23 settembre 2007

L’UOMO CHE MENTE (L’Homme qui ment)

Regia: Alain Robbe-Grillet
Soggetto: Alain Robbe-Grillet
Sceneggiatura: Alain Robbe-Grillet
Fotografia: Igor Luther
Montaggio: Bob Wade
Musiche: Michel Fano
Origine: Francia/Cecoslovacchia 1968
Produzione: Como Film Lux CCF (Parigi), Cescoslovenscy Film (Bratislava)
Distribuzione: IDIEF - Magnum 3B
Durata: 97’

Premi: Festival di Berlino (1968): miglior attore (Jean-Louis Trintignant)

Interpreti: Jean-Louis Trintignant (Boris Varissa), Sylvie Breal (Maria), Suzana Kocurikova (Laura), Catherine Robbe-Grillet (la farmacista), Silvie Turbovà (Silvia), Ivan Mistrik (Jean), Dominique Prado (Lisa), Josef Kroner (Frantz).

A vent'anni dalla guerra, un uomo torna nei luoghi dove ha combattuto i tedeschi come partigiano e ricerca un commilitone dando versioni sempre diverse degli avvenimenti. È questa in breve la trama del film di Alain Robbe-Grillet. Romanziere, saggista e regista cinematografico, Robbe-Grillet è senza dubbio uno dei più originali rappresentanti della ricerca letteraria moderna.
Nato a Brest nel 1922, amico di Samuel Beckett, Nathalie Sarraute, Claude Simon, Marguerite Duras, diviene universalmente noto come portabandiera del nouveau roman, école letteraria nata da “un gruppo di scrittori e intellettuali che negli anni Cinquanta a Parigi si mettono insieme con l'intenzione di porsi come alternativa ai due filoni di narrativa dominanti: quello di una letteratura all'insegna della leggerezza alla Sagan e quello dell'impegno politico militante” (Alain Robbe-Grillet intervistato da Andrea Casazza, Il Secolo XIX, 17 ottobre 2004).

Massimo teorico ed esponente di un’innovativa concezione dello sguardo all’interno del testo letterario, Robbe-Grillet elimina ogni approfondimento psicologico, riducendo i personaggi alla pura funzione percettiva: l'attenzione non è più rivolta all’uomo e alle sue azioni, ma alle cose, e la trama (spesso modellata su quella dei gialli o dei miti) serve solo a tenere unite percezioni di per sé disgregate in una miriade di minuziosi particolari. Per queste nuove caratteristiche il nouveau roman è stato spesso accusato di essere incomprensibile: “per il semplice fatto che ci rifiutavamo di continuare a descrivere il mondo secondo le regole di Balzac. Chi ci criticava, e lo facevano sia a destra sia a sinistra, si opponeva alla concezione che il mondo era cambiato e che la letteratura non poteva non cambiare a sua volta”. Robbe-Grillet si cimenta anche con le potenzialità espressive del mezzo cinematografico, nel quale individua uno degli strumenti più efficaci per esprimere le proprie teorie espressive: ingredienti beffardamente fumettistici, riflessioni sul ruolo del montaggio, sulla concatenazione delle sequenze, sulla capacità delle immagini di mettere sullo stesso piano il mondo reale e quello onirico.

Tutto questo nel cinema di Robbe-Grillet acquista un nuovo determinante rilievo. Il momento di esordio al cinema è la collaborazione quale sceneggiatore alla produzione del celebre e inquietante L’anno scorso a Marienbad (1961) di Alain Resnais. In seguito, Robbe-Grillet si cimenta anche nella regia, a partire da L’Immortale (1963), film discusso e testimonianza della crisi del mondo contemporaneo.
Con Trans-Europ-Express (1966), L'uomo che mente (1968), Oltre l'Eden (1971), Spostamenti progressivi del piacere (1973), Giochi di fuoco (1974), La Belle captive (1983), ha coinvolto lo spettatore in un gioco intellettuale nel quale si assiste alla progressiva frantumazione della continuità narrativa e dove vengono smontati i generi più in voga come il giallo, il film erotico, il noir.

Manuel Paolino