18 giugno 2013

IL DIZIONARIO DEI LUOGHI COMUNI

Bionde: più calde delle brune
Brune: più calde delle bionde
Lord: inglese ricco
Godimento: parola oscena 
Falsari: lavorano sempre nei sotterranei
Freddo: più sano del caldo
Gentiluomo: non ce n'è più
Ottimista: equivalente di idiota
Umidità: causa di tutte le malattie
Monopolio: inveire contro
Iliade: sempre seguito da "Odissea"
Contralto: non si sa che cosa sia
Ispirazione poetica: cose che la provocano: la vista del mare, l'amore, le donne, eccetera.

Partorito con feroce ironia da Gustave Flaubert nella seconda metà del XIX secolo, Il dizionario dei luoghi comuni è un volumetto spaventosamente attuale. Non tanto, o non soltanto, per il vero e proprio (e spassoso) elenco stilato dall'autore, quanto soprattutto per l'idea di fondo che ne ha guidato la compilazione. Ciò che formalmente appare una lista di parole con definizioni, commenti e "pensieri fatti" più comuni all'epoca, nella sostanza è un ritratto dello "stupido" flaubertiano. Inteso soprattutto come conformista e poco dotato di indipendenza di pensiero, pigro culturalmente e un po' codardo, incapace di correre il rischio della diversità.

Nella prefazione di una delle ultime riedizioni del volumetto, scrive Michele Serra a proposito di questo umano prototipico per eccellenza: "E' il ripetitore convinto, entusiasta, di ciò che è già stato detto, che non è pensato e definito secondo i crismi del giudizio personale o dell'esperienza, ma solamente per poter stare rispettabilmente in società con la inoffensiva cordialità delle opinioni condivise. Meglio: delle parole condivise, quelle che producono il suono confortante del già udito".

Una lettura è d'obbligo, se non altro per precauzione. "Bisognerebbe che in tutto il libro non ci fosse una parola mia - scriveva l'autore a una confidente - e che, una volta letto il dizionario, non si osasse più parlare, per paura di dire spontaneamente una delle frasi che vi si trovano".