23 settembre 2013

SCIOPERO REPUBBLICA, CHIESTI 81 TAGLI DAL GRUPPO ESPRESSO

Il quotidiano Repubblica non è uscito sabato per uno sciopero dei giornalisti, dopo che l'azienda - il Gruppo Espresso Repubblica Finegil, di cui fanno parte anche il Piccolo di Trieste e il Messaggero Veneto di Udine - ha comunicato al Cdr l'intenzione di chiedere lo stato di crisi ex lege 416/81, che presupporrebbe l'uscita dal giornale di 81 colleghi nei prossimi due anni. Ecco i comunicati dell'Assostampa Romana e del Coordinamento dei Cdr dei quotidiani locali del gruppo. 

Stampa Romana si schiera a fianco del Cdr e dei giornalisti de La Repubblica che, giovedì, hanno dichiarato lo stato di agitazione per protestare contro il fumoso piano di crisi presentato dall´azienda. Ancora una volta siamo di fronte a un editore che, senza programmare sviluppo, nuovi assetti organizzativi e nuovi modelli di business si rifugia nella ricetta più stantia: il taglio degli organici. In questo caso la redazione si è vista prospettare una diminuzione di 81 unità che, sommate alle 78 del 2009, rappresentano circa un terzo della popolazione giornalistica della testata. Chi garantirà la qualità dell´informazione e la professionalità necessaria a mantenere lo standard di un grande giornale come La Repubblica? I ricavi vantati non più tardi di qualche mese fa dal Gruppo l´Espresso (di cui la testata è parte) non sono sufficienti a finanziare nuovi prodotti editoriali e crescere nuove professionalità? I quasi 500 milioni che Mediaset ha dovuto versare alla Cir sono un cespite personale o rappresentano la contropartita di un mancato investimento editoriale? E nel secondo caso, perché non utilizzarli per quello che era lo scopo primario: incrementare e arricchire il portafoglio di un grande gruppo di informazione? La Giunta esprime, inoltre, preoccupazione per un metodo, quello della riduzione degli organici a carico dell´Inpgi, che appesantisce ancor di più la situazione già difficile dell´Istituto di Previdenza e si proietta sinistra sulla trattativa contrattuale, proprio ora che dovrebbe entrare nel vivo del confronto. La Giunta della Asr chiede all´azienda e alla direzione, di riformulare la richiesta corredandola, come per altro prevede l´allegato D del vigente Cnlg, delle proposte finalizzate: "al risanamento economico, all´avvio di una gestione equilibrata e a prospettive di consolidamento e sviluppo dell´iniziativa editoriale". 

Il Coordinamento dei Cdr del Gruppo Espresso-Repubblica Finegil-Elemedia esprime solidarietà ai colleghi di Repubblica che venerdì hanno scioperato contro il piano di ristrutturazione proposto dall'editore che prevede 81 esuberi fra i giornalisti. Il Coordinamento esprime forte preoccupazione per la decisione dell'Azienda e si unisce all'appello del segretario della Fnsi, Franco Siddi, che ha invitato le imprese editoriali, in questa fase di crisi, «alla moderazione e a un’attenzione ancora più alta ai valori della cultura editoriale, almeno allo stesso livello di quella che si dedica ai conti», con un forte richiamo «ai principi di equità, del ragionevole rischio di impresa, avendo riguardo per la circostanza che i giornalisti non possono più pagare oltre misura». In una nota la Fnsi «esprime forte comprensione ed è vicina ai colleghi di Repubblica in sciopero per ribadire la centralità del lavoro dei giornalisti e della loro occupazione. A fronte dell'ipotesi aziendale di tagliare altri 81 giornalisti, con un nuovo piano di ristrutturazione/riorganizzazione, i colleghi di Repubblica pongono la questione della funzione essenziale del loro lavoro in un'industria editoriale e, peraltro, a una posizione primaria in Italia». Il sindacato dei giornalisti ribadisce che «le criticità economiche derivanti da cali di ricavi per vendite e soprattutto pubblicità vanno affrontate ricercando più soluzioni e ripartendo gli eventuali oneri sulla base di pesi che vanno tenuti in equilibrio. Il costo maggiore non può ancora essere pagato da chi produce la materia prima dei giornalisti - l'informazione -, cioè i giornalisti, per questo a fronte di una protesta che segnala disagio, criticità ed insofferenza dei lavoratori, è necessario un atteggiamento di moderazione di tutte le parti in causa e soprattutto di quella aziendale perché tutti i fattori della situazione attuale e di quella che si vorrebbe con un giornale ormai definitivamente multimediale siano valutati attentamente non solo sul piano contabile e gestionale ma anche su quello prospettico dello sviluppo editoriale».