13 gennaio 2010

ALICE GUARDA I GATTI...


Alice guarda i gatti e i gatti guardano nel sole
mentre il mondo sta girando senza fretta
Irene al quarto piano è lì tranquilla
che si guarda nello specchio
e accende un'altra sigaretta
e Lili Marlene, bella più che mai
sorride e non ti dice la sua età
ma tutto questo Alice non lo sa
"Ma io non ci sto più!"
gridò lo sposo e poi
tutti pensarono dietro ai cappelli
lo sposo è impazzito oppure ha bevuto"
ma la sposa aspetta un figlio e lui lo sa
non è così che se ne andrà
Alice guarda i gatti e i gatti muoiono nel sole
mentre il sole a poco a poco si avvicina
e Cesare perduto nella pioggia
sta aspettando da sei ore il suo amore ballerina
e rimane lì a bagnarsi ancora un po'
e il tram di mezzanotte se ne va
ma tutto questo Alice non lo sa
E io non ci sto più
e i pazzi siete voi...
Alice guarda i gatti e i gatti girano nel sole
mentre il sole fa l'amore con la luna
e il mendicante arabo
ha un cancro nel cappello
ma è convinto che sia un portafortuna
non ti chiede mai pane o carità
e un posto per dormire non ce l'ha
ma tutto questo Alice non lo sa
"Ma io non ci sto più"
gridò lo sposo e poi...
Francesco De Gregori

19 dicembre 2009

IL CANTO DELLE SPOSE


L'ho visto ieri al cinema e mi è piaciuto molto. Lo sguardo della regista Karin Albou, che s'insinua in un universo prevalentemente islamico, è intensamente sensuale. Fa quasi venire in mente il primo Ozpetek ma in versione femminile.
Gli elementi su cui si regge la sceneggiatura sono ben bilanciati tra loro: un'amicizia quasi carnale, la seconda guerra mondiale vista dalle sponde settentrionali d'Africa, l'odio razziale e le diversità religiose che bussano insistentemente alla porta di piccole intimità. Le immagini seducono. Le protagoniste anche. Il canto delle spose è il canto di chi scopre la vita.

C.F.

Bufera di neve a Trieste...

... e siamo tutti sospesi nel bianco dei fiocchi strattonati dalla Bora :)

15 dicembre 2009

HARUKI MURAKAMI E J.D.SALINGER


"I've been translating "The Catcher in the Rye" [to be published in Japanese next spring]. Most people think that book is about a child against society, but it's not so simple. The book is really about a disease of the mind. J.D. Salinger was writing about spiritual damage. And now we know what has happened to Salinger, and it's a tragedy. His book has inspired some assassins -- the man who killed John Lennon, and the man who tried to kill Ronald Reagan. It has some connection to the darkness in people's minds, and that is very important. It's a great book, but at the same time, Salinger was very close to that closed-circuit system in himself. He's in the open system as a writer, but I think his book is ambivalent about the two systems. I think that's one of the reasons it's so powerful"
Haruki Murakami

Murakami e Salinger, due scrittori che hanno entrambi nel proprio narrare il seme di un ipnotico struggimento spirituale.
Credo sia interessante ciò che dichiara Murakami a proposito di Salinger in un'intervista di qualche anno fa (il frammento riportato sopra). Fa rifLettere. Se avete voglia di condividere la vostra opinione a riguardo, scrivetemi.

04 dicembre 2009

Un giro sul Wörthersee con il battello degli angeli

di CRISTINA FAVENTO
Nei paesi di lingua tedesca le quattro settimane che precedono il Natale rappresentano una particolare occasione di ritrovo e celebrazione. In Austria, soprattutto, l´avvento è uno dei periodi più magici dell’anno. Tradizioni secolari vengono riproposte di anno in anno con rinnovata fantasia e intramontabile charme. Una delle usanze più radicate e più amate è quella dei "Christkindlmarkt" , ossia i caratteristici mercatini natalizi. Si tratta di occasioni per comprare decorazioni e prodotti di artigianato locale, ma anche per riscoprire l’incanto delle cittadine austriache addobbate a festa, per romantiche passeggiate invernali o per gustare le specialità culinarie tipiche delle diverse regioni. Non è difficile incappare in vivaci feste popolari, in folkloristiche rappresentazioni oppure in cori e musicanti che spesso arricchiscono il programma di intrattenimento. Ingrediente indispensabile, ideale riscaldarsi nelle fredde giornate di dicembre, è il "glühwein", il vin brulé che viene offerto dappertutto tra le bancarelle. Oltre ai mercatini austriaci più grandi e famosi – tra cui quelli di Vienna, Graz, Innsbruck e Salisburgo - vale la pena esplorare anche le località più piccole, che spesso riservano graziose sorprese. È il caso della vicina località di Velden, che lo scorso weekend ha inaugurato il proprio mercatino. La piccola cittadina carinziana, affacciata sul lago Wörther, si presenta in queste settimane ai visitatori preziosamente illuminata, ricca di aromi e di colori, brulicante di bancarelle e di bimbi. Ai più piccoli sono infatti dedicate diverse attività: dal teatro delle favole ai creativi bricolage dell´Avvento, da balli sul ghiaccio a passeggiate guidate coi pony, dai giri sul trenino al forno degli Angeli dove preparare biscotti e decorare panpepati. Nelle baia spiccano alcune figure luminose, come il presepe stilizzato o la famosa “corona dell'avvento” che simboleggia il periodo prenatalizio. Costruita su una struttura galleggiante dal diametro di 25 metri e ricoperta da centinaia di lampadine accese dal tramonto all’alba, questa scintillante scultura lacustre riproduce la tipica decorazione austriaca (Adventskranz) formata da una ghirlanda di rami di abete e da quattro candele, una per ogni domenica precedente il Natale. Il pittoresco effetto visivo che conquista chi visita la cittadina austriaca, però, non sarebbe tale senza la fiabesca presenza del Castello di Schloss , oggi rimodernato e trasformato in una lussuosa struttura alberghiera a sei stelle. La gialla sagoma della facciata principale, che appartiene al corpo storico del palazzo risalente a quattro secoli fa, in queste settimane è incorniciata da fiumi di luci e, dopo il tramonto, crea un effetto scenografico davvero particolare. La sera è possibile fare un giro sul Worthersee con il “battello degli angeli” . La breve navigazione turistica permette ai passeggeri di ammirare da inediti punti di vista le luminose suggestioni di Velden (per informazioni e prenotazioni: Veldener Tourismus GmbH, Tel: +43/(0)810 977088; velden@woerthersee.com). A pochi chilometri dalla cittadina, gli appassionati possono proseguire per l’affollato mercatino di Natale di Klagenfurt, allestito nella centralissima piazza "Neue Platz", sorvegliata dal drago che simboleggia la capitale carinziana e vicina alla zona pedonale. Anche qui tra le bancarelle non mancano addobbi, caldi punch e leccornie. L’atmosfera prenatalizia è condita da intensi incensi e musiche dell’avvento. Nel programma della manifestazione, che proseguirà sino al 24 dicembre, sono previsti concerti, spettacoli e laboratori artigianali, come quello organizzato il 12 dicembre per realizzare decorazioni natalizie in feltro. Sulla Neue Platz si affaccia l’ufficio del turismo di Klagenfurt che propone visite guidate e speciali pacchetti soggiorno natalizi per ogni esigenza (tel. +43/463 5372233, tourism@klagenfurt.at).
Articolo pubblicato su
il Piccolo — 03 dicembre 2009 pagina 32 sezione: CULTURA - SPETTACOLO

Il clima che vogliamo - DECALOGO DEL CITTADINO ECOLOGICO

SAN FRANCISCO - La lotta al cambiamento climatico non dipende solo da quel che decideranno Barack Obama e Hu Jintao a Copenaghen. Non è meno importante quello che hanno già deciso Kim e Jon Waldrep a Sacramento. Qui, nella capitale della California dal clima spesso torrido anche in autunno, i coniugi Waldrep hanno appena finito di ridipingere le pareti esterne di casa. Usando una nuova vernice bianca che assorbe meno calore solare, hanno tagliato del 20% i consumi di elettricità per l'aria condizionata. La famiglia Waldrep fa parte del movimento californiano battezzato "cool roofs", doppio senso che significa tetti freschi ma anche "di moda". In un mondo dove la temperatura media tende a salire e dilagano i condizionatori d'aria anche in zone dove un tempo non esistevano, una piccola innovazione come questa può avere un impatto cruciale.



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09 novembre 2009

Sanità, Obama convince i deputati. Dalla Camera ok alla riforma

In una insolita seduta notturna approvato il progetto di legge a cui la Casa Bianca tiene di più. Grazie a un compromesso sull'aborto trovato dalla Pelosi
Esulta il presidente: "Voto storico, ce la faremo anche in Senato"
Ma lì sarà più difficile: la maggioranza democratica è meno netta.
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20 agosto 2009

Lanciarsi col paracadute sopra i cieli di Orsera

Lanciarsi con un paracadute è già di per sé un'avventura entusiasmante. Farlo sopra i cieli di Orsera diventa un'esperienza indimenticabile.


Oltre ai collaudati voli panoramici, da qualche mese, il piccolo aeroporto privato internazionale della cittadina istriana ha messo a disposizione i propri velivoli e piloti anche per realizzare dei lanci in tandem che vengono effettuati quotidianamente. Fino ad ottobre, dalla pista che si trova in prossimità del Canale di Lemme (Limski Kanal), unico fiordo naturale in Istria, turisti e appassionati hanno quindi la possibilità di spiccare il volo sopra uno dei panorami più spettacolari dell'intera costa adriatica. Se la giornata è limpida, la vista spazia dalle isole Brioni alle Alpi.
Non è necessaria alcuna precedente esperienza: chiunque (addirittura i bambini sopra gli 11 anni), dopo aver affrontato un corso propedeutico che dura pochi minuti, può lanciarsi saldamente allacciato al proprio istruttore paracadutista che lo affiancherà per l'intero volo. È sufficiente prenotare (tel. 00385-915290926; 00385-5244144) e iscriversi allo Skydiving sport club “Slobodan Pad” (che significa letteralmente “caduta libera”).
Una volta sistemata l’imbragatura e le formalità di rito, il resto sembra accadere in un attimo. Si decolla, si raggiunge quota 4000 metri, il portellone si apre e inizia un adrenalinico abbandono alla forza di gravità! Dopo lo strattone del paracadute che si apre, la vista può finalmente spalancarsi con gioia e sollievo senza più ostacoli davanti. Il paesaggio sottostante è un’affascinante collage di campi di colore puntellati dagli svettanti campanili di Orsera, Parenzo e Rovigno. Quasi non si sa dove girarsi a guardare tanta è la voglia di riempirsi gli occhi di mare, di terra e di cielo. Il rosso bruno del litorale croato, che si mescola al verde intenso delle pinete e al pallore roccioso dei lembi frastagliati di costa, è solcato dai 12 chilometri di verde smeraldo del Canale di Lemme. Un verde richiamato da numerose piccole baie e calette, che poi sfuma nel blu intenso dell’Adriatico chiazzato dalle scie bianche delle imbarcazioni e da decine di isole.

Sono 18 solo quelle dell’arcipelago di Orsera (in croato Vrsar), fino agli anni Cinquanta piccolo villaggio di pescatori e oggi meta del turismo internazionale. La pittoresca cittadina, decantata anche da Casanova nelle sue Memorie, è accovacciata su un colle che guarda la baia sottostante. Nelle intime viuzze del piccolo centro storico sorgono la chiesa rinascimental barocca di Santa Fosca del XVII secolo e la chiesa parrocchiale di San Martino. Il vicino castello, un tempo residenza estiva dei vescovi parentini, attualmente ospita residenze private. Delle antiche mura medievali, rimangono la porta orientale, che fu l'entrata principale della cittadina fortificata, e la minuta porta romanica costruita con blocchi in pietra nella seconda metà del XII secolo. Va visitata la chiesetta di Sant’Antonio risalente al 1656.

È ai piedi del colle che ha però preso forma la nuova anima di Orsera. Nella moderna marina e nelle numerose spiagge che circondano la baia, sulle quali sventola la prestigiosa bandiera blu, si concentrano le vivaci attività di mare e turistiche. Il parco naturale di Koversada, in particolare, è uno dei centri naturisti più famosi in Europa.

Nel periodo estivo il curato lungomare pullula di turisti ed è ravvivato da alcuni appuntamenti fissi. Come il festival musicale “Mare e chitarre” ospitato nella basilica di Santa Maria, o come le tradizionali e folcloristiche feste dei pescatori (la prossima è in programma l’11 settembre) che coinvolgono l’intera baia. Molto particolare è la scuola di scultura che si tiene a settembre nella cava abbandonata di Montraker, alla quale i turisti possono assistere, e che ogni anno arricchisce Orsera di nuove opere. Nella cittadina, infine, non manca una ricca offerta di fresche specialità di mare. Vi consigliamo di gustarle dal bel terrazzo del rinomato ristorante Trošt, affacciato sul porticciolo.
di Cristina Favento, articolo pubblicato su "Il Piccolo" di giovedì 20 agosto 2009 nella rubrica di viaggio "Weekend"

08 giugno 2009

10 maggio 2009

ENZO MARI TRA ETICA E DESIGN

Nello sguardo di Enzo Mari, autorevole barbuto creatore di oggetti che hanno lasciato il segno negli albi d’oro del design italiano ed internazionale, si coglie un mondo.

Un mondo creativamente fecondo, ordinato per archetipi di riferimento, ricco di speculazioni; un mondo di continua incessante ricerca, fatto di consapevoli evoluzioni e cambiamenti necessari; un mondo che origina onestamente nuove soluzioni, che non si limita a forme vuote e non ci soffoca di ridondanti sovrapproduzioni; un mondo di comunicazione effettiva, basato sui cardini di alfabeti universali e di linguaggi condivisi; un mondo in cui lui ha deciso di credere a scapito di ogni legittima obiezione. Perché la sua filosofia è una fede da non mettere in discussione, è un modello di mondo che per più di cinquant’anni ha tenacemente cercato di trasmettere agli altri; è la proiezione di un mondo utopico cui tendere perché, indipendentemente dalla sua effettiva possibilità di realizzazione, resta comunque l’unico che valga la pena di realizzare: quello che si legge nei suoi occhi è un mondo etico.

Enzo Mari, (tra) etica e design
[Leggi]

di Cristina Favento, pubblicato su Fucine Mute

09 maggio 2009

NOSTALGIA DELLO SPAZIO - BRUCE CHATWIN


"Monotonia di situazioni e tediosa regolarità di impegni tessono una trama che produce fatica, disturbi, nevrosi, apatia, disgusto di sé, reazioni violente"
Bruce Chatwin

06 maggio 2009

MO YAN, L'UOMO CHE ALLEVAVA I GATTI

Una luna enorme, grondante di rosso, si innalzava a est del villaggio nel crepuscolo della pianura immensa. Le case, tinte del rosso lugubre della luna, sparivano dietro un velo sempre più spesso di nebbia e di fumo. Il sole era appena tramontato e una lunga nuvola purpurea aleggiava ancora all’orizzonte. Piccole stelle gracili tra il sole e la luna mandavano bagliori intermittenti. Il villaggio scivolava lentamente nel mistero, non un abbaiare, non un miagolio, né grida di anatre o di oche, solo il silenzio. La luna si levava, il sole tramontava. Un bambino sgusciò fuori da una porta fatta di ramaglie e in quel momento una stella si spense nel cielo. La sagoma del bambino, come l’ombra di uno spettro, galleggiò leggera nell’aria e ondeggiò sull’argine del fiume dietro al villaggio. Sotto l’argine, l’erba secca e le foglie ingiallite dei pioppi e dei salici sembravano ansimare. […]
Mo Yan, Il fiume inaridito

“L’uomo che allevava i gatti” è un libro sublime e violento allo stesso tempo. I racconti di Mo Yan, una volta scoperchiati e digeriti, si fanno leggere e rileggere ammalianti. Certi paragrafi assomigliano alle strofe di un lacerante canto popolare, a una di quelle nenie affascinanti e dolorose che risuonano nel profondo come echi di un sentire collettivo antico. Dal punto di vista stilistico, la sua prosa rasenta a tratti la perfezione di un felice verso poetico - grande merito va certamente riconosciuto alle splendide traduzioni di Daniele Turc Crisà, che ha scelto e lavorato a Il fiume inaridito, Il cane e l’altalena, Il tornado, La colpa, Musica popolare e al racconto che dà titolo al libro. L’eleganza della forma, però, quasi sempre cozza con la brutalità dei contenuti, tanto da lasciare il lettore in uno strano stato sospeso, attonito.
Leggi il seguito della recensione su Fucine Mute

di Cristina Favento

02 maggio 2009

QUANDO IL PUNK SI FONDE CON IL TAO, INTERVISTA AL REGISTA MARC CARO

Approdato al Science+Fiction in occasione di Vojages Fantastique – la rassegna dedicata al cinema francese – il regista Marc Carò ha preso parte ad alcune presentazioni e incontri con il pubblico presente a Trieste. Ha risposto alle curiose domande dei presenti, ci ha parlato un po’ della sua straordinaria carriera e del suo modo di vedere la vita e di fare cinema.

Disegnatore per riviste di fumetti e sperimentatore di grafica animata in 3D, Carò inizia il suo percorso cinematografico grazie all’incontro col regista Jean-Pierre Jeunet, assieme al quale gira Delicatessen e La città dei bambini perduti. La loro collaborazione inizia però già nel 1974, con la realizzazione di numerosi cortometraggi di animazione. Il primo lungometraggio a quattro mani arriva nel 1991, ed è la surreale e visionaria storia d'amore colma di bizzarie e di ironica creatività che porta appunto il nome di Delicatessen.
Nel 1995 Caro e Jeunet realizzano insieme anche La città dei bambini perduti, un viaggio dentro la fantasia sfrenata dei due autori, i quali sperimentano anche nuove tecniche di ripresa e di modifica elettronica dell'immagine. Il film, non propriamente compiuto per alcuni aspetti, è però interessante per il confluire di tanti elementi diversi, soprattutto di matrice fumettistica e fantascientifica, che danno vita ad un fertilissimo universo creativo, riconoscibile e molto originale. Entrambi i film sono opere che esplorano infinite intuizioni visive, profondamente ricche a livello visivo.

di Cristina Favento
Leggi l'intervista su Fucine Mute

01 maggio 2009

TILT, intervista all'autrice CATERINA SERRA

Non vedere nessuno, è questa la cosa peggiore, non puoi sapere cosa vuol dire non vedere nessuno. Ti vengono in mente tutti quelli che avresti potuto incontrare quando ne avevi voglia, ma hai detto: Sono stanco, troppo affannato, non ho tempo. Ogni giorno mi viene in mente qualcuno che avrei voluto toccare, che avrei potuto annusare. Anche solo vedere, sai, solo vedere. Perché adesso non posso più

I protagonisti raccontati da Caterina Serra in Tilt, recentemente pubblicato nella collana "I coralli" di Einaudi, sono affetti da quella che è stata definita "l'allergia del secolo": una malattia immunotossica causata dall'inquinamento e dall'esposizione ai prodotti chimici di sintesi, che colpisce milioni di persone ma di cui non si parla; una malattia in cui tutti possiamo riconoscere il nostro presente, la nostra condizione di vita, la nostra personale intolleranza al mondo. La Mcs, Sensibilità chimica multipla, nella sua fase iniziale, viene anche definita Tilt - Toxicant induced loss of tolerance (perdita di tolleranza indotta da sostanze tossiche - a sottolineare il cosiddetto punto di non ritorno che il nostro organismo raggiunge.

Ogni storia inizia con una serie di divieti e racconta come si può vivere evitando il contatto con il mondo: niente profumi e deodoranti, niente roba appena lavata o nuova, niente saponi, creme, trucchi, niente plastica, niente farmaci, pochissimi alimenti, niente odori e sapori artificiali... Sono storie di solitudine e di invisibilità, di lontananza da tutto ciò che si ama. Eppure corre lungo ciascuna di queste pagine, in questo coro continuo di voci, la stessa creativa, ostinata, sorprendente capacità di inventare ogni giorno un modo nuovo di adattarsi all'esistenza. La stessa fierezza. Perché alla fine vivere è tutto ciò che conta: «Sono deodorata, decolorata, sprofumata, ripulita, struccata, degassata, svuotata, decontaminata, disintossicata... Malata, viva».

di Cristina Favento, leggi l'intervista su Fucine Mute

20 aprile 2009

LE VISIONI METAFISICHE DI MOEBIUS, intervista a JEAN GIRAUD

Per gli appassionati di fumetto, Jean Giraud è un nome che racchiude un mondo, anzi parecchi mondi. Più noto con gli pseudonimi di Moebius e di Gir, è considerato uno dei più grandi autori di tutti i tempi.

Ideatore per Pilote del celebre personaggio Blueberry, Giraud ha realizzato anche storie fantastiche dallo stile onirico (sua la serie Il garage ermetico con Jerry Cornelius, Arzach e L’Incal su testi di Alejandro Jodorowsky) e ha lavorato per il cinema su capolavori della fantascienza come Tron (1982), Alien (1979), The Abyss (1989) e Il quinto elemento (1997). Nell'ambito del Science+Fiction e grazie alla collaborazione di Napoli COMICON, l'artista è stato ospite a Trieste come testimonial della retrospettiva Voyage Fantastique, dedicata quest’anno agli incroci tra il cinema di fantascienza francese e il mondo del fumetto, dove l'abbiamo incontrato.

Circondato da giornalisti e fan che gli chiedono ammirati di firmare albi e stampe, Moebius è tranquillo e disponibile. Vado a salutarlo sapendo che l’intervista non si farà perché è troppo impegnato, almeno così mi è stato detto. Per fortuna quel po’ di francese che ricordo facilita l’interazione. Scambiamo due parole e gli racconto che ero venuta lì con l’intento di strappargli qualche perla di saggezza. Lui risponde cortese, quasi sorpreso. Il suo sguardo è vivace e curioso, molto umano. Non capita davvero tutti i giorni di trovarsi di fronte un persona così. Sembra sempre essere lui quello più interessato a scoprire chi ha di fronte piuttosto che il contrario. Somiglia a come ho sempre immaginato dovesse essere un filosofo.

di Cristina Favento,

11 marzo 2009

IL GATTO IN UN APPARTAMENTO VUOTO, di Wislawa Szymborska

morire. questo a un gatto non si fa.
perché cosa può fare il gatto
in un appartamento vuoto?

arrampicarsi sulle pareti
strofinarsi contro i mobili?
qui niente sembra cambiato
eppure tutto è mutato
niente sembra spostato
eppure tutto è fuori posto
la sera la lampada non è più accesa
si sentono passi sulle scale
ma non sono quelli
anche la mano
che mette il pesce nel piattino

non è quella di prima.
qualcosa non comincia
alla sua solita ora
qualcosa non accade
come dovrebbe
qui c'era sempre qualcuno. sempre.
e poi d'un tratto è scomparso
e si ostina a non esserci
in ogni armadio si è guardato
si è cercato sulle mensole
e infilati sotto il tappeto
ma non ha portato a niente

si è persino infranto il divieto
di entrare nell'ufficio
e si sono sparse carte dappertutto.
cos'altro si può fare

aspettare e dormire che provi solo a tornare
che si faccia vedere se osa!
deve imparare che
questo non si fa a un gatto.
gli si andrà incontro
con aria distaccata
un po' altezzosi
come se non lo si vedesse
camminando lentamente

sulle zampe molto offese
e soprattutto
non un salto nè un miagolio.
almeno non subito.

01 marzo 2009

FUNERALI SCENOGRAFICI DI RE CARNEVALE A MUGGIA

La fortunata 56° edizione del Carnevale di Muggia, che nei giorni scorsi ha portato migliaia di festose maschere variopinte nelle calli e nelle piazze della cittadina, si è scenograficamente conclusa ieri con le cerimonie per i funerali del Carnevale. Si ritiene che il gesto purificatorio sia simbolicamente legato all’arrivo della Quaresima imminente. La tradizione, piuttosto diffusa nei paesi di origine cristiana, di celebrare un rituale funebre in chiave farsesca si perde nella notte dei tempi. A Muggia, sembra sia stata l’Ongia, che quest’anno ha celebrato i settant’anni dalla fondazione, a riportare in auge l’antica usanza. Il gruppo si è dato appuntamento ieri pomeriggio, alle 15.30, in Calle Pancera, per dare inizio ad un corteo funebre seguito da un gran falò ai Giardini Europa. Ma anche i Mandrioi non si sono sottratti al proprio dovere, ritrovandosi alle 16.30, in largo Amulia, per una teatrale veglia funebre alla presenza dell’inconsolabile vedova “Giovanna”, impersonata dal presidente dei Mandrioi. A bordo di una carrozza nera e dorata, costruita apposta per l’occasione, è arrivato il feretro del compiantissimo Re Carnevale – si è prestato all’occorrenza il simpatico signor Berto – assieme ai finti preti. A sostenere tutti i presenti in questo triste momento, ci hanno pensato la Guggen Band de Muja, vin brulé e crostoli a volontà.Dopo le celebrazioni, la salma del povero Re Carnevale è stata imbarcata al molo di Caliterna per esser buttata a mare. Alle 19, infine, dopo la raccolta di vino e uova, ha avuto luogo a Santa Barbara l’ultima cerimonia di chiusura del Carnevale muggesano, organizzata dalla Lampo. Dopo aver dato alle fiamme anche il proprio fantoccio di Re Carnevale, assieme ai partecipanti delle diverse compagnie, i presenti si sono riuniti alla “Pignata” per ‘consolarsi’ a suon di vino, musica e allegria.

di Cristina Favento,

pubblicato su "Il Piccolo", febbraio 2009