04 gennaio 2008

PIGNARUL, RIEVOCAZIONI STORICHE E PRONOSTICI PER FESTEGGIARE L'EPIFANIA IN FRIULI

A chiudere il periodo più magico dell’anno ci pensa l’Epifania, vissuta in Friuli Venezia Giulia con solenne e festosa intensità. Protagonista delle più antiche usanze europee e mediterranee, la dodicesima notte porta con sé antichi riti e celebrazioni che, nella nostra regione, vanno dalle spettacolari pire di origine celtica alle rievocazioni storiche di tradizione medievale.

L’utilizzo propiziatorio del fuoco caratterizza i tipici “pignarûi” friulani, detti anche “panevìn” o “foghere”, una tradizione popolare del Friuli e dell’alto Trevigiano. L’accensione dei falò, un rito atto ad allontanare gli influssi malefici e a invocare la benevolenza delle divinità, era originariamente un’usanza risalente a riti pre-cristiani, fatti propri dal Cristianesimo e introdotti come vigilia dell'Epifania nel calendario popolare. In alcune zone del Triveneto, dove la tradizione prende il nome di “casera” o “brusar la vecia”, si usa anche bruciare un fantoccio posto sopra la pira di legna nell’intento di lasciarsi alle spalle il passato. I trimillenari fuochi dei pignarûi, però, accesi per lo più sulle sommità dei colli, sono scevri "di diavoli goffi e di bizzarre streghe".

In base alla direzione di fumo e faville, si pronostica il futuro: se si dirigono verso est ci sarà buona sorte nei mesi a venire, se si dirigono verso ovest è presagio di difficoltà e sarà meglio spostarsi per andare in cerca di fortuna, secondo il proverbio friulano "se il fum al va a soreli a mont, cjape il sac e va pal mont, se il fum invezit al va de bande di soreli jevât, cjape il sac e va al marcjât". Lo stesso proverbio nel Veneto nord-orientale recita: "Se le fuìske le va a matìna ciòl su'l sàc e và a farina, se le fuìske le va a sera pàn e poènta a pièn caliera". E accanto al fuoco si gusta il caldo vin brulè, aromatizzato con cannella e chiodi di garofano, e si mangia la tradizionale “pinza”, una focaccina con farina di mais, pinoli, fichi secchi, uvetta, accompagnata anche da altre pietanze tipiche. Di anno in anno, tra il 5 e il 6 gennaio, la consuetudine si rinnova scaldando gli animi, animando le fredde notti montane e le speranze per l’anno nuovo.

Fra i falò più belli e suggestivi vi è il “Pignarûl Grant” di Tarcento, sulle colline alle spalle di Udine, che arde su un’altura tra le rovine del Cjastelàt (Castello). All’imbrunire del 5 gennaio un corteo di centinaia di figuranti in costume medievale percorre le strade del paese fino ai piedi del Colle di Coia, dove il "Vieli Venerand", il vecchio venerando metà druido e metà sacerdote, accende il rogo. Altri e più piccoli falò brillano nelle frazioni vicine creando splendide coreografie luminose. A concludere la festa i rappresentanti delle borgate (Pignarûlars), muniti di fiaccola, partecipano alla spettacolare Corsa dei carri infuocati per conquistare il Palio.Suggestivi fuochi epifanici illuminano anche le notti di Cassacco (il falò più alto della regione), Tricesimo e Latisana, mentre sulla cima dei falò di San Vito al Tagliamento (ne vengono accesi una decina), Sesto al Reghena e Cordenons si usa bruciar un fantoccio con le fattezze di strega.

Il 6 gennaio fa rivivere anche gesti e riti di antica memoria attraverso alcune cerimonie religiose. Tra queste, in provincia di Udine, viene celebrata ogni anno la Messa dello Spadone, nel corso della quale avviene la rievocazione della solenne investitura del Patriarca Morquardo Von Randeck che, nel 1366, fu insignito del potere politico, militare e civile da parte dell'imperatore. Nel Duomo di Cividale, antica capitale longobarda, il Diacono, con il capo coperto da un colorato elmo piumato, stringe in una mano l’antico Evangelario e nell’altra la spada appartenuta al Patriarca di Aquileia, con la quale benedice gli astanti all'inizio e alla fine della funzione. L'ultimo saluto segna anche, secondo la tradizione, l'inizio del Carnevale. La Messa è ritmata da antichi canti acquileiesi e viene celebrata in latino. A celebrare la spettacolare rievocazione, dopo la funzione, centinaia di figuranti si riversano per le vie di Cividale riportando la cittadina agli antichi fasti medievali.

di Cristina Favento,
pubblicato su Il Piccolo di venerdì 4 gennaio 2008