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18 settembre 2013

WISH YOU WERE HERE

Non avrei mai pensato di dedicarla a te. Con affetto. Ciao Irena



Si dice che ogni persona è un'isola, e non è vero, ogni persona è un silenzio, questo sì, un silenzio, ciascuna con il proprio silenzio, ciascuna con il silenzio che è.

José Saramago, La caverna, 2001

19 luglio 2013

TI SALUTO DAI PAESI DI DOMANI


...
mi sono spiato illudermi e fallire 
abortire i figli come i sogni 

mi sono guardato piangere in uno specchio di neve 
mi sono visto che ridevo 
mi sono visto di spalle che partivo 
ti saluto dai paesi di domani 

che sono visioni di anime contadine 
in volo per il mondo 
mille anni al mondo mille ancora 
che bell'inganno sei anima mia 

e che grande questo tempo che solitudine 
che bella compagnia

 
Fabrizio De Andrè

01 giugno 2013

Ho scoperto i Têtes de Bois...

















I Têtes de Bois sono nati il 15 febbraio del 1992 con un concerto su un vecchio camioncino Fiat 615 NI del 1956 in Piazza Campo de’ Fiori, sotto la statua di Giordano Bruno.
Hanno pubblicato sette dischi, vinto due volte la Targa Tenco come migliori interpreti (nel 2002 e nel 2007), calcato palchi, teatri, Festival, set cinematografici e studi televisivi e girato l’Italia in lungo e in largo, in luoghi propri e impropri, tra poesia e cause civili, con i loro concerti e i loro progetti.

A partire da una riflessione sulla realtà e gli spazi del pendolarismo, hanno diretto dal 1997 al 2007 Stradarolo, Festival Internazionale di Arte su Strada, destinato a generare molte e illustri imitazioni e, tra il 2000 e il 2002, la residenza di Tuscania Teatro, che ha dato vita ai suggestivi eventi della Ferrovia dell’Allume, itinerari artistici su una ferrovia abbandonata dal tramonto all’alba.

Hanno inoltre ideato e realizzato il progetto artistico “TRAMiamo” sul treno della Ferrovia Roma-Pantano (2007), il progetto di respiro mondiale “41° Parallelo” (dal 2007 al 2010), da cui nascerà “L’Orchestra delle donne del 41° Parallelo”, il progetto itinerante “Avanti Pop” (2006 – 2008) sul mondo del lavoro, e il “Festival della Bicicletta – Goodbike” (2007 – 2011) che ha raccolto le principali realtà e personalità del mondo della bici intesa in tutte le sue declinazioni possibili.

L’ultimo progetto all’attivo è il “Palco a Pedali” il primo eco concerto spettacolo al mondo alimentato interamente dall’energia di 128 pedalatori.

Nel 2012 hanno compiuto vent’anni, pubblicato il doppio cd “Mai di moda” e firmato la colonna sonora del film “Non mi avete convinto – Pietro Ingrao, un eretico”, di Filippo Vendemmiati.

Si sono esibiti live questa sera, a Monteriggioni, al Festival della Viandanza, mentre Staino disegnava ispirato dalle loro canzoni. Bell'incontro.

26 maggio 2013

GIOIA E AMAREZZA ASSIEME



Da Povera Patria a Ti vengo a cercare, passando per La Cura e per alcune considerazioni amare. Un Franco Battiato che non smette mai di emozionarmi.

25 marzo 2013

OMAGGIO A GEORGE HARRISON

While My Guitar Gently Weeps

LIVING IN A MATERIAL WORLD

Stasera ho visto Living in a material world, il film documentario dedicato a George Harrison, artista eclettico, assurto a fama mondiale come chitarrista dei Beatles.


Interessantissimo e affascinante si rivela il personaggio - dall'ingresso nella band ancora diciassettenne, alla ricerca spirituale spesso approdata a "mistiche" esplorazioni della cultura musicale e religiosa indiana, alla produzione del controverso Brian di Nazaret dei Monthy Pyton! -, così come ripercorrere la storia di una delle formazioni musicali più celebri della storia della musica attraverso l'occhio cinematografico di Martin Scorsese.
Senza contare che la parabola artistica ed esistenziale del protagonista viene ripercorsa anche attraverso le testimonianze di molti suoi illustri amici, da Eric Clapton a Terry Gilliam, da Jackie Stewart a Tom Petty, dalle ex mogli Patty e Olivia al figlio Dhani, agli storici compagni di rock John Lennon, Paul McCartney e Ringo Star.
Il racconto filmico di Scorsese dura 3 ore (suddivisibili in due puntate) ed è decisamente consigliato!

18 marzo 2013

LA MIA CANZONE DA VIAGGIO

Mi è stato chiesto da un'amica che fa una trasmissione radio qual è la mia canzone da viaggio. Le note mi si sono accese immediatamente dentro, prima ancora che potessi pensare razionalmente al titolo.
Non ho risposto subito, è partito un cortocircuito e mi sono goduta prima le belle onde che mi sono salite dalla pancia. Molte legate al periodo vissuto in Grecia, a Creta, altre alla Croazia, patria per radici materne. Non a caso, perché la canzone che ho in mente l'ho sentita per la prima volta andando a Bale, vicino a Rovigno, sulla costa istriana. Era di notte, viaggiavamo in tre con i finestrini aperti. Io stavo dietro, piena di vento estivo e di vibrazioni forti, sonore e non. Sentivo il mare accanto a noi, la strada sotto, che andava. Tutto scorreva come doveva essere. Una felicità semplice e notturna, delle note fluide ma pronte a esplodere. Una rappresentazione perfetta di noi, di allora, dei nostri cuori facili all'impennata emotiva. E dell'andare, sempre, fiduciosi, senza che niente davvero importi.
Emozioni legate al ricordo di tutte le immagini piene di vita e di sole che evocano le note di Carver.
E' una canzone da ascoltare mentre in macchina o in moto si delinea un qualche profilo costiero. Meglio se quello di un'isola, che si slancia almeno un poco sopra il livello del mare, quel poco che basta a regalarti la visuale aperta sull'incontro tra terra e mare, sul confine indefinibile tra bellezza, emozione e speranza.



Carvel 

When I try to force it out
Never looking in only out
Now is the time for millions to lose
Never the same since i lost you
Running me out of town
Wishing the best around
Would only get off my back
Heaven receives you and throws you back
Sending a dummy to my God
Driving to eat a Carvel cake
Somewhere you know isn't where you think
Have you gone away already
All the good times are on their way
Up and down that's how energy stays alive
And I wouldn't have it any other way


La canzone fa parte di Shadows Collide with People (2004), quarto album di John Frusciante.

07 marzo 2013

LUX/GLORY, DANCE TIL THE END OF THE LIFE

Non credo sia un caso che il coreografo greco Andonis Foniadakis abbia vinto il premio Danza&Danza 2012. Non dopo aver visto al Teatro Comunale di Bolzano lo spettacolo di questa sera, in anteprima nazionale: "Lux/Glory", messo in scena dal convincente Ballet du Grand Théatre de Genève. Del cretese Foniadakis erano le dinamiche e suggestive coreografie della seconda parte del dittico, ovvero "Glory".


Durante l'esecuzione credo di non aver quasi respirato. Nonostante la stanchezza non ho staccato per un solo momento gli occhi dal palcoscenico. E' stato un turbinio di corpi e movimenti animati da vitali geometrie, che fluivano incessanti in scena, alternando momenti di rapidissima esecuzione a rallentamenti di soave grazia.
Scopo del coreografo, come lui stesso ha dichiarato, era "realizzare una partitura per corpi parallela a quella musicale e vocale di Händel senza cercare di primeggiare, accompagnandola invece in modo da suscitare lo stesso entusiasmo, la stessa complessità e la stessa potenza immaginativa che giunge all’orecchio, accarezzandolo”.

Anche la prima parte, costruita sul celeberrimo Requiem di Fauré, è stata per me una piacevole carezza. Un'esecuzione sospesa che cullava i pensieri dello spettatore senza essere troppo invadente, da molti percepita come poco incisiva. A riprova che le intenzioni dell'autore, il coreografo svizzero Ken Ossola, allievo di Jiri Kylian, sono state efficacemente tradotte: "Hanno detto che il mio Requiem non esprimeva il terrore della morte, altri invece l’hanno definito una ninnananna della morte. Ma è proprio così che io percepisco la morte: una fortunata liberazione, un’aspirazione alla felicità dell’aldilà piuttosto che un passaggio doloroso".
Anche costumi e accompagnamento luminoso sono stati all'altezza della bravura esecutiva degli oltre venti ballerini in scena e delle raffinate coreografie.

di Cristina Favento

26 gennaio 2013

ONE BILLION RISING!

Che fate il pomeriggio del 14 febbraio?



Partecipare a One Billion Rising sarebbe un modo davvero divertente, alternativo e intelligente di trascorrere San Valentino, da soli o in coppia, ballando assieme per celebrare un nuovo mondo.
Bellissima iniziativa di travolgente risveglio al femminile. Magistralmente spiegata da Michela Murgia qui.

PS: Ci sono già folti gruppi di aspiranti ballerini e coreografi - improvvisati e non - che si stanno organizzando in moltissime città italiane (posso dire con piacere che Trieste è tra queste), unitevi alla rivoluzione danzante!

30 settembre 2012

Radiohead live in concert. To be repeated!

Splendido! Se potessi me li rivedrei a Berlino...



Si è aperto sulle emozionanti note di "Lotus Flower" l'ultimo concerto italiano... [leggi la recensione completa su Affaritaliani.it]

22 gennaio 2010

MIRA CALIX A CATODICA - 28 gennaio 2010 al nuovo ETNOBLOG


When I was a little kid my mother told me not to stare into the sun. So once when I was six, I did. (da “Pi”, di Darren Aronofsky)

Giovedì 28 gennaio, ore 21 e 30, presso il nuovo Etnoblog di Riva Traiana 1 (Trieste), Catodica 5 fissa il sole con il live set audio/visual di Mira Calix, storica artista Warp Records (Aphex Twin, Autechre, Boards Of Canada, Squarepusher, LFO, Battles...) che ha unito il nuovo sound della label nata a Sheffield alle avanguardie e alla classica. Anche a Trieste, dunque, si festeggia il ventesimo compleanno della Warp, etichetta che negli anni ’90 del secolo scorso ha segnato indelebilmente la musica elettronica, associandola a un linguaggio visivo spiazzante, provocatorio e d’impatto. Chantal Passamonte (Mira Calix), inoltre, nasce come fotografa e ha preso parte a numerose iniziative multimediali: nessuno di più adatto all’edizione 2010 della rassegna internazionale di video-arte a cura di Maria Campitelli.

Per info: www.catodica.it

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Mira Calix (Chantal Passamonte) compone e produce musica sotto le insegne Warp Records, etichetta per la quale ha pubblicato quattro album, dei quali il più recente è Eyes Set Against The Sun (2007).
Ha cominciato la propria avventura musicale col djing, suonando a innumerevoli serate per club e a supporto di diversi tour, aprendo per diversi artisti, da Radiohead a Boards Of Canada. Il suo stile unico e aperto l’ha portata a molti festival, inclusi il SONAR, Glastonbury e il Faster Than Sound. È apparsa a tre All Tomorrow’s Parties (prestigioso festival inglese curato ogni anno da celebri musicisti e band). Nel 2002 ha suonato al Musica Festival di Strasburgo con Steve Reich, tornando l’anno successivo al fianco di Stockhausen. A inizio 2004 le viene commissionata la musica per un’installazione presso il conservatorio di Barbican (Londra), in occasione della riapertura della famosa galleria d’arte. A settembre di quell’anno, questo pezzo è stato pubblicato assieme a “Nunu”, una collaborazione con la London Sinfonietta e… con uno sciame di insetti vivi (!). La prémiere di “Nunu” ha avuto luogo presso la Royal Festival Hall e successivamente il pezzo ha girato l’Europa, con performance al Concergebouw, al Paraca Della Musica e alla Mariinsky di Mosca. Nel 2005 Mira Calix è entrata a far parte di un nuovo progetto, chiamato Alexander’s Annexe, assieme alla pianista Sarah Nicholls e a David Sheppard, il cui debutto live è stato al Ravello Festival. Chantal performa il proprio materiale, ma lavora spesso su commissione (alcuni dei committenti: Royal Shakespeare Company, Opera North, Manchester International Festival). The Elephant In The Room, un disco contenente tre di questi lavori, è uscito per la Warp nel 2008.

Nel 2009 Mira Calix ha vinto il British Composer Award per la sua composizione “My Secret Heart”, nella categoria “community and education category”. “My Secret Heart” è una commissione ricevuta da un ente di carità per i senzacasa, Streetwise Opera (www.streetwiseopera.org), allo scopo di dar vita a un’installazione audiovisiva assieme al video artist Flat-e e (di nuovo) al sound designer Dave Sheppard. Hanno lavorato con cento performer della Streetwise, provenienti da tutto il Regno Unito, per creare qualcosa di unico. Il pezzo è ispirato all’opera corale dell’Allegri (1582-1652) “Miserere Mei”.

13 gennaio 2010

ALICE GUARDA I GATTI...


Alice guarda i gatti e i gatti guardano nel sole
mentre il mondo sta girando senza fretta
Irene al quarto piano è lì tranquilla
che si guarda nello specchio
e accende un'altra sigaretta
e Lili Marlene, bella più che mai
sorride e non ti dice la sua età
ma tutto questo Alice non lo sa
"Ma io non ci sto più!"
gridò lo sposo e poi
tutti pensarono dietro ai cappelli
lo sposo è impazzito oppure ha bevuto"
ma la sposa aspetta un figlio e lui lo sa
non è così che se ne andrà
Alice guarda i gatti e i gatti muoiono nel sole
mentre il sole a poco a poco si avvicina
e Cesare perduto nella pioggia
sta aspettando da sei ore il suo amore ballerina
e rimane lì a bagnarsi ancora un po'
e il tram di mezzanotte se ne va
ma tutto questo Alice non lo sa
E io non ci sto più
e i pazzi siete voi...
Alice guarda i gatti e i gatti girano nel sole
mentre il sole fa l'amore con la luna
e il mendicante arabo
ha un cancro nel cappello
ma è convinto che sia un portafortuna
non ti chiede mai pane o carità
e un posto per dormire non ce l'ha
ma tutto questo Alice non lo sa
"Ma io non ci sto più"
gridò lo sposo e poi...
Francesco De Gregori

13 gennaio 2009

CATODICA IV - RASSEGNA INTERNAZIONALE DI VIDEO ART AL TRIESTE FILM FESTIVAL 2009


Alla IV edizione Catodica – la rassegna internazionale di video-art promossa dall’associazione culturale Fucine Mute (FUmetto CInema MUsica TEatro) – amplia il suo raggio d’azione. L’immagine elettronica in movimento, con tutti i suoi aggiornamenti digitali, rimane il perno centrale della manifestazione, abbinandosi però anche all’azione performativa: si fa video-performance, una delle declinazioni possibili della dilatata sperimentazione linguistica entro cui si muove non solo la video-art ma tutta la ricerca artistica contemporanea.

Catodica, come l’anno scorso, rientra nel grande alveo di Trieste Film Festival, presentando una
scelta campionatura di espressioni video, sia italiane che straniere; si sviluppa dunque in parallelo con la produzione cinematografi ca, con la quale certo presenta forti affi nità, non fosse altro per le modalità dell’immagine in movimento che si aff erma e realizza nello snodo temporale. Tuttavia le caratteristiche rimangono diverse, nei fi ni come nei mezzi.
Anche se il cinema si è a sua volta appropriato di formati elettronici e digitali, il video resta uno
strumento fondamentale nella ricerca espressiva e comunicativa degli artisti di oggi, che attraverso questo strumento materializzano la vocazione - già insita nelle avanguardie del secolo scorso - al racconto che si confi gura nel tempo. E il racconto può signifi care molte cose, può vestirsi di simboli e metafore, come rasentare la documentazione, può essere astratto o realistico come un quadro, raccogliere emozioni, proporre visioni e particolari letture dello stato delle cose – una Weltanshaung in digitale – come analizzare stati d’animo, enfatizzare o comprimere, stravolgere situazioni, a seconda della spinta interiore del video-maker.

È quasi sempre di breve durata, un fl ash che illumina la mente e seduce lo sguardo. La video-art è dunque mobile e fl essibile, ora vicina ora lontana dal processo cinematografi co, disposta soprattutto alle metamorfosi più sfrenate (qui ad esempio il lavoro di Gerlinde Helm) quando viene sfruttata appieno la potenzialità trasformistica della sua immateriale trama linguistica.
Le video-performances sono fi rmate da Angelo Pretolani, Francesco Arena, Guillermo Giampietro.

Quella di Pretolani è liberamente ispirata all’happening Fall di Allan Caprow. Ideata nell’originale per due persone che interagivano raccogliendo foglie e spargendole lungo un percorso, “in una sorta di ciclo continuo” (Carlotta Pezzolo), nella performance di Angelo Pretolani il protagonista si sdoppia nel personaggio vagamente magrittiano del monitor e nello stesso Pretolani - che ne ricalca i connotati, cappello, valigia - “presenza celeste, di nome, e persona di fatto”. In sostanza un cortocircuito tra rappresentazione e realtà, raff orzata da un’eco di Wim Wenders, attraverso il sonoro tratto da “Il cielo sopra Berlino” dove angeli stanchi anelano alla terrestre materialità. Nel video il personaggio scompare, l’immagine cede alla realtà vissuta, rimane infatti il performer in carne ed ossa che alla fine apre la sua valigia, da cui fuoriescono manciate di foglie d’alloro che andranno ad oscurare il monitor.
Come a dire un sano desiderio di concretezza a scapito della virtualità diffusa.

La video performance di Francesco Arena è tratta da “Sospiri/Breaths”, un lavoro avviato dall’artista nel 2004 ed espanso fino ad oggi in una produzione video in progress che conosce svariate soluzioni, abbinando in ogni caso alle immagini bicromatiche – rosso il volto, giallo lo sfondo – una sempre diversa sonorizzazione proveniente da diverse sperimentazioni musicali. Sono visi in primo piano che “respirano” dietro un vetro, esprimendo diversi stati d’animo, le variazioni di sentimenti e sensazioni che segnano il percorso esistenziale di ciascun individuo: “un’ossessione legata alla comunicazione tra gli individui, ai loro stati emotivi più profondi”.
Ancora uno scarto tra la vitale, ansimante fisicità dei ragazzi chiamati a respirare davanti alla telecamera e l’icona immateriale che divengono nella proiezione. Per Catodica 4 si è scelto “Fabio” tra i 23 soggetti raccolti dall’artista, nella versione performativa live con un corpo danzante, quello di Luca Zamar, che traduce in “carne viva gli stati d’animo costretti nelle videoproiezioni”.

“Index” - questo il titolo della video-performance di Guillermo Giampietro - si ispira all’Aleph di Borges, cioè quello che, secondo il giudizio di molti critici, viene considerato un punto di partenza che non trova un punto di arrivo, ma solo una direzione. è ancora una volta il conflitto tra illusione e impossibilità reale. Index – suggerisce l’artista – “è quel tipo i struttura formale onnitemporale nella quale è presente il potenziale e il continuo riattivarsi dei sensi e dei significati delle cose”. Un contenitore che vorrebbe racchiudere tutte le cose nell’assurdo tentativo di raggiungere la totalità. La video-performance, che si avvale della collaborazione di Lara Baracetti quale performer live, “si presenta come la metafora sempre incompiuta” di una realtà imprendibile e incontenibile in un “presente vivente”.

E poi c’è la serie di video-proiezioni, la spina dorsale i Catodica, ospitate nei vari spazi del Teatro
Miela, sotto il titolo di “Aggiornamenti”. Si propongono infatti lavori di artisti (alcuni non tutti) tra loro diversissimi, già noti al pubblico di questa rassegna, come Masbedo, Rebecca Agnes, Almagul Menlibayeva, Ofri Cnaani… di particolare spessore semantico, e dalla cifra linguistica riconoscibile. È una peculiarità di Catodica seguire i percorsi di certe personalità che hanno lasciato il segno nell’audience di questa iniziativa. Rebecca Agnes ha legato il suo nome al processo dell’animazione, dischiudendo un mondo in bilico tra fantascienza e rigogliosa quanto poetica, immaginazione visiva. “The Big Bean landed on Earth” racconta ancora di un fagiolo che cresce in terra aliena in un incessante dinamismo paesistico, dove l’artista profonde inesauribili capacità immaginifiche e metamorfiche.

Alla domanda “Cos’è la video-art?” i Masbedo (due artisti di Milano, che hanno fuso i loro due cognomi: Nicolò Massarra e Jacopo Bedogni) rispondono: “esprimere per immagini una visione distaccata dalla narrativa. Riuscire a formulare un mondo che possa suscitare emozioni utilizzando simboli e metafore.”
Al vertice della produzione video italiana, essi concentrano nei loro lavori: incomunicabilità, solitudine, disincanto, paradosso, senza escludere una possibilità di risalita. Le immagini risentono di una cultura che ingloba Caravaggio, surrealismo, espressionismo, con intensa, drammatica efficacia. I titoli spesso, come “11.45.03” qui esibito, indicano il time code.
Con “Pathos” e “Inside Collusion” ritornano i temi salienti della poetica di Ofri Cnaani (Israele):
l’interrelazione spazio-fisicità, e quella tra chi domina e chi è dominato; il rinvenimento di forme di potere in situazioni sociali e nelle strutture architettoniche, spingendo l’individuo a reazioni innaturali, conseguenti a tensioni psicologiche. Anche momenti in apparenza ludici nascondono espressioni di violenza dispiegata o implosa. I suoi racconti metaforici, spesso inquadrati in cornici teatrali, si colorano di drammaticità.

Almagul Menlibayeva, con “Kissing Totems” cambia registro rispetto alla produzione precedente, che ci aveva introdotto nella cultura islamico/animisitca del Kazakhstan, suo paese d’origine. Ambientato tra strutture vetero industriali dismesse, il video racconta del viaggio di una bimba verso l’adolescenza attraverso misteriose apparizioni frammentate e fantasmatici rituali femminili che sembrano ricomporsi nella tecnica del double cannel.
Tra i nomi nuovi, Bruno Muzzolini con “Anema e core” trasporta nel gelido paesaggio dell’Islanda, in un’area vulcanica di severa bellezza, il calore mediterraneo della canzone napoletana, interpretata da un vulcanologo islandese, appassionato cultore dei lidi e della cultura meridionali. Di Davide Bertocchi proponiamo “Atomium Odissey”; ossia l’atomo metaforico che ruota nello spazio cosmico finché viene assorbito ed annullato in esso. Angela Pietribiasi (già apparsa a Catodica) registra una svolta nel suo lavoro con “Di-stanze”. è una meditazione su un luogo abbandonato, che reca tracce di vissuti passati e recenti, senza serramenti, senza porte, aperto a tutti, anche alla vegetazione invasiva.

L’autrice si abbandona alle sensazioni che questo luogo suscita, entrando un un visionarismo soft,
percorso da scritture che traducono il suo stato d’animo e il suo pensiero. Antonio Giacomin, che
compare per la prima volta, offre un video di danza con la collaborazione di Francesca Debelli. Ma è una danza particolare, “danSneg”, in mezzo alla neve, con le immagini che sfocano nel bianco dominante, facendosi apparizioni di sogno.
C’è poi il gruppo di artisti provenienti dall’Albania e dal Kosovo, Eltjon Valle e Fani Zguro, diversamente documentativi di realtà delle loro terre, mentre Alban Muja assieme a Joanna Rytel intesse una breve, spregiudicata love-story, realisticamente attuale. L’inglese Hetain Patel, che ha dato l’immagine alla locandina, espone un rituale indiano “Kanku-Raga”, mediante il quale elabora uno stretto intreccio tra suono, corpo, percezione visiva. È un linguaggio di segni, ritmati dal suono, impressi sul proprio corpo, che in questo modo configura un nuovo possibile sviluppo della body-art.
Gerlinde Helm lavora sulle possibilità trasformistiche del mezzo digitale, giocando sullo sdoppiamento, sulla specularità, offrendoci una frenetica, ossessiva e frammentata visione del mondo circostante.

Tra gli artisti locali, ai quali viene dato appositamente spazio per un confronto con le svariate esperienze di questo settore nel mondo, nuovi sono Carlo Andreasi e Roberta Cianciola. Del primo, che è fotografo, l’episodio scelto di “Come un bambino che canta nel buio” è realizzato con una sequenza di immagini fotografiche che persistono sulla visualizzazione di un occhio ingigantito. C’è ossessione e nel contempo un evasivo distacco, un’ambiguità che sfuma le apparenze, secondo una poetica dell’indefinitezza che caratterizza il suo lavoro. Roberta Cianciola, che è alle sue prime esperienze video, con “È tutta farina del mio sacco” fa un discorso autoreferenziale, scegliendo con coraggio un allusivo quanto sintetico linguaggio simbolico. Davide Skerly, che vanta un curriculum specifico da videoartista, con “Lazzarus” ribadisce il suo orientamento narrativo-cinematorafico, mentre Massimo Premuda in “popcorning”, mette in atto l’analogia rilevata tra il comportamento del mais riscaldato che diviene popcorn e quello dei porcellini d’India in stato di eccitazione. Lucia Flego liberamente documenta un fastoso matrimonio giapponese, smagliante di colori e di vetuste tradizioni in contrasto con l’avanzata tecnologizzazione e industrializzazione del paese.



Anche quest’anno Catodica si conclude con un concerto (a cura di audiodrome.it). È la volta dei port-royal, di Genova, definiti pionieri post-elettronici. Risalendo da un post-rock privilegiano ora svariate sperimentazioni elettroniche rilevabili soprattutto nel secondo album “Afraid to dance”. Affascinanti nelle avvolgenti atmosfere di sapore nordico come pure travolgenti di pulsante vitalità nella straordinaria molteplicità di riferimenti stilistici, si distinguono anche per una rievocazione di situazioni tipiche dell’Est d’Europa in un auspicato connubio tra Oriente ed Occidente . Ma il più diretto legame con Catodica consiste nella presenza all’interno del gruppo di un video artista, Sieva Damantakos, che è considerato alla stressa stregua dei musicisti e il cui ruolo di produzione di immagini è determinante per la fisionomia della band.

giovedì 22 gennaio 2009 – ore 20.00 Teatro Miela – p.zza Duca degli Abruzzi 3 – Trieste Ingresso libero A cura di Maria Campitelli