17 novembre 2008

Alex Bellini a meno di mille chilometri da Sidney!


Ormai da Sidney lo separano neanche mille chilometri di remate. Per concludere con successo un’avventura folle, per vincere una sfida con il mare ma soprattutto con se stesso. Alex Bellini, trentenne valtellinese ma triestino d’adozione, ha alle spalle 269 giorni trascorsi in solitaria nell’Oceano Pacifico a remare, in genere per 12 ore al giorno. Sono oltre 9.000 le miglia che ha percorso e quasi nove i mesi vissuti a bordo di una barca lunga 7,5 metri e larga meno di due. Senza vedere altro che cielo e acqua, almeno fino a un mese fa, quando gli si è parata davanti agli occhi l’isola Mattew, a sud della Nuova Caledonia. Il primo avvistamento di terra dopo la partenza da Lima avvenuta il 21 febbraio scorso. Una visione quasi irreale, arrivata dopo il disperato sforzo fatto per vincere le forti correnti che lo stavano trascinando a nord, fuori rotta; 38 ore di remata continua, interrotte solo da brevi e cadenzate pause per mangiare.
“Sono proprio gli imprevisti sempre in agguato la prova più difficile da affrontare”, racconta Bellini, “la sensazione costante di essere sempre in pericolo è estenuante”. Sebbene il traguardo sia vicino, questi giorni sono forse tra i più duri. Stanchezza e fatica si fanno naturalmente sentire, soprattutto a livello psicologico. Risale ad appena a due giorni fa l’ultimo capottamento provocato da una violenta ondata che ha rischiato di affondare l’imbarcazione. Non è ancora tempo di esultare insomma, perché in mare non si può dare niente per scontato. Pochi ne sono consapevoli quanto Bellini, tra i primissimi al mondo nella classifica di permanenza in mare.




“Ci vuole molto più coraggio ad affrontare le difficoltà che si conoscono bene piuttosto che l’ignoto” racconta il navigatore che nel 2005 aveva già attraversato l’Oceano Atlantico in un’altra solitaria a remi di otto mesi. Allora da Genova era arrivato a Fortaleza, in Brasile, sperimentando sulla propria pelle l’imprevedibilità e i tiri mancini che giocano gli elementi. Tra i suoi precedenti ci sono anche due traversate in slitta dell’Alaska e una maratona di 250 chilometri corsa nel deserto del Sahara.
Non sa spiegare Bellini quella spinta irrazionale e irrefrenabile che lo spinge ad affrontare sempre nuove avventure. Sul suo sito scrive di sé: “Ad ogni persona è stato assegnato un posto, nel mondo. Il mio è un posto senza nome e senza terra in cui soffia il vento della libertà”.
Per sedare la sua sete di spazio questa volta è partito dunque dal Perù con l’idea di raggiungere l’Australia. Equipaggiato di scorte alimentari, 21 chili tra libri e riviste, un i-pod, due dissalatori per procurarsi acqua potabile e di tanto coraggio. Il suo unico legame con la civiltà è un collegamento satellitare che permette al team che lo segue da terra di monitorare costantemente la sua posizione. E a lui di comunicare con sua moglie Francesca, che già lo attende impaziente a Sidney, e con i suoi fan. Sono in moltissimi a seguirlo e sostenerlo via radio e via internet, soprattutto grazie al suo sito che pubblica in tempo reale gli aggiornamenti al diario di bordo compilato tra le onde del Pacifico.
L’arrivo è atteso tra fine novembre e inizio dicembre. Secondo le previsioni, le correnti costiere dovrebbero agevolare l’ultimo tratto di navigazione e accelerare il ricongiungimento di questo novello Ulisse con la sua Penelope. Francesca Bellini si chiede in questi giorni come sarà il ritorno di Alex alla normalità, dopo tanti mesi trascorsi in solitudine in mezzo all’Oceano, avvolti dal buio e dal silenzio ad ascoltare “il rumore degli ingranaggi dell’Universo”.
di Cristina Favento, articolo pubblicato su "Il Piccolo" di domenica 16 novembre 2008