20 ottobre 2008

BASAGLIA, TRIESTE, LE PAGINE DEL CAMBIAMENTO con LELLA COSTA e PAOLO FRESU

S’intitola “(Tra parentesi). Basaglia, Trieste, pagine del cambiamento” il racconto teatrale per voce e tromba andato in scena in anteprima nazionale lunedì sera al Teatro Sloveno di Trieste. Prodotto dalla Fabbrica del cambiamento nell’ambito delle iniziative promosse per celebrare i trent’anni trascorsi dalla rivoluzionaria riforma del 1978, lo spettacolo è un’emozionante occasione per rivivere e ricordare, ancora una volta. La voce è quella esperta e partecipe di Lella Costa mentre la tromba porta il timbro inconfondibile che sa dare ai suoni Paolo Fresu. Soli su un palcoscenico scabro ed essenziale, per lasciare il maggior spazio possibile all’evocazione.

A raccontare una grande storia sono piccoli frammenti estremamente personali - le testimonianze di chi ha vissuto sulla propria pelle quegli anni - concertati in un unico testo che ripropone con sensibilità intelligenti spunti di riflessione. Le parole sono prese a prestito per lo più da scritti e testimonianze di Franco Basaglia, di Franco Rotelli, di Fabrizia Ramondino, dal libro di Peppe Dell'Acqua “Non ho l'arma che uccide il leone” (rieditato da Stampa Alternativa), da materiali custoditi negli archivi del Dipartimento di Salute Mentale. E da Sergio Atzeni.
In apertura si presentano in scena due attori dell’Accademia della Follia per annunciare lo spettacolo, a confermare, se mai ce ne fosse bisogno, che si sta prendendo parte all’ennesimo tassello di un progetto ben più ampio. Un progetto che, evento dopo evento, continua ad accompagnare il pubblico a ritroso nel tempo, tra storie, aneddoti ed episodi legati alla legge Basaglia, a ciò che ha significato nel trattamento della malattia mentale e ai fondamentali cambiamenti che ha comportato a livello umano, culturale, sociale e politico.
Le storie prendono forma, modellate sui raffinati paesaggi sonori creati dal talento di Fresu, e seguono il ritmo mai statico dettato dalla solita brava Costa. E riemergono i vissuti, gli episodi più emblematici. Come la volta in cui il celebre musicista jazz Ornette Coleman, che nel 1974 tenne un memorabile concerto nel manicomio di San Giovanni, si ritrovò a seguire la fisarmonica di Rosetta, paziente intervenuta nel bel mezzo dell’esibizione intonando motivetti popolari. O come la commovente gita aerea dell’11 agosto 1975, organizzata per cento pazienti del manicomio triestino che da Ronchi ebbero l’opportunità di volare sopra le coste istriane.
Nell’aria vibrano vive punte di amarezza e di eccitazione. E alla fine sembra di conoscere ancora un po’ di più chi c’è stato, chi ha messo in gioco tutto, senza riserve. Perché gli internati non siano più oggetti che intrattengono con le istituzioni disumani “rapporti di manutenzione”. Perché non venga più negato ad un malato il suo diritto di poter essere un cittadino, utile e felice. Perché anche chi è stato “misurato” folle attraverso metri discutibili e inadeguati, trovi la propria possibilità di passare in questo mondo più leggero, senza spezzarsi in cattività.
di Cristina Favento, articolo pubblicato sul quotidiano "Il Piccolo" di mercoledì 8 ottobre 2008
Foto di Emiliano Briguglio © www.pubbligraf.it