22 gennaio 2009

EDEN LOG. Intervista al regista francese FRANK VESTIEL

Franck Vestiel è un giovane cineasta francese che ha lavorato come assistente di regia per svariate produzioni francesi di genere, da Blueberry di Jan Kounen (tratto dal fumetto di Jean Giraud/Moebius e interpretato da Vincent Cassel e Juliette Lewis) a Saint Ange di Pascal Laugier, da Them di David Moreau a Dante 01 di Marc Caro.
Al Science+Fuction 2008 ha presentato Eden Log, il suo esordio da regista. Protagonista è Clovis Cornillac, interprete sul grande schermo anche del nuovo Asterix, dove ha preso il posto di Christian Clavier nei panni del piccolo guerriero gallico.

Cornillac interpreta Tolbiac, un uomo che si risveglia in un ambiente buio, sotterraneo e cunicolare senza ricordare nulla di sé e di ciò che lo circonda. A poco a poco, lungo un percorso disseminato di misteriosi incontri e mostruose creature mutanti, braccato da minacciosi vigilanti, si farà strada nell’oscurità del labirintico mondo che sembra imprigionarlo, per raggiungere la superficie, alla ricerca della propria identità. Nel corso della fuga da un pericolo che non ha nome, ricomporrà lentamente i frammenti per far chiarezza sull’accaduto e sulla società che vive in superficie: Eden Log.
Il film, seppur non originalissimo negli spunti, risulta coinvolgente e riesce a catturare lo spettatore, trascinandolo nello svolgersi incalzante della storia. Riesce a stimolarne la curiosità grazie all’espediente utilizzato nella costruzione narrativa, lo intriga giocando sull’ambiguità del protagonista. Nonostante la scarsità di dialoghi e la quasi totale assenza del colore, l’intreccio è sostenuto da una puntuale attenzione per la qualità delle immagini e della fotografia ma soprattutto grazie a dei riuscitissimi effetti audio di grande impatto. Anche la colonna sonora dei Seppuku Paradigm contribuisce a creare le atmosfere giuste.
Le tonalità prevalentemente grigie, gli ambienti claustrofobici e decadenti, l’angosciante sensazione di minaccia e la tensione costantemente sopra il livello di guardia, restituiscono efficacemente l’idea di un mondo semi abbandonato, degenerato, in rivolta, dove tutti sono impegnati in una continua lotta per la sopravvivenza. L’impressione generale è che di nuovo non ci sia molto, che qualcosina andrebbe aggiustata ma che, ciò nonostante, il film funzioni bene.

di Cristina Favento,
leggi l'intervista su Fucine Mute

18 gennaio 2009

TELETURISMO, DALLE MALDIVE AD "AFFARI TUOI"

C’è chi in agenzia di viaggio va per prenotare una vacanza alle Maldive e chi invece si presenta chiedendo di andare in tv. Succede a Muggia, in provincia di Trieste, nella piccola Peekabooh di Riva de Amicis, che organizza gite per chi è interessato a far parte del pubblico di un programma televisivo. L’agenzia muggesana è stata la prima in città a fornire questo tipo di servizio, intuendo che molti comuni telespettatori avrebbero volentieri apprezzato la possibilità di trovarsi per una volta dall’altra parte dello schermo, accanto ai propri beniamini.
Rosella Gabrieli, titolare della Peekabooh, racconta che l’idea è nata quasi per caso, un paio di anni fa, parlando con un collega milanese che lavora proprio accanto agli studi Mediaset di Cologno Monzese. Dopo aver contattato la rete televisiva, da Trieste sono partiti i primi gruppi che hanno partecipato come pubblico alle registrazioni di “Striscia la notizia”, il celebre programma di Antonio Ricci che va in onda su Canale 5. L’esperienza è stata poi ripetuta più volte e per altre trasmissioni tv, entrando così a pieno titolo nel carnet di offerte turistiche.
“C’è grande curiosità e la gente si diverte molto - dice la Gabrieli - non solo nel corso della mezza giornata trascorsa negli studi ma anche dopo, al rientro, al momento di rivedersi in tv quando le registrazioni vengono messe in onda”.
Teoricamente chiunque, purché maggiorenne, può prendere parte ad un qualsiasi programma Rai, Mediaset o Mtv che preveda la presenza di pubblico in studio, da “Forum” a “Le iene”, da “Domenica in” a “La corrida”. Basta telefonare o iscriversi attraverso i siti delle emittenti. I tempi di attesa sono però molto lunghi. In genere occorre fare richiesta con un anticipo di almeno due o tre mesi, e senza alcuna garanzia che alla fine si potrà davvero partecipare.


Ormai diverse agenzie di viaggio nazionali pianificano quindi le partecipazioni per tempo, offrendo disponibilità confermate per qualche istante di celebrità e viaggi ad hoc a portata di tasca. A Trieste, ad esempio, anche entrando alla Julia Viaggi di via San Lazzaro potete trovare, assieme a depliant caraibici, il bel faccione di Gerry Scotti che vi invita a “Chi vuol esser milionario?”, uno dei programmi più popolari degli ultimi anni. L’agenzia organizza periodicamente delle gite in giornata a Milano per assistere alla registrazione di tre puntante della trasmissione. La partenza è prevista al mattino alle 6.30 con rientro verso l’una di notte a Trieste, mentre il costo del pacchetto, che include trasporto, un pasto e un accompagnatore, si aggira sui 60 euro.
Valentina Tinta, che ha accompagnato lo scorso ottobre un gruppo triestino a Cologno Monzese, racconta di aver vissuto una giornata molto piacevole: “Gerry Scotti è anche più simpatico di quanto sia in tv, è tutta una battuta! Durante le pause si avvicina al pubblico, ci tiene a ringraziare personalmente per i doni che gli vengono portati (a me ha dato anche due baci!), distribuisce gli assegni del milionario che non consegna ai concorrenti nel caso in cui abbiano vinto cifre superiori e si presta volentieri anche a firmare autografi. C’è un generale clima di cordialità e simpatia”.
I programmi più richiesti dai tele-turisti sembrano essere “Amici” di Maria de Filippi e “Affari tuoi”, il famoso gioco dei pacchi di Raiuno, ai quali però è quasi impossibile partecipare per la scarsissima disponibilità di posti, spesso gestiti direttamente dalla produzione. E chissà che qualche escluso non si “consoli” visitando il Castello Sforzesco o la Cappella Sistina...

di Cristina Favento, pubblicato su "Il Piccolo" di sabato 17 gennaio 2009

13 gennaio 2009

CATODICA IV - RASSEGNA INTERNAZIONALE DI VIDEO ART AL TRIESTE FILM FESTIVAL 2009


Alla IV edizione Catodica – la rassegna internazionale di video-art promossa dall’associazione culturale Fucine Mute (FUmetto CInema MUsica TEatro) – amplia il suo raggio d’azione. L’immagine elettronica in movimento, con tutti i suoi aggiornamenti digitali, rimane il perno centrale della manifestazione, abbinandosi però anche all’azione performativa: si fa video-performance, una delle declinazioni possibili della dilatata sperimentazione linguistica entro cui si muove non solo la video-art ma tutta la ricerca artistica contemporanea.

Catodica, come l’anno scorso, rientra nel grande alveo di Trieste Film Festival, presentando una
scelta campionatura di espressioni video, sia italiane che straniere; si sviluppa dunque in parallelo con la produzione cinematografi ca, con la quale certo presenta forti affi nità, non fosse altro per le modalità dell’immagine in movimento che si aff erma e realizza nello snodo temporale. Tuttavia le caratteristiche rimangono diverse, nei fi ni come nei mezzi.
Anche se il cinema si è a sua volta appropriato di formati elettronici e digitali, il video resta uno
strumento fondamentale nella ricerca espressiva e comunicativa degli artisti di oggi, che attraverso questo strumento materializzano la vocazione - già insita nelle avanguardie del secolo scorso - al racconto che si confi gura nel tempo. E il racconto può signifi care molte cose, può vestirsi di simboli e metafore, come rasentare la documentazione, può essere astratto o realistico come un quadro, raccogliere emozioni, proporre visioni e particolari letture dello stato delle cose – una Weltanshaung in digitale – come analizzare stati d’animo, enfatizzare o comprimere, stravolgere situazioni, a seconda della spinta interiore del video-maker.

È quasi sempre di breve durata, un fl ash che illumina la mente e seduce lo sguardo. La video-art è dunque mobile e fl essibile, ora vicina ora lontana dal processo cinematografi co, disposta soprattutto alle metamorfosi più sfrenate (qui ad esempio il lavoro di Gerlinde Helm) quando viene sfruttata appieno la potenzialità trasformistica della sua immateriale trama linguistica.
Le video-performances sono fi rmate da Angelo Pretolani, Francesco Arena, Guillermo Giampietro.

Quella di Pretolani è liberamente ispirata all’happening Fall di Allan Caprow. Ideata nell’originale per due persone che interagivano raccogliendo foglie e spargendole lungo un percorso, “in una sorta di ciclo continuo” (Carlotta Pezzolo), nella performance di Angelo Pretolani il protagonista si sdoppia nel personaggio vagamente magrittiano del monitor e nello stesso Pretolani - che ne ricalca i connotati, cappello, valigia - “presenza celeste, di nome, e persona di fatto”. In sostanza un cortocircuito tra rappresentazione e realtà, raff orzata da un’eco di Wim Wenders, attraverso il sonoro tratto da “Il cielo sopra Berlino” dove angeli stanchi anelano alla terrestre materialità. Nel video il personaggio scompare, l’immagine cede alla realtà vissuta, rimane infatti il performer in carne ed ossa che alla fine apre la sua valigia, da cui fuoriescono manciate di foglie d’alloro che andranno ad oscurare il monitor.
Come a dire un sano desiderio di concretezza a scapito della virtualità diffusa.

La video performance di Francesco Arena è tratta da “Sospiri/Breaths”, un lavoro avviato dall’artista nel 2004 ed espanso fino ad oggi in una produzione video in progress che conosce svariate soluzioni, abbinando in ogni caso alle immagini bicromatiche – rosso il volto, giallo lo sfondo – una sempre diversa sonorizzazione proveniente da diverse sperimentazioni musicali. Sono visi in primo piano che “respirano” dietro un vetro, esprimendo diversi stati d’animo, le variazioni di sentimenti e sensazioni che segnano il percorso esistenziale di ciascun individuo: “un’ossessione legata alla comunicazione tra gli individui, ai loro stati emotivi più profondi”.
Ancora uno scarto tra la vitale, ansimante fisicità dei ragazzi chiamati a respirare davanti alla telecamera e l’icona immateriale che divengono nella proiezione. Per Catodica 4 si è scelto “Fabio” tra i 23 soggetti raccolti dall’artista, nella versione performativa live con un corpo danzante, quello di Luca Zamar, che traduce in “carne viva gli stati d’animo costretti nelle videoproiezioni”.

“Index” - questo il titolo della video-performance di Guillermo Giampietro - si ispira all’Aleph di Borges, cioè quello che, secondo il giudizio di molti critici, viene considerato un punto di partenza che non trova un punto di arrivo, ma solo una direzione. è ancora una volta il conflitto tra illusione e impossibilità reale. Index – suggerisce l’artista – “è quel tipo i struttura formale onnitemporale nella quale è presente il potenziale e il continuo riattivarsi dei sensi e dei significati delle cose”. Un contenitore che vorrebbe racchiudere tutte le cose nell’assurdo tentativo di raggiungere la totalità. La video-performance, che si avvale della collaborazione di Lara Baracetti quale performer live, “si presenta come la metafora sempre incompiuta” di una realtà imprendibile e incontenibile in un “presente vivente”.

E poi c’è la serie di video-proiezioni, la spina dorsale i Catodica, ospitate nei vari spazi del Teatro
Miela, sotto il titolo di “Aggiornamenti”. Si propongono infatti lavori di artisti (alcuni non tutti) tra loro diversissimi, già noti al pubblico di questa rassegna, come Masbedo, Rebecca Agnes, Almagul Menlibayeva, Ofri Cnaani… di particolare spessore semantico, e dalla cifra linguistica riconoscibile. È una peculiarità di Catodica seguire i percorsi di certe personalità che hanno lasciato il segno nell’audience di questa iniziativa. Rebecca Agnes ha legato il suo nome al processo dell’animazione, dischiudendo un mondo in bilico tra fantascienza e rigogliosa quanto poetica, immaginazione visiva. “The Big Bean landed on Earth” racconta ancora di un fagiolo che cresce in terra aliena in un incessante dinamismo paesistico, dove l’artista profonde inesauribili capacità immaginifiche e metamorfiche.

Alla domanda “Cos’è la video-art?” i Masbedo (due artisti di Milano, che hanno fuso i loro due cognomi: Nicolò Massarra e Jacopo Bedogni) rispondono: “esprimere per immagini una visione distaccata dalla narrativa. Riuscire a formulare un mondo che possa suscitare emozioni utilizzando simboli e metafore.”
Al vertice della produzione video italiana, essi concentrano nei loro lavori: incomunicabilità, solitudine, disincanto, paradosso, senza escludere una possibilità di risalita. Le immagini risentono di una cultura che ingloba Caravaggio, surrealismo, espressionismo, con intensa, drammatica efficacia. I titoli spesso, come “11.45.03” qui esibito, indicano il time code.
Con “Pathos” e “Inside Collusion” ritornano i temi salienti della poetica di Ofri Cnaani (Israele):
l’interrelazione spazio-fisicità, e quella tra chi domina e chi è dominato; il rinvenimento di forme di potere in situazioni sociali e nelle strutture architettoniche, spingendo l’individuo a reazioni innaturali, conseguenti a tensioni psicologiche. Anche momenti in apparenza ludici nascondono espressioni di violenza dispiegata o implosa. I suoi racconti metaforici, spesso inquadrati in cornici teatrali, si colorano di drammaticità.

Almagul Menlibayeva, con “Kissing Totems” cambia registro rispetto alla produzione precedente, che ci aveva introdotto nella cultura islamico/animisitca del Kazakhstan, suo paese d’origine. Ambientato tra strutture vetero industriali dismesse, il video racconta del viaggio di una bimba verso l’adolescenza attraverso misteriose apparizioni frammentate e fantasmatici rituali femminili che sembrano ricomporsi nella tecnica del double cannel.
Tra i nomi nuovi, Bruno Muzzolini con “Anema e core” trasporta nel gelido paesaggio dell’Islanda, in un’area vulcanica di severa bellezza, il calore mediterraneo della canzone napoletana, interpretata da un vulcanologo islandese, appassionato cultore dei lidi e della cultura meridionali. Di Davide Bertocchi proponiamo “Atomium Odissey”; ossia l’atomo metaforico che ruota nello spazio cosmico finché viene assorbito ed annullato in esso. Angela Pietribiasi (già apparsa a Catodica) registra una svolta nel suo lavoro con “Di-stanze”. è una meditazione su un luogo abbandonato, che reca tracce di vissuti passati e recenti, senza serramenti, senza porte, aperto a tutti, anche alla vegetazione invasiva.

L’autrice si abbandona alle sensazioni che questo luogo suscita, entrando un un visionarismo soft,
percorso da scritture che traducono il suo stato d’animo e il suo pensiero. Antonio Giacomin, che
compare per la prima volta, offre un video di danza con la collaborazione di Francesca Debelli. Ma è una danza particolare, “danSneg”, in mezzo alla neve, con le immagini che sfocano nel bianco dominante, facendosi apparizioni di sogno.
C’è poi il gruppo di artisti provenienti dall’Albania e dal Kosovo, Eltjon Valle e Fani Zguro, diversamente documentativi di realtà delle loro terre, mentre Alban Muja assieme a Joanna Rytel intesse una breve, spregiudicata love-story, realisticamente attuale. L’inglese Hetain Patel, che ha dato l’immagine alla locandina, espone un rituale indiano “Kanku-Raga”, mediante il quale elabora uno stretto intreccio tra suono, corpo, percezione visiva. È un linguaggio di segni, ritmati dal suono, impressi sul proprio corpo, che in questo modo configura un nuovo possibile sviluppo della body-art.
Gerlinde Helm lavora sulle possibilità trasformistiche del mezzo digitale, giocando sullo sdoppiamento, sulla specularità, offrendoci una frenetica, ossessiva e frammentata visione del mondo circostante.

Tra gli artisti locali, ai quali viene dato appositamente spazio per un confronto con le svariate esperienze di questo settore nel mondo, nuovi sono Carlo Andreasi e Roberta Cianciola. Del primo, che è fotografo, l’episodio scelto di “Come un bambino che canta nel buio” è realizzato con una sequenza di immagini fotografiche che persistono sulla visualizzazione di un occhio ingigantito. C’è ossessione e nel contempo un evasivo distacco, un’ambiguità che sfuma le apparenze, secondo una poetica dell’indefinitezza che caratterizza il suo lavoro. Roberta Cianciola, che è alle sue prime esperienze video, con “È tutta farina del mio sacco” fa un discorso autoreferenziale, scegliendo con coraggio un allusivo quanto sintetico linguaggio simbolico. Davide Skerly, che vanta un curriculum specifico da videoartista, con “Lazzarus” ribadisce il suo orientamento narrativo-cinematorafico, mentre Massimo Premuda in “popcorning”, mette in atto l’analogia rilevata tra il comportamento del mais riscaldato che diviene popcorn e quello dei porcellini d’India in stato di eccitazione. Lucia Flego liberamente documenta un fastoso matrimonio giapponese, smagliante di colori e di vetuste tradizioni in contrasto con l’avanzata tecnologizzazione e industrializzazione del paese.



Anche quest’anno Catodica si conclude con un concerto (a cura di audiodrome.it). È la volta dei port-royal, di Genova, definiti pionieri post-elettronici. Risalendo da un post-rock privilegiano ora svariate sperimentazioni elettroniche rilevabili soprattutto nel secondo album “Afraid to dance”. Affascinanti nelle avvolgenti atmosfere di sapore nordico come pure travolgenti di pulsante vitalità nella straordinaria molteplicità di riferimenti stilistici, si distinguono anche per una rievocazione di situazioni tipiche dell’Est d’Europa in un auspicato connubio tra Oriente ed Occidente . Ma il più diretto legame con Catodica consiste nella presenza all’interno del gruppo di un video artista, Sieva Damantakos, che è considerato alla stressa stregua dei musicisti e il cui ruolo di produzione di immagini è determinante per la fisionomia della band.

giovedì 22 gennaio 2009 – ore 20.00 Teatro Miela – p.zza Duca degli Abruzzi 3 – Trieste Ingresso libero A cura di Maria Campitelli

19 dicembre 2008

TRAVERSATA DEL PACIFICO CONCLUSA PER ALEX BELLINI

Sydney, dopo 9000 miglia di remate e 295 giorni di mare, Alex Bellini tocca terra australiana. Grande emozione per il nostro rematore oceanico che così diventa il primo, e per ora unico, italiano ad aver attraversato due oceani a remi.
E’ il 13 dicembre, le 6 del mattino di una giornata di pioggia, vento, freddo. L’estate non vuole proprio arrivare. Il mare è plumbeo, mosso, con onde di 3 metri. La direzione del vento è da Nord-Est, durante la notte sono arrivati i 35 nodi di vento tanto temuti. Con queste condizioni Bellini non si sarebbe potuto avvicinare alla costa da solo, avrebbe significato rinunciare a qualcosa di più importante dell’arrivo trionfale in terra australiana, avrebbe significato un naufragio se non peggio ancora.
All’orizzonte il rimorchiatore, con l’imbarcazione di Bellini al traino. Finalmente sta arrivando, le condizioni particolarmente sfavorevoli hanno implicato un ritardo di circa tre ore e mezzo. Sono infatti le 9.30 e ad attendere Alex una grande folla di giornalisti, fans, amici e Francesca, la moglie.

“Il 10 dicembre, la Guardia Costiera mi ha avvisata che sulla rotta di Alex c’era un’imbarcazione e mi hanno chiesto se potevano andare a salutarlo, o se aveva bisogno di qualsiasi cosa. Inizialmente comunicai ad Alex di preparare materiale video e fotografico da lasciare ai marinai che avrebbe, forse, incontrato. Poi, studiate bene le mappe nautiche, le condizioni meteo e le correnti, ho capito che la nave che passava sulla rotta di Alex sarebbe potuta esser d’aiuto per raggiungere terra e non mettere a rischio l’incolumità di Alex. Ne abbiamo discusso assieme e di comune accordo abbiamo deciso di dichiarare conclusa l’impresa e di accettare di venir accompagnato da questa nave” riferisce Francesca, la moglie che coordina il progetto.

“Per un attimo mi sono sentito senza più una motivazione. La forza che mi aveva mosso per 295 giorni sulla mia barca si stava spegnendo. Non potevo fare altro che aspettare che la nave arrivasse per portarmi a terra. Fino a quel momento il mio unico obiettivo era raggiungere la meta ma ora ero sereno per aver accettato con coraggio la mia scelta e quello che mi sarebbe aspettato a terra. Sapevo che avrei dovuto affrontare chi avrebbe messo in discussione la mia intera impresa, e avrebbe criticato la mia decisione a “sole” 60 miglia dall’arrivo. Ma questo mi ha fatto sentire più responsabile e anche solo per questa scelta, la mia traversata ha avuto un senso. Da quel momento ho negli occhi e nella mente i 18.000 chilometri che mi hanno portato dal Perù all’Australia. Un viaggio ha senso non nel punto d’arrivo, ma nella strada che devi percorrere per raggiungerlo. E questo mi basta per essere felice.”

Alex Bellini ha toccato terra alle 12:15 del 13 dicembre, ora si trova a Sydney, il rientro in Italia è previsto per il 23 dicembre alle 12.20 all’aeroporto di Milano Malpensa.

18 novembre 2008

TRES DIAS VINCE IL PREMIO ASTEROIDE AL SCIENCE PLUS FICTION 2008

VINCE IL PREMIO ASTEROIDE LO SPAGNOLO “TRES DIAS”
E AL TEDESCO “KINGZ” SPETTA LA NOMINATION AL MÉLIÈS D’OR

E’ TRES DIAS (BEFORE THE FALL), dello spagnolo F. Javier Gutiérrez, il vincitore del PREMIO ASTEROIDE (assegnato domenica 16 novembre, a Trieste, al miglior lungometraggio in Concorso). Lo ha deciso la Giuria di science+fiction 08, presieduta dallo scrittore Lucius Shepard. Con lui una Giuria d’eccezione, composta da grandi esperti e studiosi degli universi fantastici: lo scrittore Tommaso Pincio, lo storico del cinema Antonio Josè Navarro, Giovanni Mongini, ritenuto il maggiore esperto e collezionista di cinema di fantascienza in Italia, Ugo Malagutti, autore di fantascienza, editore e traduttore italiano, e il documentarista Alessandro Pinto.

A detta della Giuria, “per la sua analisi ricca di sfumature della morale umana nel contesto di condizioni estreme, il miglior lungometraggio in Concorso è TRES DIAS di Javier Gutierrez”, a cui va il PREMIO ASTEROIDE.

La Giuria ha inoltre assegnato due Menzioni Speciali “al film russo TERRA NOVA di Aleksandr Melnik, per la sua potente caratterizzazione, e alla pellicola scozzese THE DEAD OUTSIDE di Kerry Anne Mullaney, per l'idiosincratica rivisitazione del genere zombie movie”.

Nella sezione EUROPEAN FANTASTIC SHORT, la selezione di cortometraggi fantastici europei - in collaborazione con l’EFFFF - è stato premiato il cortometraggio KINGZ diretto da Benni Diez e Mainko Spahic.
Il cortometraggio tedesco ha ricevuto la Nomination per il Miglior cortometraggio fantastico europeo, che gli permetterà di concorrere nel 2009 al Méliès d’Or della Federazione Europea dei festival di cinema fantastico (“EFFFF” - www.melies.org) - “per la padronanza dei mezzi tecnici e dei ritmi cinematografici in una ambientazione recitativa ad alto livello”.

Menzione speciale al cortometraggio, proveniente dalla Spagna, DIE SCHNEIDER KRANKHEIT
di Javier Chillon. La Giuria ha deciso di premiare con questa menzione il film spagnolo “per l'originalità e il rigore con cui è stata realizzata una storia di non comune impegno”.

17 novembre 2008

Alex Bellini a meno di mille chilometri da Sidney!


Ormai da Sidney lo separano neanche mille chilometri di remate. Per concludere con successo un’avventura folle, per vincere una sfida con il mare ma soprattutto con se stesso. Alex Bellini, trentenne valtellinese ma triestino d’adozione, ha alle spalle 269 giorni trascorsi in solitaria nell’Oceano Pacifico a remare, in genere per 12 ore al giorno. Sono oltre 9.000 le miglia che ha percorso e quasi nove i mesi vissuti a bordo di una barca lunga 7,5 metri e larga meno di due. Senza vedere altro che cielo e acqua, almeno fino a un mese fa, quando gli si è parata davanti agli occhi l’isola Mattew, a sud della Nuova Caledonia. Il primo avvistamento di terra dopo la partenza da Lima avvenuta il 21 febbraio scorso. Una visione quasi irreale, arrivata dopo il disperato sforzo fatto per vincere le forti correnti che lo stavano trascinando a nord, fuori rotta; 38 ore di remata continua, interrotte solo da brevi e cadenzate pause per mangiare.
“Sono proprio gli imprevisti sempre in agguato la prova più difficile da affrontare”, racconta Bellini, “la sensazione costante di essere sempre in pericolo è estenuante”. Sebbene il traguardo sia vicino, questi giorni sono forse tra i più duri. Stanchezza e fatica si fanno naturalmente sentire, soprattutto a livello psicologico. Risale ad appena a due giorni fa l’ultimo capottamento provocato da una violenta ondata che ha rischiato di affondare l’imbarcazione. Non è ancora tempo di esultare insomma, perché in mare non si può dare niente per scontato. Pochi ne sono consapevoli quanto Bellini, tra i primissimi al mondo nella classifica di permanenza in mare.




“Ci vuole molto più coraggio ad affrontare le difficoltà che si conoscono bene piuttosto che l’ignoto” racconta il navigatore che nel 2005 aveva già attraversato l’Oceano Atlantico in un’altra solitaria a remi di otto mesi. Allora da Genova era arrivato a Fortaleza, in Brasile, sperimentando sulla propria pelle l’imprevedibilità e i tiri mancini che giocano gli elementi. Tra i suoi precedenti ci sono anche due traversate in slitta dell’Alaska e una maratona di 250 chilometri corsa nel deserto del Sahara.
Non sa spiegare Bellini quella spinta irrazionale e irrefrenabile che lo spinge ad affrontare sempre nuove avventure. Sul suo sito scrive di sé: “Ad ogni persona è stato assegnato un posto, nel mondo. Il mio è un posto senza nome e senza terra in cui soffia il vento della libertà”.
Per sedare la sua sete di spazio questa volta è partito dunque dal Perù con l’idea di raggiungere l’Australia. Equipaggiato di scorte alimentari, 21 chili tra libri e riviste, un i-pod, due dissalatori per procurarsi acqua potabile e di tanto coraggio. Il suo unico legame con la civiltà è un collegamento satellitare che permette al team che lo segue da terra di monitorare costantemente la sua posizione. E a lui di comunicare con sua moglie Francesca, che già lo attende impaziente a Sidney, e con i suoi fan. Sono in moltissimi a seguirlo e sostenerlo via radio e via internet, soprattutto grazie al suo sito che pubblica in tempo reale gli aggiornamenti al diario di bordo compilato tra le onde del Pacifico.
L’arrivo è atteso tra fine novembre e inizio dicembre. Secondo le previsioni, le correnti costiere dovrebbero agevolare l’ultimo tratto di navigazione e accelerare il ricongiungimento di questo novello Ulisse con la sua Penelope. Francesca Bellini si chiede in questi giorni come sarà il ritorno di Alex alla normalità, dopo tanti mesi trascorsi in solitudine in mezzo all’Oceano, avvolti dal buio e dal silenzio ad ascoltare “il rumore degli ingranaggi dell’Universo”.
di Cristina Favento, articolo pubblicato su "Il Piccolo" di domenica 16 novembre 2008

07 novembre 2008

Science+Fiction 2008

Science+Fiction torna con l'edizione ’08 nelle sale del Cinecity Multiplex di Trieste, dall'11 al 16 novembre.
Anche quest'anno il programma si annuncia ricco di anteprime, retrospettive, eventi speciali e incontri con autori di cinema o letteratura. Non mancheranno i classici del passato e il progetto Voyage Fantastique dedicato alla science fiction francese, oltre alla consueta selezione per il miglior cortometraggio fantastico europeo. E ancora incredibili ospiti come Marc Caro e il direttore di Positif Michel Ciment.
La sezione ufficiale – Neon – presenterà le migliori anteprime del cinema fantastico e comprenderà anche una sezione competitiva per il miglior lungometraggio di genere science-fiction e fantasy (premio Asteroide).
Imperdibile la serata di apertura con l'anteprima di Death Race di Paul W.S. Anderson – remake di Anno 2000 la corsa della morte, prodotto negli anni ’70 da Roger Corman – in uscita nelle sale a dicembre.
Tra gli eventi più attesi, un panel dedicato a 2001: Odissea nello spazio a quarant'anni dall'uscita del capolavoro di Stanley Kubrik, un appuntamento in video-conferenza con il leggendario Ray Harryhausen, e la proiezione di Chemical Wedding, la cui sceneggiatura è firmata da Bruce Dickinson, frontman degli Iron Maiden.
Infine, il nuovo aspetto di Science+Fiction: se la scorsa edizione ha visto sfrecciare per le strade di Trieste una sfera aliena luminosa, il 2008 si presenta con un'immagine fatta di fumo. Ad ognuno la libertà di scorgere in quel fumo una visione inquietante, un impalpabile mostro, un alieno o anche solo quello che rimane dell'arrosto dimenticato nel forno.

30 ottobre 2008

CRONACHE TRANSIBERIANE


Vi siete mai chiesti come sarebbe fare un viaggio sulla transiberiana? Volete scoprire che cosa si prova ad attraversare in un mese Russia, Mongolia e Cina?

Se la risposta è si, ecco le: Cronache Transiberiane di Giulia & Andrea.

20 ottobre 2008

BASAGLIA, TRIESTE, LE PAGINE DEL CAMBIAMENTO con LELLA COSTA e PAOLO FRESU

S’intitola “(Tra parentesi). Basaglia, Trieste, pagine del cambiamento” il racconto teatrale per voce e tromba andato in scena in anteprima nazionale lunedì sera al Teatro Sloveno di Trieste. Prodotto dalla Fabbrica del cambiamento nell’ambito delle iniziative promosse per celebrare i trent’anni trascorsi dalla rivoluzionaria riforma del 1978, lo spettacolo è un’emozionante occasione per rivivere e ricordare, ancora una volta. La voce è quella esperta e partecipe di Lella Costa mentre la tromba porta il timbro inconfondibile che sa dare ai suoni Paolo Fresu. Soli su un palcoscenico scabro ed essenziale, per lasciare il maggior spazio possibile all’evocazione.

A raccontare una grande storia sono piccoli frammenti estremamente personali - le testimonianze di chi ha vissuto sulla propria pelle quegli anni - concertati in un unico testo che ripropone con sensibilità intelligenti spunti di riflessione. Le parole sono prese a prestito per lo più da scritti e testimonianze di Franco Basaglia, di Franco Rotelli, di Fabrizia Ramondino, dal libro di Peppe Dell'Acqua “Non ho l'arma che uccide il leone” (rieditato da Stampa Alternativa), da materiali custoditi negli archivi del Dipartimento di Salute Mentale. E da Sergio Atzeni.
In apertura si presentano in scena due attori dell’Accademia della Follia per annunciare lo spettacolo, a confermare, se mai ce ne fosse bisogno, che si sta prendendo parte all’ennesimo tassello di un progetto ben più ampio. Un progetto che, evento dopo evento, continua ad accompagnare il pubblico a ritroso nel tempo, tra storie, aneddoti ed episodi legati alla legge Basaglia, a ciò che ha significato nel trattamento della malattia mentale e ai fondamentali cambiamenti che ha comportato a livello umano, culturale, sociale e politico.
Le storie prendono forma, modellate sui raffinati paesaggi sonori creati dal talento di Fresu, e seguono il ritmo mai statico dettato dalla solita brava Costa. E riemergono i vissuti, gli episodi più emblematici. Come la volta in cui il celebre musicista jazz Ornette Coleman, che nel 1974 tenne un memorabile concerto nel manicomio di San Giovanni, si ritrovò a seguire la fisarmonica di Rosetta, paziente intervenuta nel bel mezzo dell’esibizione intonando motivetti popolari. O come la commovente gita aerea dell’11 agosto 1975, organizzata per cento pazienti del manicomio triestino che da Ronchi ebbero l’opportunità di volare sopra le coste istriane.
Nell’aria vibrano vive punte di amarezza e di eccitazione. E alla fine sembra di conoscere ancora un po’ di più chi c’è stato, chi ha messo in gioco tutto, senza riserve. Perché gli internati non siano più oggetti che intrattengono con le istituzioni disumani “rapporti di manutenzione”. Perché non venga più negato ad un malato il suo diritto di poter essere un cittadino, utile e felice. Perché anche chi è stato “misurato” folle attraverso metri discutibili e inadeguati, trovi la propria possibilità di passare in questo mondo più leggero, senza spezzarsi in cattività.
di Cristina Favento, articolo pubblicato sul quotidiano "Il Piccolo" di mercoledì 8 ottobre 2008
Foto di Emiliano Briguglio © www.pubbligraf.it

07 ottobre 2008

IL FUMETTO è VIVO! di Luca Lorenzon

Ricordate gli editoriali e la pagina della posta di Comic Art e L’Eternauta da metà anni ’90 in poi? Era come leggere ogni volta quello che in gergo giornalistico viene chiamato “coccodrillo”: un necrologio realizzato in anticipo e tenuto nel cassetto nell’attesa che il soggetto tiri le cuoia. E il soggetto in questione era il fumetto, di cui non ci veniva descritta l’agonia ma lo si dava praticamente per certo prossimo all’estinzione. All’epoca anche l’onda lunga del “nuovo miracolo italiano” targato Bonelli si stava esaurendo. I bonellidi autoinvitatisi al fastoso banchetto stavano per manifestare i sintomi di una brutta indigestione e di lì a pochissimo i più ci avrebbero pure fatto il bagno con questa indigestione, con la conseguenza naturale di rimanerci secchi.
Parlare di una prossima morte del fumetto, insomma, sembrava realistico. Soprattutto di quello d’autore...

Leggi l'articolo di Luca Lorenzon su Fucine Mute

01 ottobre 2008

JULIE ORRINGER, QUANDO HO IMPARATO A RESPIRARE SOTT'ACQUA

Mi immagino seduta con Aida, quando lei sarà vecchia e io famosa. Mi guarderà come se stessi occupando troppo spazio, e io avrò voglia di buttarla nell’Arno. Ma forse, a quel punto, ci ameremo con meno ferocia. Forse le lame del nostro odio reciproco si saranno smussate, e avremo già detto le cose che devono essere dette.

Julie Orringer

L’autrice riesce a dar vita a dei ritratti intensi, ricchi, emotivi, a momenti cosparsi di quella patina epica che solo i protagonisti di alcuni grandi romanzi di formazione sanno avere.
Sono storie in bilico tra tragedia e quotidianità, che sfiorano rovinose cadute e si trasformano, invece, in momenti di maturazione. Storie in continua evoluzione, magnificamente indefinite, così come si conviene alle stagioni acerbe della vita.

Cristina Favento

Leggi la recensione completa su Fucine Mute

23 settembre 2008

NANETTO DA GIARDINO RAPITO, FA IL GIRO DEL MONDO E TORNA A CASA...

La proprietaria: «Storia incredibile, molto divertente»
Scomparso da una casa a Gloucester, è ricomparso con le foto che lo ritraggono in 12 paesi diversi!


LONDRA - Questa volta gli autori del furto del nanetto da giardino si sono voluti distinguere: oltre a rapirlo dal giardino della signora Eve Stuart Kelso, a Gloucester, lo hanno portato in giro per il mondo per sette mesi. Poi lo hanno rimesso al suo posto, con a fianco un elegante album rilegato in pelle nera. Dentro 48 foto scattate in tutto il mondo che mostrano il nano viaggiatore, sempre con la stessa inevitabile espressione, assorto ad annusare un fiorellino verde, mentre si cala da una montagna, nuota nel mare, usa la funivia, visita templi o guida una motocicletta.

IL GIRO DEL MONDO - Con il nanetto sono stati restituiti anche i timbri dell’ufficio di immigrazione di tutti i posti in cui è stato, tra cui Sudafrica, Swaziland, Mozambico, Nuova Zelanda, Australia, Singapore, Thailandia, Cambogia, Vietnam, Cina, Hong Kong e Laos.

LA PROPRIETARIA: «STORIA INCREDIBILE» - «Mi è sembrato molto divertente. Mi ha fatto ridere vedere tutte le persone che ha incontrato durante i suo viaggio", ha commentato la proprietaria Eve, nonna di tre nipotini. «E’ stata una sorpresa stupenda. La storia è veramente incredibile».

DAL CINEMA ALLA REALTA' - La storia ricorda il film «Il favoloso mondo di Amelie» in cui l’incantevole protagonista Audrey Tautou affida a un’amica hostess il compito di portare in giro per il mondo il nanetto sottratto al giardino del padre, per spingere il genitore a uscire di casa dopo la morte della moglie.

Fonte: Corriere della sera, 11 agosto 2008

21 settembre 2008

LA VIA DELLE TRE ABBAZIE

Tre piccole Santiago friulane come mete da riscoprire, custodi di una dimensione perduta. La dimensione dell’andare, semplicemente, camminando, immersi nel paesaggio e nella natura, da mattino a sera. Un viaggio che si trasforma in una ricerca spirituale e culturale lungo antichi percorsi dei quali un po’ si è persa memoria.

S’intitola “La Via delle Abbazie” il bel progetto coordinato dall’architetto Magda Gruarin, in collaborazione con l’associazione Navel, ossia l’ideazione e valorizzazione di un cammino in Friuli Venezia Giulia che colleghi attraverso tante piccole tappe le abbazie benedettine di S.Gallo, Rosazzo e Santa Maria.
La durata totale prevista del percorso è di circa 15 giorni, suddivisi in tre tappe di 4-5 giorni ciascuna. Si parte dall’Abbazia di Moggio Udinese e si costeggia per un lungo tratto montano il fiume Tagliamento, seguendo l'antica via Julia Augusta, area ricca di pascoli, zone boschive, colline moreniche, riserve naturali, laghetti e zone agricole. Si prosegue verso Amaro e il lago di Cavazzo, il più grande della regione, per poi scendere percorrendo la strada panoramica dove si allenava il ciclista Ottavio Bottecchia, arrivando alla riserva naturale del lago del Cornino, a Spilimbergo e via sino all’Abbazia di Sesto al Reghena.
Da qui, la seconda tappa attraversa numerosi paesi della Bassa Pianura Friulana tra cui Cordovado, antico borgo medievale annoverato tra i 100 borghi più belli d'Italia, Rivignano e la frazione di Ariis, zona delle risorgive, Talmassons, con i numerosi mulini descritti da Ippolito Nievo, e Mortegliano, dove si può osservare il campanile più alto d'Italia. Si raggiunge così la località Case, a ridosso delle colline dei colli orientali, dove ha sede l’Abbazia di Rosazzo. L’ultima tappa del viaggio, passa tra i vigneti di Rocca Bernarda, la splendida cittadina ducale di Cividale del Friuli sulle acque del Natisone, la zona dei castelli di Attimis, Tarcento, Artegna e Gemona del Friuli. È possibile deviare lungo il sentiero della Sella di S. Agnese, che da Gemona alta-borgo Gleseute conduce a Venzone - borgo San Giacomo, attraverso un passo montano non elevato, di grande fascino paesaggistico, per poi ricongiungersi alla romana Iulia Augusta che porta a Moggio Udinese. Nell'ultimo tratto del cammino si attraversa una valle piuttosto stretta, segnata dal Tagliamento e incorniciata dalle montagne carniche, che offre bellissimi scorci del fiume e permette di scoprire alcuni borghi carnici solitamente non raggiungibili attraverso le vie di grossa percorrenza.

Per indicazioni dettagliate e possibili variazioni, rimandiamo all’omonima guida “La Via delle Abbazie”, promossa e distribuita dai comuni di Moggio Udinese, Sesto al Reghena e Manzano, dove hanno sede gli edifici storici interessati. Il volume sarà presentato dalla curatrice Gruarin domani, alle ore 17, all’auditorium Centro Culturale Burovich in Piazza Barbo a Sesto Al Reghena, nell’ambito di un convegno sugli “Itinerari culturali e religiosi in Friuli Venezia Giulia” al quale parteciperanno diversi ospiti. Un’occasione per conoscere le proposte di un turismo alternativo, che permetta di scoprire spazi affascinanti e ancora poco conosciuti, di assaporare l’ospitalità e i prodotti locali più genuini e tradizionali, e magari anche di ritrovare nella tranquillità di antichi chiostri una personale dimensione spirituale.

Similmente a quanto già avviene in altre parti d’Italia e d’Europa, dunque, anche in regione le vecchie Abbazie tornano ad essere, in una prospettiva chiaramente secolarizzata, dei punti di partenza per vivere e valorizzare il territorio. Come a ricordarci la rete di abbazie benedettine sparse in tutto il mondo, e in particolare nel vecchio continente, che hanno rappresentato il tessuto connettivo della storia europea e della sua società civile. E chissà che il percorso friulano non diventi un primo segmento destinato ad allungarsi in futuro oltre i confini nazionali, magari fino al Monastero di Stična in Slovenia o all’Abbazia di Melk in Austria.


di Cristina Favento, articolo pubblicato su "Il Piccolo" di venerdì 19 settembre 2008

Cammino Abbazie friulane: riferimenti pratici

Una mappa del cammino friulano con relativa descrizione è reperibile sul sito: www.laviadelleabbazie.it.
Per maggiori informazioni: info@navel.fvg.it.

Indirizzi
Abbazia San Gallo, via Abbazia, tel/fax 0432 51510;
Abbazia Santa Maria, p.za Castello 3, tel. 0434-699014;
Abbazia Rosazzo, pza Abbazia 5, 0432-759091.
Dove dormire
Bed & breakfast nel Friuli Venezia Giulia:
Stretta J.Stellini, 15, Cividale del Friuli, tel. 0432-731854
Siti ultili
www.prolocofriulinordest.it
Informazioni e assistenza turistica in loco:
Comune Moggio Udinese: tel. 0433-51514;
Puntoinforma Comune Sesto al Reghena, tel. 0434-699701;
Comune di Manzano tel. 0432-740916.

05 settembre 2008

ISTANTES

Ogni tanto ve la ripropongo perché è sempre attuale... soprattutto il lunedì di una nuova settimana.

Se potessi vivere di nuovo la mia vita
Nella prossima cercherei di commettere più errori
Non cercherei di essere così perfetto,
mi rilasserei di più
Sarei più sciocco di quanto sia stato,
di fatto prenderei ben poche cose sul serio
Sarei meno igenico
Correrei più rischi,
farei più viaggi,
contemplerei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei in più fiumi.
Andrei in più luoghi dove mai sono stato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali e meno problemi immaginari.
Io fui uno di quelli
che vissero ogni minuto della loro vita
in modo sensato e con profitto;
certo, mi sono preso qualche momento di allegria
Ma se potessi tornare indietro, cercherei
di avere soltanto momenti buoni
perché, se non lo sapete,
di questo è fatta la vita,
di momenti: non perdere l'adesso.
Io ero uno di quelli che mai
andavano da qualche parte senza un termometro,
una borsa dell'acqua calda, un ombrello e un paracadute;
se potessi tornare a vivere,
vivrei più leggero.
Se potessi tornare a vivere
comincerei ad andare scalzo all'inizio della primavera
e resterei scalzo fino alla fine dell'autunno.
Farei più giri in calesse,
guarderei più albe,
e giocherei con più bambini,
se potessi rivivere la vita dall'inizio.
Ma vedete, ho 85 anni
e so che sto morendo.

Si pudiera vivir nuevamente mi vida
En la próxima trataría de cometer más errores.
No intentaría ser tan perfecto,
me relajaría más.
Sería más tonto de lo que he sido,
de hecho tomaría muy pocas cosas con seriedad.
Sería menos higiénico.
Correría más riesgos,
haría más viajes,
contemplaría más atardeceres,
subiría más montañas,
nadaría más ríos.
Iría a más lugares adonde nunca he ido,
comería más helados y menos habas,
tendría más problemas reales y menos imaginarios.
Yo fuí una de esas personas que vivió sensata
y prolíficamente cada minuto de su vida;
claro que tuve momentos de alegría.
Pero si pudiera volver atrás trataría
de tener solamente buenos momentos.
Por si no lo saben, de eso está hecha la vida,
sólo de momentos; no te pierdas el ahora.
Yo era uno de esos que nunca
iban a ninguna parte sin un termómetro,
una bolsa de agua caliente, un paraguas y un paracaídas;
si pudiera volver a vivir, viajaría más liviano.
Si pudiera volver a vivir
comenzaría a andar descalzo a principios
de la primaveray seguiría descalzo hasta concluir el otoño.
Daría más vueltas en calesita,
contemplaría más amaneceres,
y jugaría con más niños,
si tuviera otra vez la vida por delante.
Pero ya ven, tengo 85 años
y sé que me estoy muriendo

Jorge Luis Borges

04 settembre 2008

ORGOGLIO E INDIFFERENZA, editoriale di Paolo Ghiotto Marin


Torno al fango delle strade nel sud, agli indios in lutto ereditati nella conquista, a un continente oscuro che cercava chiarità. Spero che lo splendore di questa sala, illuminando il mio passato, si prolunghi e raggiunga, attraverso terre e mari, il futuro di quei popoli che difendono il diritto alla dignità, alla libertà e alla vita. Sono un rappresentante del tempo, e delle attuali lotte che popolano la mia poesia. Perdonatemi per aver esteso il mio ringraziamento ai dimenticati della terra, ma in questa occasione felice della mia vita li sento più veri di qualsiasi verso, più alti delle mie cordigliere, più ampi degli oceani e dei deserti. Io appartengo con orgoglio alla moltitudine umana, non a pochi individui, e sono qui circondato dalla loro presenza invisibile.

Pablo Neruda, dal discorso tenuto alla consegna del premio Nobel, Stoccolma, 10 dicembre 1971.

25 agosto 2008

PRIMA CHE BRUCI PARIGI

Finché c'è ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché c'è ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
in questa notte di maggio sul lungosenna
sotto i salici, mia rosa, con te
sotto i salici piangenti molli di pioggia
ti direi due parole, le più ripetute a Parigi
le più ripetute, le più sincere
scoppierei di felicità
fischietterei una canzone
e crederemmo negli uomini.

Nazim Hikmet

10 agosto 2008

LE RAGAZZE DI TRIESTE, DOCUMENTARIO - INTERVISTA A CHIARA BARBO E ANDREA MAGNANI

GRADO. A chiudere oggi Lagunamovies 2008 sarà la presentazione, in prima nazionale, del film documentario "Le ragazze di Trieste - Triestine girls negli USA”, ideato da Chiara Barbo e da lei girato assieme ad Andrea Magnani.
Il film, prodotto da Zeroquaranta in collaborazione con La Cappella Underground e proiettato nelle scorse settimane a New York, racconta di quel particolare fenomeno di emigrazione di “spose triestine” che si verificò negli anni Cinquanta e si ispira soprattutto al libro “Trieste a stelle e strisce. Vita quotidiana a Trieste con il Governo Militare alleato” scritto da Pietro Spirito. Sarà proprio il giornalista, stasera alle ore 21, a coordinare l’incontro sull’isola di Anfora, al largo della laguna di Grado, al quale parteciperanno i due registi Chiara Barbo e Andrea Magnani, assieme a Giorgio Berni, esperto di musica jazz e autore di varie pubblicazioni fra cui “Cinquant’anni di jazz a Trieste”, un volume dedicato alle atmosfere musicali della Trieste anni Cinquanta.
“Dopo tanti anni trascorsi a Roma ad occuparmi di sceneggiature e produzioni per progetti altrui” racconta l’autrice e critica cinematografica triestina “avevo proprio voglia di dedicarmi ad un lavoro tutto mio. La scelta del soggetto è stata naturale perché sono cresciuta ascoltando tantissimi racconti su queste ragazze bellissime – le più belle si diceva - che sono scappate al braccio di ufficiali e soldati americani, anche per inseguire il sogno di una vita migliore. Mi sono chiesta spesso chi erano queste ragazze, cosa sapevano dell’America, e di quell’uomo che avrebbero seguito dall’altra parte del mondo, cosa pensavano, cosa sognavano, e cos’hanno trovato una volta arrivate lì. Ero semplicemente curiosa, non tanto di conoscere la storia ufficiale - già scritta e ben raccontata in numerosi studi, saggi e libri - ma piuttosto le vicende personali. Volevo raccontare le loro storie, o meglio,farle raccontare a loro personalmente, usando una telecamera e qualche immagine trovata negli archivi. Così ho cominciato a cercare...”
Come ha fatto a rintracciarle?
Ho iniziato a documentarmi sul periodo leggendo molto e facendo ricerche attraverso internet. Negli articoli o interviste spesso venivano citati alcuni nomi che ho provato a rintracciare. Ma soprattutto ho sparso la voce chiedendo ad amici e conoscenti. Sapevo che erano emigrate circa 1300 ragazze e, statisticamente parlando, doveva pur esserci qualcuno a Trieste che aveva ancora dei contatti con alcune di loro. Infatti così è stato e, una volta rintracciate le prime triestinian girl, poi sono state loro stesse a darmi altri nomi.
Come sono stati gli incontri dal vivo?
Molto emozionanti. Assieme ad Andrea Magnani abbiamo viaggiato dalla California alla Serra Nevada per incontrare queste donne, tutte ormai oltre la settantina ma estremamente dinamiche e volitive, con alle spalle una vita intensa, che ancora parlano tutte il triestino e addirittura lo impongono ai propri mariti!
E che cosa avete scoperto?
Contrariamente a quanto s’immagina, la maggior parte delle triestine arrivate negli USA non ha trovato situazioni di agio e ricchezza. Sono finite invece in piccoli paesini sperduti, conservando una fortissima nostalgia per Trieste, il luogo della loro infanzia e giovinezza.
Come ha risposto il pubblico di New York alla proiezione del documentario?
Siamo rimasti sorpresi per la grande partecipazione di pubblico e i numerosi riscontri da parte della stampa locale. Forse perché si tratta pur sempre di racconti al femminile, legati al tema dell’immigrazione, che hanno un che di universale, e, allo stesso tempo, incuriosisce la particolarissima situazione che si era creata all’epoca a Trieste.
Di che cosa vi state occupando ora?
Attendiamo l’ok dal Ministero per la produzione del lungometraggio “La lunga corsa” e stiamo ultimando “Caffè Trieste”, prodotto assieme alla Cappella Underground, un altro documentario girato a San Francisco in un famosissimo locale che ha aperto nel ’56 e che fu luogo di ritrovo per gli esponenti della Beat Generation prima, e di pittori, poeti e intellettuali poi. Coppola, tanto per dirne uno, ha scritto lì il padrino. Il proprietario, Gianni Giotta, è un novantenne originario di Rovigno che una volta immigrato negli Usa iniziò facendo il lavavetri arrampicandosi sui grattacieli. Abbiamo voluto raccontare alcune delle storie che girano attorno a questo luogo storico.

di Cristina Favento, pubblicato su "Il Piccolo" di domenica 10 agosto 2008