamente non raggiungibili attraverso le vie di grossa percorrenza.

Per indicazioni dettagliate e possibili variazioni, rimandiamo all’omonima guida “La Via delle Abbazie”, promossa e distribuita dai comuni di Moggio Udinese, Sesto al Reghena e Manzano, dove hanno sede gli edifici storici interessati. Il volume sarà presentato dalla curatrice Gruarin domani, alle ore 17, all’auditorium Centro Culturale Burovich in Piazza Barbo a Sesto Al Reghena, nell’ambito di un convegno sugli “Itinerari culturali e religiosi in Friuli Venezia Giulia” al quale parteciperanno diversi ospiti. Un’occasione per conoscere le proposte di un turismo alternativo, che permetta di scoprire spazi affascinanti e ancora poco conosciuti, di assaporare l’ospitalità e i prodotti locali più genuini e tradizionali, e magari anche di ritrovare nella tranquillità di antichi chiostri una personale dimensione spirituale.

Similmente a quanto già avviene in altre parti d’Italia e d’Europa, dunque, anche in regione le vecchie Abbazie tornano ad essere, in una prospettiva chiaramente secolarizzata, dei punti di partenza per vivere e valorizzare il territorio. Come a ricordarci la rete di abbazie benedettine sparse in tutto il mondo, e in particolare nel vecchio continente, che hanno rappresentato il tessuto connettivo della storia europea e della sua società civile. E chissà che il percorso friulano non diventi un primo segmento destinato ad allungarsi in futuro oltre i confini nazionali, magari fino al Monastero di Stična in Slovenia o all’Abbazia di Melk in Austria.


di Cristina Favento, articolo pubblicato su "Il Piccolo" di venerdì 19 settembre 2008

Cammino Abbazie friulane: riferimenti pratici

Una mappa del cammino friulano con relativa descrizione è reperibile sul sito: www.laviadelleabbazie.it.
Per maggiori informazioni: info@navel.fvg.it.

Indirizzi
Abbazia San Gallo, via Abbazia, tel/fax 0432 51510;
Abbazia Santa Maria, p.za Castello 3, tel. 0434-699014;
Abbazia Rosazzo, pza Abbazia 5, 0432-759091.
Dove dormire
Bed & breakfast nel Friuli Venezia Giulia:
Stretta J.Stellini, 15, Cividale del Friuli, tel. 0432-731854
Siti ultili
www.prolocofriulinordest.it
Informazioni e assistenza turistica in loco:
Comune Moggio Udinese: tel. 0433-51514;
Puntoinforma Comune Sesto al Reghena, tel. 0434-699701;
Comune di Manzano tel. 0432-740916.

26 maggio 2008

Cantine aperte 2008 e Carso 2014

Storia e vino ancora una volta protagonisti negli eventi in programma in regione questo weekend. Le degustazioni di “Cantine aperte” s’incroceranno con gli itinerari di “Carso 2014”, proposti dalla Provincia di Gorizia per valorizzare vissuti e peculiarità del territorio. La tappa inaugurale, cui faranno seguito altri due appuntamenti domenicali, è prevista il 25 maggio e sarà dedicata “alla ricerca di un paesaggio invisibile”. Cicerone d’eccezione, lo storico Enrico Cernigoi, , esperto di storia della prima guerra mondiale, guiderà la prima passeggiata del ciclo 2008. Si partirà alle ore 9.00 dal Sacrario di Redipuglia e si arriverà alle 11.00 circa a Castelnuovo, per brindare assieme agli organizzatori di “Cantine aperte” e unirsi alla manifestazione nel pieno del suo svolgersi.

Coordinata dal Movimento Turismo del Vino FVG, la kermesse enologica si aprirà domani con le degustazioni a tema, alle quali sarà possibile accedere previa prenotazione diretta. Lo stesso giorno saranno organizzate anche le cene gourmet di “A cena con il vignaiolo”, iniziativa enoculinaria che ha luogo nelle tenute vitivinicole, nelle strutture agrituristiche e nei ristoranti più caratteristici della regione. Ma la giornata clou arriva appunto domenica, con un programma ricco di appuntamenti. Dalle 10 alle 18, gli enoturisti potranno degustare gli eccellenti vini del Friuli Venezia Giulia acquistando il Calice Cantine Aperte, passepartout dell’evento, i cui proventi saranno devoluti in beneficenza all’Unicef per il progetto “Uniti per i bambini, Uniti contro l’AIDS”. Grazie alla mappa di Cantine Aperte, consegnata a tutte le cantine e ai punti informativi della regione, ognuno potrà organizzare il proprio itinerario e scegliere tra oltre 100 cantine e distillerie, dislocate nelle otto zone Doc regionali.

Domenica, con partenza alle ore 9.30 dai quattro capoluoghi regionali, i “turisti del vino” potranno vivere l’esperienza di “Cantine aperte” in tutta tranquillità a bordo di quattro pullman Saf Autoservizi Fvg. Ognuno seguirà un itinerario ad hoc all’interno delle zone vocate alla viticoltura della nostra regione e farà tappa in tre o quattro cantine associate al Movimento Turismo del Vino Fvg. Il rientro è previsto alle ore 19.
Per gli amanti della natura e degli sport all’aria aperta, anche quest’anno sarà organizzata la pedalata enoturistica “Cantine Aperte Bike”, con partenza da Capriva del Friuli domenica alle ore 10.00. Il percorso tra i vigneti del Collio si snoderà passando per la Conca del Preval e il Parco di Plessiva. Lo stesso circuito, in parte, sarà anche scenario di un’emozionante gara di mountain-bike riservata agli agonisti.

“Carso 2014” tornerà, invece, con gli appuntamenti delle domeniche 1 e 8 giugno e diversi percorsi da esplorare, arricchiti anche da degustazioni di vino, formaggi e miele. Le guide accompagneranno i partecipanti a casa Gradina, Casa Cadorna e castelliere Gradina, e quindi a Monte Brestovec, Grotta Regina e alle Gallerie Cotici. Le passeggiate sono organizzate gratuitamente e si consiglia di prenotare per tempo presso Apegiramondo.it (tel. 348.7507866).
“Carso 2014” si aprirà anche alla fotografia, grazie alla mostra Prigionieri italiani nella Grande Guerra, fotodiario di Peter Naglič, allestita negli spazi dei Musei Provinciali di Gorizia a Borgo Castello, dal 20 giugno al 31 agosto. L’esposizione ospiterà oltre duecento fotografie di Naglič, appassionato fotografo e zelante soldato imperial-regio, che documentò con i suoi scatti e il suo diario la vita al Castello di Lubiana, destinato a stazione di contumacia per i prigionieri provenienti dal Fronte dell’Isonzo.
di Cristina Favento, articolo pubblicato su Il Piccolo di venerdì 23 maggio 2008

14 maggio 2008

MAGIE MUSICALI A VIENNA

Mentre davanti al Rathaus un pannello già segna il contdown per i campionati Europei di calcio, Vienna fiorisce e si appresta a indossare i suoi abiti migliori, intessuti di note sublimi e di primaverili appuntamenti mondani. Nel corso del “Wiener Festwochen“, che si è aperto la scorsa domenica con i Filarmonici di Vienna ad interpretare la Terza Sinfonia di Gustav Mahler, saranno anche quest’anno di casa gli eccellenti interpreti che hanno fatto della città la capitale mondiale della musica. Nelle quattro sale del Musikverein, sede della manifestazione che proseguirà sino al 15 giugno, è previsto un programma eterogeneo.

Tra i momenti più intensi del festival, ci sarà l’esibizione dell’orchestra “Koninklijk Concertgebouworchester Amsterdam”, con il baritono Thomas Quasthoff (31 maggio). Il programma prevede pezzi di Webern, Schubert e Beethoven. E non mancheranno neanche i virtuosi del pianoforte: il 27 maggio Rudolf Buchbinder, il 4 giugno Alfred Brendel ed il 6 giugno Maurizio Pollini. Un momento più giovane sarà riservato alla serata jazz con la partecipazione di Anne Sofie von Otter (29 maggio), ospite anche di altri appuntamenti.

Il 7 e l’8 giugno avranno luogo due concerti con interpreti di altissimo calibro. In occasione del centesimo anniversario della nascita di Herbert von Karajan sarà il “suo” coro, il „Singverein der Gesellschaft der Musikfreunde“ ad interpretare insieme ai Filarmonici di Vienna, diretti da Riccardo Muti, la „Messa da Requiem“ di Giuseppe Verdi, esattamente come avvenne nel 1989, all’ultimo concerto in cui i Filarmonici suonarono insieme a Karajan. Anche l’oratorio di Haydn „Le stagioni“ potrà contare su interpreti brillanti: Nikolaus Harnoncourt dirigerà il suo “Concentus Musicus Wien” e il coro “Arnold Schönberg”; vi parteciperanno in qualità di solisti Genia Kühmeier, Ian Bostridge e Gerald Finley.
Trovate a disposizione il programma completo del festival nel sito http://www.festwochen.at/. Per chi fosse interessato a più spettacoli, c’è la possibilità di scegliere tra diverse formule di abbonamento. I biglietti teatrali, inoltre, sono validi anche per muoversi a Vienna utilizzando gratuitamente bus, tram e metropolitana a partire da due ore prima dello spettacolo e sino a sei ore dopo l’inizio della performance.
Oltre al Festwochen, la generosa offerta culturale della capitale austriaca contempla mostre, opere, operette, musical, concerti, balli e feste, purché si ricordi che a Vienna è buona abitudine prenotare con anticipo. Un’interessante alternativa “last minute” sono, però, i posti in piedi messi a disposizione dalla maggior parte dei teatri a prezzi bassissimi a partire da due ore prima dell’inizio degli spettacoli. Per assistere in piedi ad uno spettacolo dalla platea dell’Opera si spendono meno di 4 euro, la metà per accedere ai posti galleria e “balkon” ben valorizzati grazie alla straordinaria acustica del teatro.

Se proprio non si riesce ad accaparrarsi un biglietto, ci si può sempre consolare all’american bar “La Divina“, allestito come un palco dell’Opera e disegnato dallo scenografo stesso del teatro. In un'ampia loggia rossa, il locale accoglie un pianoforte a coda, pareti a cupola specchiate, un bar a forma di violino, copertine originali di dischi e oltre 120 cartoline con tanto di autografi. Chi si accontenta di un semplice intrattenimento al pianoforte (operetta, swing e jazz) si troverà bene anche nella deliziosa atmosfera del “Weimar café”, frequentato dagli artisti della vicina Volksoper sin dai primi del Novecento. Agli amanti del jazz consigliamo, invece, i locali “Joe Zawinuls Birdland”, “Porgy & Bess” e “Jazzland”.

di Cristina Favento, pubblicato su "Il Piccolo" di venerdì 9 maggio 2008

VIENNA DOVE...

Weimar Café9., Währinger Strasse 68, tel. & Fax 317 12 06 www.cafeweimar.at

La Divina 1., Hanuschgasse 3, tel. 01–513 43 19; www.ladivina.at

Per prenotazioni e informazioni sul “Wiener Festwochen“:
www.festwochen.at, tel. (+43 – 1) 58922456Musikverein, 1., Karlsplatz 6, tel. (+43 1) 505 81-90; www.musikverein.at

Informazioni turistiche:
Albertina Platz, 1 (ore 9-19); www.vienna.info

Passeggiate guidate in città:www.wienguide.at

11 maggio 2008

Èstoriabus a GORIZIA, ITINERARI STORICI

Con “Eneide ed eroismo”, una performance esclusiva di e con Vittorio Sermonti, si apre giovedì 15 maggio, a Gorizia, la quarta edizione del Festival internazionale della storia, ideato e organizzato dall’Associazione culturale èStoria. Venerdì 16 si entrerà nel vivo della manifestazione che, pur garantendo spazio alla trattazione storica e storiografica, menterrà un approccio interdisciplinare con incontri, lezioni magistrali, tavole rotonde, presentazioni, performance teatrali, concerti e mostre che proseguiranno fino a domenica 18 maggio. Seguendo quest’anno il tema “Eroi”, si spazierà dall’antichità alla contemporaneità, da Ulisse a Garibaldi, da Gilgamesh a Che Guevara, dagli eroi del volo ai Supereroi dei fumetti, dai miti televisivi a quelli dello sport.
Saranno oltre cento gli ospiti che daranno vivacità e lustro all’evento, tra questi: Valerio Massimo Manfredi, Paco Ignacio Taibo II, Claude Mossè, Rose Mary Sheldon, Paul Preston, Piero Boitani, Fabio Mini, Massimo Teodori, Elisabetta Vezzosi, Carlo Massarini, Gianluca Nicoletti, Paolo Balbo, Abdon Pamich, Gianni Rivera, Richard Bosworth e Erwin Schmidl.
In occasione del Festival, riparte anche “èStoriabus”, l’iniziativa messa a punto da APT Gorizia s.p.a. e da LEG – Libreria Editrice Goriziana, in collaborazione con la Regione Friuli Venezia Giulia – Turismo FVG, per viaggiare nel tempo e nella storia attraverso suggestivi percorsi culturali a Gorizia e sul territorio regionale. Quest’anno èStoriabus propone tre percorsi, di area medievale, moderna e contemporanea, durante ciascuna delle tre giornate di èStoria 2008. Le escursioni sono a numero chiuso: è possibile partecipare gratuitamente fino ad esaurimento posti (Per prenotazioni: info@estoria.it, tel. 0481.539210).
Nella prima giornata, venerdì 16 maggio, è in programma il tour "Nei luoghi della guerra veneto-austriaca per Gradisca 1615-1618" (partenza ore 9.30). L’itinerario attraverserà aree di notevole suggestione che ancora oggi testimoniano le vicissitudini di uno dei dimenticati conflitti europei dell’età moderna: dal 1615 al 1617 l'esercito della Repubblica di Venezia e quello dell'arciduca Ferdinando d'Austria si affrontarono sul territorio che dalla Val Canale giungeva a Monfalcone, sull'Adriatico, insistendo per un lungo tratto lungo il fiume Isonzo. Durante il percorso i visitatori saranno accompagnati dallo storico militare Riccardo Caimmi, che illustrerà gli aspetti salienti di questa guerra da egli stesso attentamente studiata.
Nella seconda giornata, sabato 17 maggio, il tour condurrà “Nelle terre dei Patriarchi” (partenza ore 11) e toccherà i luoghi principali del Patriarcato stesso, consentendo, con le visite al Museo Archeologico di Cividale, al Tempietto longobardo e alla Basilica di Aquileia, di comprendere la ricchezza delle vicende del medioevo friulano e di conoscere così delle autentiche perle del patrimonio turistico del Friuli Venezia Giulia. I visitatori saranno accompagnati dallo storico Paolo Cammarosano, docente di storia medievale e autore di svariati studi sulla storia del territorio.
Nella terza giornata, domenica 18 maggio, partecipando all’itinerario diretto “A Caporetto” (partenza ore 9.30), si potranno approfondire gli eventi di questo episodio chiave della Prima Guerra Mondiale, che saranno analizzati e spiegati ai visitatori, risalendo il corso dell’Isonzo, da Marco Cimmino, giornalista e storico specialista del settore, per poi essere approfonditi grazie alla visita al Museo e all’Ossario di Caporetto. Il punto di incontro per la partenza per ciascun itinerario è previsto in via Cadorna all’altezza dei giardini pubblici.

07 maggio 2008

VORREI SAPERE PERCHè... MOSTRA DEDICATA A ETTORE SOTTSASS - Intervista ad Alessio Bozzer e Beatrice Mascellani

Nel 2007 Ettore Sottsass compiva 90 anni, 70 dei quali passati intensamente a lavorare. Riflettendo sulla sua figura risulta evidente la perenne natura di curioso osservatore; il suo lavoro è sempre stato quello di osservare e raccogliere, osservare e fotografare, osservare e disegnare, osservare e trascrivere, osservare e ricordare.
Impressiona come il pensiero e le azioni di questo artista siano sempre state lucide e geniali anticipazioni del futuro. Si può affermare che la cultura materiale nella quale oggi viviamo nasce direttamente dal lavoro e dalle sue intuizioni. Ettore Sottsass ha preso posizioni sempre all’avanguardia e sempre criticamente innovative. Sempre profondamente attento alla ricerca dell’essenza del suo lavoro, ha creato ed inventato mondi di leggere la realtà, per iniziare subito dopo, da zero, la sua ricerca di significato.



“Senza che io sappia cosa sono, le forme di pietra hanno il senso del sacro, sacro per sempre. Vorrei sapere perché”. È una fra tante delle bellissime frasi di Ettore Sottsass, a proposito dei templi indiani, che può, in qualche modo, esemplificare l’approccio alla filosofia di pensiero che caratterizza questo grande maestro. Il messaggio non è sempre e solo positivo: “[…] immaginiamo le cose che si potrebbero fare anche se sappiamo molto bene, molto, molto bene che non si faranno mai così come si immaginano” ma resta permeato dalla consapevolezza che “[…] l’immagine finale è quella di una energia totale che si autocostruisce senza sosta”.

L’energia dei suoi singoli lavori risiede nel messaggio più che nelle forme; le idee sono abbastanza indifferenti al mezzo usato per esprimerle, pur essendo il mezzo espressivo sempre tecnicamente esatto. Il messaggio di Ettore Sottsass possiede un profondo ed innegabile, oltreché universalmente riconosciuto, valore culturale ed umano.

È questa la convinzione portante sulla quale si sviluppa la mostra dedicata a questo grande artista, intitolata appunto Vorrei sapere perché, organizzata a Trieste nel suggestivo spazio espositivo dell'ex Pescheria. Ideatori del progetto, che prosegue idealmente il percorso intrapreso con la mostra dedicata ad Enzo Mari del 2006 Questo non è uno scolapasta, sono Marco Minuz assieme ad Alessio Bozzer e Beatrice Mascellani, che abbiamo incontrato.

05 maggio 2008

QUEL FASCINOSO RAMO DEL LAGO DI COMO...

Meraviglia paesaggistica incastonata tra i monti e numerose pagine di letteratura, il lago di Como vale ben qualche giorno speso ad ammirarne i dintorni. Oltre al fascino naturale dei suoi irregolari “rami”, lungo i quali si rischia addirittura di incappare nel vip di turno - da Cameron Diaz a George Clooney, proprietario di una villa a Laglio -, interessante è l’offerta culturale di musei, teatri e siti storici.

Soprattutto a Como sono numerose le iniziative organizzate durante tutto l’anno (fra le più note e interessanti segnaliamo “la notte bianca” e “la città dei balocchi”). Tra queste, la mostra “L'abbraccio di Vienna - Klimt, Schiele e i capolavori del Belvedere”, in corso fino al 20 luglio nella splendida cornice della settecentesca Villa Olmo. Le ottanta opere provenienti dal museo austriaco, esposte negli affrescati saloni neoclassici, ripercorrono la genesi dell’arte del Novecento, partendo dal Barocco, passando per Belle Époque e Biedermeier, fino a giungere alla Secessione e al primo Espressionismo.

La sponda più frequentata del lago è quella occidentale con le signorili ville di Cernobbio (Villa d'Este, Villa Erba e Villa Pizzo, costruita nel XVI secolo); Moltrasio, dove soggiornarono il musicista Vincenzo Bellini e il Primo Ministro inglese Winston Churchill; Laglio e il pittoresco paesino senza tempo di Brienno. La località più famosa, situata sulla punta del promontorio che divide i tre rami del Lario, resta però Bellagio, anch’essa nota per le grandi ville - in particolare Villa Melzi e Villa Serbelloni, sede della fondazione Rockfeller - e per la tipica scalinata dei negozi, sulla quale si affaccia la villa di Franz Liszt, visitata dal presidente Kennedy. Scendendo verso Como, estremamente suggestivo è lo scorcio tra i Sassi Grosgalli e la sottostante Villa Lucertola, mentre a Nesso, più a sud, ci sono l'imboccatura dell'orrido e il ponte della Civera.

Una nota a parte merita la misteriosa villa Pliniana, a Torno, teatro di antiche leggende e simbolo del romanticismo letterario europeo. Nei suoi saloni furono ospiti Manzoni, Foscolo, Stendhal, Byron, Verdi, Bellini, Rossini. Vi soggiornarono anche Napoleone e Leonardo da Vinci, mentre Fogazzaro vi ambientò il romanzo Malombra, da cui le scene dell'omonimo film di Mario Soldati. Dopo Blevio, il panorama si apre su Como, che appare improvvisamente scendendo la provinciale "Lariana".

La superficie del lago è macchiata dall’Isola Comacina, dove si trovano una locanda con ristorante (famosa per i soggiorni del regista Alfred Hitchcock) e la chiesa di San Giovanni, delimitata dalla tranquilla baia. Il vicino campanile di S.Maria Maddalena e il Sacro Monte di Ossuccio sono patrimonio dell'UNESCO. A nord dell'isola il dosso del Lavedo delimita i golfi di Venere e Diana e culmina nella stupenda Villa Balbianello, patrimonio del FAI.
È attivo sul lago un servizio di navigazione interna. Le crociere più lunghe, con possibilità di sosta nelle località prescelte, fanno capo a Como (partenze al mattino e rientro serale). Il servizio esiste da quasi due secoli ed è inserito a pieno titolo nella storia stessa del territorio con i suoi romantici battelli a vapore dotati di grandi ruote a pale.

di Cristina Favento, articolo pubblicato su "Il Piccolo" sabato 26 aprile 2008

29 aprile 2008

Panoramiche sciate primaverili sui ghiacci del Tirolo

Il sottile strato di neve ghiacciata che al mattino ricopre i pendii delle Alpi austriache viene comunemente definito „firm“. Di buon ora, in pista, gli ultimi appasionati sciatori e snowborder della stagione si fanno trovare pronti per cogliere l’attimo e godersi l’emozionante senzazione che si prova nella discesa, prima che il sole renda il manto nevoso troppo soffice e molle.
Scenario ideale per sperimentare questa particolare esperienza è la vallata dell'Ötztal, a pochi chilometri dal Brennero, dove sopra i 3000 metri di quota si stende maestoso il ghiacciaio Rettenbach. Qui si trova Sölden, una delle più note zone sciistiche austriache, con 146 chilometri di piste ben battute e due aree posizionate proprio sopra il ghiacciaio, che permettono delle emozionanti sciate primaverili, rese ancor più piacevoli dal sole e dal superbo paesaggio.

Moderni impianti di risalita rendono accessibili le tre vette - Gaislachkogl (3058 m), Tiefenbachkogl (3309 m) e Schwarze Schneid (3370 m) – ciascuna con la propria piattaforma panoramica: la costruzione a 120 metri sopra la stazione del monte Schwarze Schneid è un piccolo capolavoro architettonico; la più grande piattaforma circolare della zona, in cima al Gaislachkogl, offre una vista mozzafiato; spettacolare, infine, è la passerella sulla pedana di metallo appesa a due funi d'acciaio che sporge di quasi 25 metri accanto alla stazione del Tiefenbachkogl, spalla a spalla con la vetta Wildspitze (3774 m), la più alta del Tirolo.
Le piste sui ghiacciai Tiefenbach e Rettenbach, sotto la vetta Schwarze Schneid, sono piuttosto facili e adatte a sciatori di tutti in livelli, ad eccezione del difficile percorso di gara delle competizioni di Coppa Mondiale di Sci Alpino che annualmente vi si svolgono. Qui, a 3000 metri sul livello del mare e con una lunghezza di 170 metri, esiste il più elevato tunnel europeo percorribile con gli sci e con mezzi battineve. La discesa dalla vetta arriva sino a Sölden, con un dislivello di 1873 metri e una lunghezza di 12,8 chilometri.
La terza vetta, Gaislachkogl, rappresenta un paradiso riservato agli sciatori esperti, con una vasta scelta di discese, piste nere e percorsi fuoripista. Seguendo la bellissima "pista d'argento", verso la valle Rettenbachtal, si vede la strada panoramica del ghiacciaio, aperta solo durante i mesi estivi. Dall'altra parte della valle, sopra al piccolo borgo di Hochsölden, si trova l’area sciistica "Giggijoch", ideale per bambini e principianti, ad eccezione della Schwarzkogl e della sella Hainbachjoch, riservate a sciatori provetti.Sölden gode di fama mondiale anche per la gran quantità di locali après-ski dove, dopo la chiusura delle piste, iniziano le feste doposci all'aperto con musica e intrattenimento, che, in tarda serata, proseguono nei numerosi pub o nelle discoteche del posto. Gli amanti del relax, invece, dalle piste possono passare alle terme dell'Aqua Dome, Tirol Therme Längenfeld, dotate di tre particolari vasche all'aperto, saune, bagni di vapore e reparto bellezza. Da non perdere il curioso “Villaggio Icegloo” (2700 metri), situato ai piedi del ghiacciaio Rettenbach e in grado di alloggiare sino a 48 temerari intenzionati a passare la notte in igloo. Da dicembre a fine stagione sciistica, durante il giorno, la struttura è aperta a tutti e vi si possono sorseggiare tè caldo e vin brulè nella sala-lounge.
Carina da visitare è anche la tranquilla località di Obergurgl-Hochgurgl (1800 mt), sovrastata dai 3.082 metri del Wurmkogel, che si trova direttamente nella catena centrale alpina, al confine con Austria e Italia. Stando in quota si possono ammirare allo stesso tempo le Alpi tirolesi dell’Ötztal e dello Stubai oppure, a sud, le caratteristiche forme rocciose delle cattedrali dolomitiche. Sulla cresta, sopra la valle di Gurgl, troneggia il rifugio di design Top Mountain Star, un bar panoramico di nuova concezione architettonica progettato dall’architetto bavarese Peter Schmuck. La struttura circolare in vetro e acciaio che si apre a 360° sul paesaggio circostante dà l’adrenalinica sensazione di essere in equilibrio sul vuoto.
di Cristina Favento, articolo pubblicato su "Il Piccolo" sabato 26 aprile 2008

Tre giorni nella valle dell'Ötztal

Numerose sono le strutture alberghiere che offrono pacchetti weekend nella valle dell'Ötztal, molte delle quali concentrate nel piccolo borgo di Hochsölden. L’esclusivo Central Spa Hotel (Auweg, 3; A-6450 Sölden; Tel. +43 (0) 5254 2260-0, www.central-soelden.at), dotato di uno splendido centro weelness, offre camere e suite arredate in diversi stili, da quello più tradizionale alpino, alle più moderne soluzioni internazionali di design.
Ristoranti tradizionali nell’area sono: S'Pfandl, tel: +43 5254 3607; Giggi Tenne, tel +43 5254 2271 19; Alpengasthof Grüner, tel +43 5254 2214; Saitensprung, tel +43 5254 2011; Grauer Bär +43 5254 2564; Die Alm +43 5254 2401, Moosalm +43 5254 2572.
Per informazioni sul Villaggio igloo: Schneedorf Outdoor Events, Dorfstrasse 66; A- 6450 Sölden; tel. +43(0)5253- 6499640012; www.schneedorf.com. Per qualsiasi altra informazione: Ötztal Tourismus, Gemeindestrasse 4, A – 6450 Sölden (tel. +43 (0) 57200; www.oetztal.com).

08 aprile 2008

Osterie ed enoteche padovane

All’enoteca "Corte dei Leoni" (Via Pietro d'Abano 1; tel. 0498750083) trovate un’accoglienza giovane, un servizio di qualità, piatti semplici con prodotti freschi e di stagione e un’ottima carta dei vini. L'"Osteria Speroni" (Via Sperone Speroni 32/36; tel. 0498753370) è un tradizionale ristorante di pesce gestito da un veneziano doc. che serve con garbo e gusto, mentre all'"Osteria L'Anfora" (Via dei Soncin 13; tel. 049656629) troverete piatti tipici della tradizione padovana e veneta, cicheti al banco, una buona scelta dei vini, cortesia e un'atmosfera familiare. L'"Officina Ristorante (Via Chieti 8/c; tel. 049690145) è molto curato e sfizioso nelle proposte di carne e pesce, il gusto è moderno, un po’ ricercato, di qualità, anche nei vini. Ai gourmet più esigenti consigliamo la splendida “Trattoria ai Porteghi” (Via Battisti 105; tel. 049 660746) e la “Vecchia Enoteca” (Via San Martino e Solferino 32; tel. 049/8752856), nella zona degli antiquari.

30 marzo 2008

PADOVA SI FA TEATRO DEI SORTILEGI DELLA DANZA

Si apre domani la nuova edizione di "Prospettiva Danza Teatro" che, fino al 29 maggio, valorizzerà gli spazi più suggestivi di Padova all'insegna della grande danza italiana ed internazionale. A rappresentare nuove e vecchie tendenze, il festival, intitolato quest’anno “Danze e altri sortilegi”, propone un ricco programma di performance artistiche e teatrali, accompagnate da una serie di laboratori, incontri e presentazioni.
Gli eventi più attesi porteranno in Veneto – unica data italiana per “Psitt!! Psitt!! / Caravan” - il vocabolario sofisticato e sensuale di Cesc Gelabert e Lydia Azzopardi (23 aprile), coppia di punta della danza contemporanea in Spagna; il linguaggio fisico e potentemente danzato del franco-americano Pascal Rioult, protagonista della new modern dance con l’atteso “New Project” (2 aprile), e lo sguardo sulla società contemporanea sensibile e introspettivo dell'israeliano Rami Be'er con “Ekodoom” (25 maggio).
"Il linguaggio del corpo e della scena in forme ed espressioni diverse e complementari saranno gli ingredienti fondamentali dell'edizione 2008 - spiega Laura Pulin, che firma la direzione artistica della manifestazione e porta avanti un prezioso lavoro di promozione e di divulgazione della danza contemporanea e del teatro d'autore dedicato ad un pubblico sempre più numeroso e attento.
Ad aprire il festival, domani, sarà la suggestiva serata di “Architetture in movimento”, articolata in due momenti. A partire dalle ore 18.45, nella splendida cornice di Piazza dei Signori, prenderà vita "Incursioni di danza urbana", a cura di Antonella Schiavon e Giovanna Trinca, con musiche eseguite dal vivo da Luca Mammi. In un percorso dove il monumento, il giardino e le vie diventano cornice di un incantevole spazio scenico, un gruppo di danzatori si esibirà coinvolgendo gli spettatori in una performance itinerante che si snoderà fino a Piazzetta San Nicolò. Qui, alle 19.30, avrà luogo il secondo appuntamento, ispirato ad alcune delle figure femminili di maggior rilievo di tutti i tempi: "Una vita in prima fila", percorso visivo e sonoro di Francesco Lopergolo su donne-mito come Isadora Duncan, Eleonora Duse, Frida Khalo, Tamara de Lempicka e Tina Modotti. I muri e le facciate della Piazzetta si animeranno con proiezioni dallo straordinario impatto visivo (in replica poi il 23 aprile e il 25 maggio alle ore 23.00).
Seguiranno, nelle prossime settimane, altri attesi momenti di grande spettacolo come “Sonate Bach di fronte al dolore degli altri” di Virgilio Sieni (10 maggio) o l'atipica, vincente simbiosi tra danza e voce nel concerto danzato da Paola Turci e Giorgio Rossi, intitolato “Cielo”(29 maggio).
Per due mesi, dunque, Padova sarà vissuta come un teatro diffuso, un luogo consacrato all’estetica e fecondo di occasioni d’incontro tra artisti e pubblico, portatore di una danza che si fonde con la città, di un’arte che ridisegna le forme e le architetture della quotidianità.
Non mancheranno, inoltre, gli spazi per la riflessione culturale e l'approfondimento teorico con la studiosa Marinella Guatterini, che presenterà il suo ultimo libro (“L'ABC della danza - La storia, le tecniche, i grandi coreografi della scena moderna e contemporanea”) e terrà una conferenza sul valore polisenso, oggi, de “Il corpo danzante e i suoi sortilegi”(17 maggio). Anche il rapporto tra cinema e danza troverà espressione in “Sortilegio/cinema” (29-30 aprile), un percorso tracciato da tre corti d'autore: da “Rize” di David LaChapelle, fino all’atmosfera sospesa di Istanbul in “Un respiro con Pina Bausch” di Huseyn Karabey, passando dal tumulto emotivo dell'amore in “Blush” di Vim Wandekeybus.
Infine, dalla danza al teatro, riscopriremo il mito greco presente come sfondo culturale e affettivo in “Polis” di Abbondanza e Bertoni e vivremo il coinvolgimento diretto e sensoriale degli spettatori, cuore della poetica della compagnia guidata da Massimo Munaro, al centro di un laboratorio su Antigone che si concluderà con uno studio aperto al pubblico con posti limitati. Per informazioni tel. 0498205611; http://www.arteven.it/.

di Cristina Favento, pubblicato sul Piccolo di venerdì 28 marzo 2008