30 settembre 2012

Radiohead live in concert. To be repeated!

Splendido! Se potessi me li rivedrei a Berlino...



Si è aperto sulle emozionanti note di "Lotus Flower" l'ultimo concerto italiano... [leggi la recensione completa su Affaritaliani.it]

27 settembre 2012

Festival dell'Innovazione a Bolzano

Bolzano ambasciatrice d'innovazione. Tre giorni dedicati soprattutto alle nuove tecnologie e alle energie rinnovabili, alla presenza di ospiti illustri. Premi Nobel, ministri e imprenditori illuminati assieme per creare network virtuosi.
[leggi l'articolo su Affaritaliani.it]

22 giugno 2012

Elogio dei Piedi al Festival della Viandanza. Intervista a Erri De Luca


L'andare, la montagna, con la sua forza e il suo fascino, l’uomo che si mette in cammino verso la cima, che sa fermarsi prima di conquistarla, l'umile lentezza di chi tiene in esercizio la lingua lontano dai clamori. Di tutto questo, e di molto ancora, tratterà l’incontro con uno degli scrittori italiani più acclamati, non solo a livello nazionale, degli ultimi vent’anni: Erri De Luca. Un incontro affascinante, con un viandante che è camminatore e alpinista, studioso autodidatta di lingue antiche, poeta e giornalista...
di Cristina Favento
Leggi l'intervista completa su Affaritaliani.it

SE NON VOLETE CHE VI CHIAMINO PIU' A CASA A TUTTE LE ORE PER OFFERTE DI OGNI GENERE

Cari lettori,
immagino che, come succede a me, anche molti di voi abbiano vissuto l'incubo delle telefonate costanti al telefono fisso di casa da parte di call center da ogni dove, che propongono almeno tre imperdibili offerte al giorno...
Se non volete passare la vita a rispondere a telefonate indesiderate, vi consiglio di leggere attentamente quanto segue, credo sia un'utile condivisione:

A partire dal 02 febbraio 2011 i numeri telefonici, fissi e mobili, di tutti coloro che sono presenti negli elenchi telefonici generali sono utilizzabili per contatti telefonici di carattere commerciale a meno che l'utenza non si iscriva al Registro delle Opposizioni, istituito con il DPR 178/2010 dal Ministero dello Sviluppo Economico, Dipartimento per le Comunicazioni, e gestito da Fondazione Ugo Bordoni.

Per iscrivere la propria numerazione al Registro Pubblico delle Opposizioni è possibile: 

1. Compilare l'apposito modulo elettronico sul sito web www.registrodelleopposizioni.it;
2. Chiamare il numero verde 800265265;
3. Inviare una raccomandata a:
GESTORE DEL REGISTRO PUBBLICO DELLE OPPOSIZIONI - ABBONATI - UFFICIO ROMA NOMENTANO CASELLA POSTALE 7211 00162 ROMA RM;
4. Inviare richiesta scritta via fax al n. 0654224822 o all'indirizzo di posta elettronica abbonati.rpo@fub.it.

Per ulteriori informazioni relative al funzionamento del Registro delle Opposizioni e alle modalità di iscrizione è possibile visitare il sito: www.registrodelleopposizioni.it.

15 maggio 2012

Festival della Viandanza dal 15 al 17 giugno a Monteriggioni, Toscana


Da venerdì 15 a domenica 17 giugno, nella splendida cornice di Monteriggioni, in provincia di Siena, apre i battenti la prima edizione del Festival della Viandanza. Una festa aperta a tutti lungo il principale itinerario di viandanza italiano: la Via Francigena. Tre giorni dedicati al viaggiare lento e consapevole, tre giorni di eventi gratuiti da prendere con calma.


“Perché gli uomini vanno girovagando invece di starsene fermi?”, si chiedeva un infaticabile viaggiatore del secolo scorso, Bruce Chatwin, ed è intorno a questa, e molte altre domande che ci investono da vicino – è possibile una nuova vita all’insegna della lentezza, lontana dalla corsa al consumo? Camminare per cambiare se stessi e il mondo? Esiste viaggiatore senza accoglienza? – che ruoterà il primo Festival della Viandanza.
Una vera e propria festa, aperta a tutti, che avrà luogo lungo il principale itinerario di viandanza italiano: la Via Francigena. Tre giorni di eventi gratuiti da prendere con calma, fitti di camminate per tutti i gusti e tutti i piedi: da quelle meditative, da fare all’alba, a quelle per i bambini e le famiglie, guidati da un asinaro, da attori, musicisti, e poi le camminate terapeutiche, dedicate a chi ha paura di partire o ha paura di tornare, o ancora le camminate civili e della memoria.
Non mancheranno gli incontri con gli autori, come quello a cui parteciperà Sébastien de Fooz, viandante belga che dopo aver compiuto un viaggio a piedi dalle Fiandre a Gerusalemme e averlo raccontato in un libro di successo, è diventato una vera star del mondo della lentezza, conducendo programmi televisivi e progettando, con il sostegno dell’Unione Europea, la “Via della Pace”, un cammino che attraverserà paesi, culture, religioni differenti, per unire Bruxelles a Gerusalemme.
Un incontro eccezionale sarà quello con Erri De Luca, uno degli scrittori italiani più acclamati e originali degli ultimi vent’anni, ma anche esperto alpinista e camminatore, che racconterà il suo rapporto con la montagna, la sua forza e il suo fascino, la dimensione dell’uomo che si mette in marcia verso la cima e che sa fermarsi prima di conquistarla, preservando l’umiltà dell’esploratore e la capacità di accogliere l’altro da sé, lo straniero che abita dentro e fuori di noi.
Sul fronte degli spettacoli due sorprese: una rappresentata da Ambrogio Sparagna, tra i musicisti più importanti nel panorama della nuova musica popolare italiana, etnomusicologo, grande virtuoso dell’organetto e fondatore dell'Orchestra Popolare Italiana dell'Auditorium Parco della Musica di Roma, che ci farà rivivere, accompagnato dalla sua orchestra, il mitico viaggio di Giuseppantonio e dei suoi compagni musici, partito nei primi del ‘900 a piedi da Napoli per giungere a Marsiglia. Un pellegrinaggio “al contrario”, nei solchi della Via Francigena, scandito da serenate e ballate, ninne nanne e tarantelle d’amore, ritmi frenetici e saltarelli, che coinvolgerà il pubblico facendolo ballare e cantare.
L’altra sorpresa ce la riserverà Paolo Rumiz, uno dei più noti giornalisti e scrittori di viaggio italiani, autore di reportage memorabili e grande camminatore, che ha confezionato assieme al compositore e musicista Alfredo Lacosegliaz – autore di musiche, tra gli altri, per Mario Monicelli e Moni Ovadia – uno spettacolo per la Festa della Viandanza. Un’anteprima nazionale, dunque, pensata e allestita
appositamente, un testo tratto dagli appunti del viaggio compiuto a piedi da Rumiz nel settembre 2011 da Trieste a Premantura, la punta meridionale dell’Istria. Sette giorni di incontri e di considerazioni, tra consigli di sopravvivenza e ricordi di percorsi precedenti, tra convivi popolani e fughe notturne di schietto misticismo, raccontati dalla voce del protagonista e scanditi da una narrazione musicale pensata per muoversi tra i diversi piani suggeriti: dalla materialità del bisogno quotidiano alle spiritualità del cosmo e delle presenze fatue che si incontrano in cammino.
Ma non può esistere, come si è detto all’inizio, pellegrino, viandante, camminatore, viaggiatore lento senza qualcuno disposto ad accoglierlo. Per questo motivo il Festival ha deciso di dare spazio al Primo Raduno Nazionale degli Ospitalieri Volontari, un gruppo di decine di donne e uomini che nel proprio tempo libero si adoperano per assistere chi cammina lungo il Cammino di Santiago e la Via Francigena. Sarà l’occasione per presentare al pubblico il loro servizio, per parlare del boom di Santiago, delle potenzialità della nostra Francigena e, soprattutto, in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo, per discutere del tema dell’accoglienza, fuori da ogni logica di parte.
Essere lenti, però, non significa restare indietro, ecco perché il Festival vuole puntare, attraverso il lancio di due concorsi, a mettere i piedi ben saldi nel presente. Il primo, Premio Porte Aperte, sarà oltre che un gioco un esercizio di civiltà, e consisterà nel premiare la migliore struttura ricettiva “pellegrina” lungo la Via Francigena. L’intento è quello di promuovere la pratica dell’accoglienza e, inoltre, il tentativo di far passare l’idea che l’accoglienza può essere fatta a regola d’arte da tutti, a livelli diversi, con passione, rispetto per il territorio in cui si vive e apertura verso il forestiero.
Il secondo sarà il Premio Movimento Lento, dedicato interamente a chi si occupa di comunicare, mediante un sito web, un blog o gestendo un gruppo sui social network, la filosofia di vita slow, occupandosi di viaggi a piedi, in bicicletta o con qualsiasi altro mezzo lento a basso impatto, pubblicando mappe, recensendo libri o opere sull’argomento, dando spazio alle testimonianze scritte e video, dando consigli e fornendo le informazioni di cui i viaggiatori hanno bisogno.
Per finire, il Festival ha deciso di trasformare Monteriggioni in un vero e proprio mercato a cielo aperto. Le vie del paese saranno animate per 3 giorni da stand dell’editoria e dell’associazionismo di settore, nonché da un mercatino del baratto, nel quale gli escursionisti potranno scambiare vestiti e attrezzature da trekking.

Il Festival è realizzato da itinerAria con il supporto della Regione Toscana, di Toscana Promozione, del Comune di Monteriggioni e con la collaborazione del Movimento Lento.
Direttori artistici: Luigi Nacci www.nacciluigi.wordpress.com Luca Gianotti www.lucagianotti.wordpress.com Direttore organizzativo: Alberto Conte www.movimentolento.it/it/profiles/AlbertoConte
Segreteria Organizzativa: Chiara Rossi Tel. 345 6515891 - viandanzafestival@itineraria.eu - www.viandanzafestival.it

28 aprile 2012

Hospitalera sul Cammino di Santiago

Ho ricevuto una chiamata, e vado. Sarà dura a luglio, a Granon, con tutto il flusso di persone che arrivano in quei giorni e il caldo e la fatica accumulata in questi mesi di corse e viaggi continui, per la prima volta a misurarmi con questa esperienza impegnativa. Ma sono felice, tanto. Mi viene proprio da dentro, come tutto ciò che riguarda questa magia che è il Cammino. E vado.
Mi si è acceso un sorriso forte dentro. Ho rivisto le foto dell'albergue dove sarò e il sorriso si è allargato ancora di più, fin lungo le braccia. Ti viene voglia di alzarle, e quasi senza accorgertene ti ritrovi ad essere quell'omino lì, quello del ciondolo che ci hanno dato, il ciondolo che pende al collo degli ospitaleri volontari, fatto di tanti piccolo altri grandi omini e donnine che compongono la figura intera.

Ultreia

16 dicembre 2011

TRIESTE, EMOZIONI DI MARE - GUIDA TURISTICA GRATUITAMENTE SCARICABILE ON LINE


Se volete scoprire musei, monumenti e piccoli grandi mondi sospesi tra storia e mare, scovare le spiagge più belle della costa triestina, saperne di più su Barcolana, collegamenti marittimi, eventi sportivi, parchi marini, tradizioni pescherecce e ristorantini dove gustare specialità di mare appena pescate, non vi resta che scaricarvi la guida Trieste, emozioni di mare, da me scritta in collaborazione con Promotrieste e Divulgando, disponibile gratuitamente on line.

E se preferite rimanere coi piedi per terra, o al massimo addentrarvi nelle sue profondità, avete anche l'opzione Carso Triestino, sempre scaricabile gratuitamente on line.
Buona lettura!
Cristina Favento

GUIDA GRATUITA ON LINE SUL CARSO TRIESTINO


A tutti gli appassionati di passeggiate, sport all'aria aperta, sentieri storici, scorpacciate enogastronomiche in osmizze & co., prodotti caserecci, tradizioni locali e altre piccole curiosità sulle bellezze paesaggistiche della provincia di Trieste, sono lieta di proporre la guida gratuita dedicata al Carso triestino, ma non solo, che ho avuto il piacere di scrivere in collaborazione con Divulgando e Promotrieste.

E se alle meraviglie naturali del carso preferite i tesori sommersi e gli scenari marini, non vi resta che scaricarvi la guida Trieste, emozioni di mare, anche questa da me scritta e disponibile on line gratuitamente.
Buona navigazione!
Cristina Favento

23 marzo 2011

CINEMA KOMUNISTO

Come fa un Paese a scegliere la storia di sé che vuole raccontare? Fino ad ora non si è fatto altro che distruggere il passato in nome di un nuovo inizio, distruzione e ricostruzione sono diventate un leit motiv della nostra storia, e ad ogni nuovo mattone, c’è bisogno di riscrivere il copione. Se dovessi trovare una parola per descrivere che cosa significa crescere in un paese che ha cambiato nome 4 volte negli ultimi 15 anni, sarebbe “discontinuità”.

Mila Turajlić, note di regia per Cinema Komunisto

Mila Turajlić, vincitrice nella sezione documentari del Trieste Film Festival grazie al suo delizioso Cinema Komunisto, è certamente una giovane regista da tenere d’occhio. Preparata, intelligente, spiritosa, ha colpito nel segno realizzando un film eccezionale che, con il cinema e attraverso il cinema, racconta davvero un’epoca, ovvero gli anni d’oro della cinematografia jugoslava al tempo di Tito. E lo fa intrecciando rimandi storici, sociali, creativi; alternando dimensione passata e presente; offrendo allo spettatore delle immagini di archivio straordinarie. Un lavoro costato ben quattro anni di fatica, tra ricerca dei materiali, organizzazione, riprese e realizzazione del film.

La regista ha raccontato di aver viaggiato nei paesini sperduti di mezza Serbia per recuperare dai piccoli collezionisti privati pellicole altrimenti introvabili, i cui diritti non si capiva bene a chi appartenessero. “All’inizio mi dicevano ‘non hai idea di che razza di follia sia quella in cui ti stai imbarcando!’ e in effetti avevano ragione! – dice ridendo la Turajlić – A molti collezionisti non interessava affatto il denaro e dovevo ingegnarmi a trovare film che non avevano da barattare come merce di scambio per avere quelli che mancavano a me. Anche rintracciarli non è stato facile, soprattutto all’inizio. Poi però entri in una rete e sono loro stessi a metterti in contatto con altri collezionisti, funziona per passaparola. Mi sono appassionata ed è diventata una missione, a metà tra una detective story e una caccia al tesoro, che mi ha portata addirittura in Italia, Francia, Inghilterra e Stati Uniti pur di recuperare il materiale che cercavo”.

Fulcro del documentario è l’amore di Tito per il cinema, divertente chiave che permette di raccontare l’uomo ma soprattutto la Jugoslavia di allora. Ha dell’incredibile il sistema produttivo messo in piedi dal regime comunista all’epoca. La storia del cinema jugoslavo, fino ad oggi ancora poco conosciuta, è la storia di Avala Film, la casa di produzione cinematografica voluta dal dittatore balcanico. Sede concreta del tanto desiderato impero cinematografico è la Filmski Grad, la monumentale ‘Città del cinema’ costruita a Belgrado. Tito voleva fare le cose in grande e, prima di realizzarla, aveva mandato i suoi uomini negli studi romani di Cinecittà e in quelli praghesi di Barrandov, allora tra le realtà più all’avanguardia.

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di Cristina Favento

13 febbraio 2011

FRUSTATA A MORTE

Nella giornata di oggi - una giornata di mobilitazione femminile in Italia - vorrei ricordare un nome. Perchè quando ho letto la notizia sotto riportata mi è venuto da piangere. Perchè oggi nelle piazze italiane la presenza avrà un significato che, personalmente, voglio leggere non come troppo politicizzato o locale ma come una presa di posizione universale e critica.
C'è bisogno di persone che reagiscano di fronte a ciò che accade davanti ai loro occhi, di persone che riflettano con la propria testa, che si prendano la responsabilità di agire nella realtà in cui viviamo senza rimanere (tele)spettatori passivi. O almeno di provarci. Intanto ricordando un nome: Hena Begum.

"Quattro uomini, fra cui un imam, sono stati arrestati per l’ assassinio di una ragazzina di 15 anni, Hena Begum, e si sta indagando sul ruolo di altre 12 persone. L’adolescente è morta per emorragia dopo aver ricevuto circa 200 colpi di frusta; era accusata ingiustamente di aver avuto una storia extra-matrimoniale con un suo cugino, sposato, Mahbub Khan, che in realtà l’ha violentata. Fonti locali di AsiaNews affermano che il caso di Hena è emblematico di un fenomeno diffuso: ci sono molti casi del genere nel Paese, che di rado vengono alla luce".

19 settembre 2010

CAMMINO DI SANTIAGO

Avevo sempre sentito parlare del Cammino di Santiago de Compostela senza mai troppo approfondire. Come spesso mi capita, con i viaggi soprattutto, preferisco buttarmi dentro le cose con un balzo a piè pari quando viene il momento, e poi ci si pensa.



E così è stato quest'estate. Mi hanno dato 3 settimane di ferie all'ultimo minuto, non avevo programmi e non avevo grandi budget a disposizione. E così ho deciso di partire per la Spagna e mi sono attrezzata/informata alla "meno peggio" sulle cose base da portare a dieci giorni scarsi dalla data di partenza.
Dalla mia avevo la solita grande spinta ad andare, un ottimo "guru", l'amico Luigi Nacci, che ha fatto il cammino più volte e mi ha dato le dritte giuste prima della partenza, e un fisico abbastanza sportivo che per fortuna, nonostante i maltrattamenti che spesso gli infliggo, regge bene.
Sapevo già di voler andare da sola, non è stata una cosa sulla quale mi sono fermata a riflettere, è stata una scelta istintiva. Ed è stata la migliore, non ho avuto un solo momento di dubbio o di rimpianto.
L'unico punto dolente semmai era il limite temporale: in 21 giorni sapevo che non sarei riuscita a concludere l'intero percorso che avevo deciso di fare, ovvero il Camino Frances. E sapevo che accettare un compromesso lasciando le cose a metà, senza arrivare alla meta, oppure prendendo un mezzo di trasporto che non fossero le mie gambe, per come sono fatta, mi sarebbe costato tanto.
Però mi son detta: "intanto parto, poi si vedrà!". Volevo provarci. Non sapevo neppure se sarei stata in grado di proseguire, tanto più considerando che partivo senza un allenamento specifico e con l'unica condizione di base che qualsiasi guida o pellegrino sconsigliano: un paio di scarpe nuove! D'altra parte, di vecchie e adatte a una simile impresa non ne avevo, quindi o facevo la kamikaze o niente.
Sapevo già che avrei pagato, nel migliore dei casi in vesciche, ma quella chiamata che sento dentro ogni volta che decido di partire, come sempre, ha vinto su tutto. Paure ed esitazioni incluse.



Non ho fatto alcun piano, i miei unici vincoli erano le date di partenza e di rientro. Sono andata in agenzia chiedendo semplicemente la soluzione più economica e ne sono uscita con un biglietto di andata per il primo agosto (destinazione Pamplona) e uno di rientro da Santiago, la mattina del 24 agosto. Così, dopo un viaggio piuttosto lungo (per risparmiare, e anche perchè all'ultimo minuto non c'erano posti liberi su altre destinazioni, ho dovuto combinare treno+aereo+treno) sono arrivata nella città che Hemingway descrive nel romanzo "Fiesta" e che mi era venuta voglia di visitare leggendo il libro appena un mese prima. Un regalo ricevuto quando neppure immaginavo che sarei partita per il cammino, né tanto meno sapevo che passasse di là! Quando si dice i "casi" della vita...
Sono arrivata a Pamplona quasi alle 21 del 1 agosto. Ho trovato una sistemazione di fortuna e ho iniziato a camminare il giorno successivo, il 2 agosto. Sono arrivata con i miei piedi fino a Leon, da lì ho poi preso un treno notturno fino a Sarria e all'arrivo ho ripreso a camminare fino a Santiago e poi fino a Finisterre. E' stata l'esperienza più bella della mia vita.
E ciò che ho avuto la fortuna di vivere, se può interessare per semplice curiosità o essere utile ad aspiranti pellegrini, lo metto a disposizione tramite questo blog. Scrivetemi pure tramite commento.
Cristina


Leggi anche partire come volontaria nelle strutture di accoglienza del Cammino.

Guarda la foto gallery: Il Cammino di Santiago in immagini.

PS: Ciò che scrivete non viene pubblicato in automatico perchè questo blog ha un filtro anti-spam che gestisco personalmente. Solo dopo aver letto il testo dei commenti, ne approvo eventualmente la pubblicazione. Se avete bisogno di scrivere messaggi o recapiti che non volete diventino pubblici, potete specificarlo nel testo del commento e vi contatterò in privato senza pubblicare il messaggio.

12 marzo 2010

I gioielli del Veneto sulla Strada dell Architettura


Scorrazzando tra le pianure della Marca trevigiana, capita di imbattersi in diversi cartelli marroni che segnalano le tappe di un percorso ben preciso. Il progetto che vi fa capo, e che mette in circuito diversi luoghi di interesse disseminati nel territorio, porta il nome di "Strada dell'Architettura" e nasce in collaborazione con i Comuni del trevigiano allo scopo di valorizzare e rendere accessibile a tutti la conoscenza di alcune opere d'arte altrimenti poco visibili. Così, cartello dopo cartello, attraversando diverse cittadine e proseguendo quasi come fosse un caccia al tesoro, ci si imbatte in chiese, ville, borghi e palazzi, architetture moderne e industriali che ripercorrono quasi mille anni di storia, rievocando nomi prestigiosi quali il Palladio, il Veronese, il Vittoria o il Canova. E il tesoro alla fine si trova. Anzi, ce ne sono due che spiccano tra gli altri, quasi agli antipodi dell’itinerario: la monumentale Tomba Brion a San Vito e la Gipsoteca di Possagno, entrambe ad opera del grande architetto veneto Carlo Scarpa. Assieme ai moltissimi progetti redatti per residenze private, edifici commerciali e pubblici e per l'allestimento di grandi mostre, dei lavori di Scarpa ci restano in tutta Italia ben apprezzati esempi, dalla Ca' Foscari alla Fondazione Fondazione Querini Stampalia a Venezia, dalla sistemazione del palazzo Abatellis di Palermo (1953-54) al restauro del museo di Castelvecchio a Verona (1964). Il progetto realizzato a San Vito però, secondo alcuni critici, può essere considerato l’apice della sua attività. Forse perché il complesso, commissionatogli dall’industriale Brion ed eseguito tra il 1970 ed il 1975 (negli anni in cui procedevano anche i lavori al triestino Museo Revoltella) sarebbe poi diventato, come da accordi, anche la sua stessa tomba. Carlo Scarpa è sepolto in un angolo, quasi nascosto, esterno a questa sua opera che è stata dallo studioso Giuseppe Mazzariol definita «la duplicazione dei suoi occhi». Per informazioni e visite guidate (nei periodi di giungo e luglio) ci si può rivolgere alla Biblioteca Comunale di Altivole (tel. 0423 918380) oppure al custode (sig. Marcolin, tel. 0432 564200). Il monumento non è immediatamente visibile dalla strada principale. Sulla destra, bisogna cercare un signorile palazzetto settecentesco, ingrigito dal tempo e dalle intemperie, che fino a qualche mese fa ospitava l’ormai chiusa Osteria dalla Wilma, dal nome della simpatica ostessa sempre pronta a raccontare brillanti aneddoti di quegli anni in cui Scarpa si recava lì per mangiare un boccone e si soffermava a scarabocchiare un’idea per il progetto funerario che stava portando avanti. Accanto al palazzetto si snoda una stretta viuzza al termine della quale si intravede il viale di ingresso al Cimitero di Altivole, dove si trova appunto la Tomba Brion. L’acqua, elemento caratterizzante dell’opera di Scarpa, unisce tutti gli episodi architettonici di questa complessa progettazione dalle suggestioni orientali, affianca i percorsi, regala poesia alla composizione estremamente armonica, ben integrata al paesaggio circostante. Stupisce notare come il posto sia frequentato da qualche turista straniero - soprattutto dai tratti asiatici o con spiccato accento americano - che si aggira nel perimetro con tanto di guida, ma da ben pochi nostri connazionali. Molto più affollata è invece la Gipsoteca (che letteralmente significa “raccolta di gessi”) di Possagno, dove Monsignore Giovanni Battista Sartori, alla morte del fratellastro Antonio Canova, volle trasferire tutti i modelli in gesso, i marmi invenduti, i dipinti, i bozzetti e quant'altro si trovava nei magazzini dello studio romano dell’artista. Per ospitare le collezioni, consentendo a turisti e studiosi di ammirare tutte assieme le opere, Sartori decise di costruire una Galleria presso la casa natale di Canova. Apprezzata dai visitatori è soprattutto la nuova ala dell’edificio, costruita da Scarpa nel 1957 nell'alta sala a torre e nel corpo allungato che si restringe fino alla piscina delle Grazie. Qui, inondati dalla luce solare che piove dall’alto, hanno trovato adeguata sistemazione alcuni modelli in gesso di quelli che sarebbero diventati capolavori come “Amore e Psiche” e le “Tre Grazie”.

di CRISTINA FAVENTO

il Piccolo — 05 marzo 2010 pagina 34 sezione: CULTURA - SPETTACOLO RIPRODUZIONE RISERVATA

24 febbraio 2010

CON IL NASO ALL'INSU' - INTERVISTA A MARGHERITA HACK

Margherita Hack è irresistibile. Si approccia a chiunque con un candore e una semplicità disarmanti. Mentre parla del proprio lavoro, guizzi vivacissimi le attraversano i grandi occhi azzurri e sul viso le si schiude un sorriso da bambina. La sua casa triestina sembra una biblioteca, ci sono oltre ventimila volumi sparsi ovunque, tra mensole scaffali e tavolini. È qui che l'abbiamo incontrata, circondata dai suoi gatti, per il piacere di scambiare quattro chiacchiere sul mondo, visto da lei.
foto di Giulio Donini ©

14 febbraio 2010

Te quiero maso, San Valentino va in montagna

di CRISTINA FAVENTO
Le proposte last minute per un weekend romantico sono a portata di clic. Che si voglia trascorrerlo accoccolati a scaldarsi sulla neve, a farsi viziare con massaggi e trattamenti benessere a due o condividendo un momento di meraviglia con la testa letteralmente tra le nuvole, ce n’è per tutti i gusti. Gli amanti delle Dolomiti apprezzeranno l’iniziativa “Te quiero maso”, lanciata dal Consorzio turistico dell’Alta Pusteria per trascorrere un San Valentino intimo e dedicato al gusto in uno degli splendidi masi altoatesini. Questo weekend, infatti, diverse strutture organizzano dei veri e propri laboratori enogastronomici e dei tour golosi per esaltare i sapori dell’amore. A Dobbiaco, per esempio, si possono provare il pane con erba trigonella e i coloratissimi cuscinetti aromatici riempiti di spelta di farro e grano del maso Feichter (www.brotklee.it) oppure i saporiti formaggi del Waldruhe (www.villa-waldruhe.it). Ma ce ne sono anche tanti altri, ciascuno con le sue unicità e tutti accomunati dall’operosità, dalla dedizione per la tradizione contadina e dalla genuinità dei prodotti. Per scegliere il proprio nido d’amore basta consultare il sito del Consorzio (www.altapusteria.info) e individuare la struttura più vicina alla propria zona d’interesse. Ogni opzione è corredata di un’ampia galleria fotografica e da informazioni sui prezzi (che variano da 30 euro a 80 euro al giorno a persona), con possibilità di verificare la disponibilità della struttura e di prenotare direttamente online. Se invece vi alletta l’idea di una passeggiata sulla neve al chiaro di luna - comodamente raggomitolati su una slitta trainata dal cavallo - coronata da una cenetta a lume di candela nei caratteristici ed accoglienti alberghi in legno e pietra della Carnia, potete optare per “Due cuori e una slitta”. Trattasi di una speciale offerta (dettagli su www.carnia.it) dedicata agli innamorati che il 14 febbraio volessero immergersi in una delle valli più tranquille del Friuli Venezia Giulia, ideale anche per chi ama sciare lontano dalla ressa, magari facendo tappa in un rifugio per gustare gli ottimi piatti della cucina locale. I due maggiori comprensori sciistici - quello dello Zoncolan, al quale si accede salendo da Sutrio e da Ravascletto e quello del Varmòst a Forni di Sopra – offrono prezzi competitivi per gli ski-pass, poco coda agli impianti di risalita e garanzia di neve grazie alle particolari condizioni geoclimatiche e agli impianti di innevamento programmato. Più adatte alle famiglie sono le piste di Sauris, dove è possibile fare splendide escursioni di scialpinismo e fuoripista, oppure percorrere i lunghi anelli da fondo. Per un dopo-sci rilassante, infine, l’ideale è Arta Terme che nello stabilimento offre wellness, piscine termali, trattamenti tonificanti e rivitalizzanti. Sempre in regione, ci si può concedere la piccola follia di festeggiare il giorno degli innamorati nel castello friulano amato da Giacomo Casanova, a Capriva, che nel parco all’italiana e nei grandi saloni trascorse alcune giornate fra arte e mondanità. Al maniero di Spessa (www.paliwines.com), raffinata residenza d’epoca nel cuore del Collio che dispone di diverse suite, questo weekend le coppie saranno vezzeggiate con atmosfere da favola e prelibatezze da grand gourmand, degustando vini che il celebre amatore settecentesco non esitò a definire nelle sue Memorie “di qualità eccellente”. Per toccare davvero il cielo con un dito, infine, si può anche dichiarare il proprio amore volteggiando a bordo di un bel pallone aerostatico rosso e a forma di cuore. In occasione di San Valentino, infatti, gli innamorati più avventurosi avranno l’opportunità di spiccare il volo o addirittura di prenotarsi per una promessa di matrimonio in alta quota (gli orari vanno dalle 9 alle 15, tel. 0522/615089, www.comune.carpineti.re.it) grazie a “Mongolfiere Innamorate”, iniziativa organizzata a Carpineti, in provincia di Reggio Emilia, nell’ambito del nono raduno internazionale aerostatico che va dal 13 al 21 febbraio.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Articolo pubblicato su
Piccolo — 11 febbraio 2010 pagina 29 sezione: CULTURA - SPETTACOLO

06 febbraio 2010

Carnevale in Slovenia all'insegna della tradizione

di CRISTINA FAVENTO

La Slovenia si appresta a vivere un Carnevale all’insegna della tradizione. Per celebrare il periodo più colorato dell’anno, le diverse regioni slovene vantano una grande varietà di maschere e di riti tramandati da generazione in generazione. Tra le figure più caratteristiche, spiccano bizzarri nomi slavi come i pozvacin del Prekmurje, le šeme di Kostanjevica e gli škoromat dei Brkini fino alle mackare di Dobrepolje. Famose sono le streghe di Cernica e i laufari di Cerkno, figuranti che portano in testa maschere di legno dette appunto larfe. Gli abitanti di Dreznica, invece, riesumano i “psti”, gli antichi costumi fatti con pelli di pecora e strisce di stoffa colorate, per dare vita a una battaglia a suon di cenere. Le maschere più popolari della Slovenia, però, rimangono i kurent (o korant) di Ptuj, molto simili ai krampus che sfilano nel corso delle festività natalizie in Austria e nella nostra regione.
Durante il Carnevale, nelle piane di Ptujsko e Dravsko polje e delle Haloze, i kurent si muovono in gruppo di casa in casa, accompagnati da altre figure burlesche. Spaventano gli spiriti maligni con il rumore dei campanacci e con bastoni che portano sulla cima aculei di porcospino. Sono vestiti con elaborati costumi assemblati con pelli e pellicce di pecora e cinti da una catena dalla quale, oltre ai pesanti campanacci, pendono i fazzoletti che originalmente servivano a conquistare le simpatie delle ragazze. Una volta, infatti, questo travestimento poteva essere indossato solo da giovani ragazzi non sposati. Oggi, invece, l’abitudine di mascherarsi coinvolge anche uomini già maritati, donne e bambini, perché i kurent sono ormai una sorta di popolare emblema nazionale. Figurano sui francobolli, partecipano a molte manifestazioni folcloristiche e possono essere ammirati per tutto l’anno nell’apposita sezione del museo ospitato nel castello di Ptuj.
Cacciatori magici dell’inverno, rappresentano un’incarnazione dionisiaca, a celebrazione dei sovvertimenti carnevaleschi. Da qui l’aspetto spaventoso del costume, corredato da tremende maschere rosse e da copricapo ornati di corna, penne e nastri variopinti. Il caratteristico passaggio dei figuranti, che suonano con energia i loro campanacci e travolgono allegramente i centri abitati, in sloveno viene chiamato “kurentovanje”.
Il più grande viene organizzato ogni anno, dal 1960, il sabato grasso a Ptuj, la più antica città del Paese. Piccolo gioiello architettonico circondato da colline e vigneti, la cittadina è cinta da alte mura e romanticamente attraversata dal lento fiume Drava. Oltre ai due monasteri e al castello (dove si trova il Museo regionale che custodisce reperti sulla ricca storia della città e dei suoi signori), spicca nell’agglomerato di impianto medievale il Municipio, ricostruito all’inizio del ventesimo secolo sulle fondamenta di un edificio tardo-gotico. Il kurentovanje di Ptuj (informazioni in inglese su www.kurentovanje.net/en) è la più grande manifestazione culturale-etnologica in Slovenia e ogni anno viene seguita da più di centomila persone. Dura alcuni giorni e, accanto ai kurent e a maschere più moderne, ripropone anche altre figure carnevalesche tradizionali e antichi usi e costumi slavi.
Dai paesini circostanti, ad esempio, arrivano gli aratori, che nei secoli passati propiziavano un buon raccolto con i primi solchi, accompagnati dalla “rusa” (maschera che rappresenta genericamente animali quadrupedi o bipedi), dal diavolo, i nonni, gli zingari, le fate e dai “ploharji”, che devono trascinare una trave attraverso il villaggio.
L’edizione 2010 del kurentovanje, la 50ª consecutiva, sarà celebrata da un ricco programma che vivacizzerà le vie e le piazze della cittadina dal 6 al 16 febbraio, con performance di teatro di strada, concerti ed esibizioni artistiche. La sera sono previsti divertimenti e feste in maschera, con esibizioni di gruppi popolari, nonché di gruppi musicali locali ed esteri. La manifestazione raggiungerà l’apice domenica 14 febbraio, con il tradizionale corteo carnevalesco internazionale dove sfileranno centinaia di chiassosi kurent, per concludersi martedì grasso, quando il Pust (Carnevale) verrà sepolto.
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il Piccolo — 04 febbraio 2010 pagina 29 sezione: CULTURA - SPETTACOLO