09 dicembre 2007

IL CANTIERE DI PAOLO ROSSI

Dopo quattro intense settimane trascorse assieme ad attori, addetti ai lavori e ad un pubblico curioso e partecipe, si conclude oggi la terza e ultima fase del “Cantiere” sul teatro popolare diretto da Paolo Rossi presso il teatro Verdi di Muggia. Per “toccare” con occhi e orecchie ciò che è stato fatto nel corso dell’avventura, bisognerà però aspettare domani, quando, alle ore 20 nello stesso teatro Verdi, l’improvvisata compagnia si offrirà al pubblico in un’originale “Convegno/Spettacolo” intitolato “Per una nuova forma di teatro popolare”.

L’appuntamento sarà una sorta di vivace happening che, naturalmente sotto la guida di Paolo Rossi, mescolerà momenti dimostrativi, excursus didattici, intromissioni musical cabarettistiche e contributi teatrali “classici”. In scena, con sketch di repertorio, avremo la Compagnia BabyGang, la Compagnia del Pupkin Kabarett e gli altri attori che hanno partecipato al Cantiere. Interverranno, inoltre, gli insegnanti-artisti che hanno collaborato all'iniziativa: Renata Molinari e Giampaolo Spinato, Riccardo Piferi e Maria Consagra. Nel corso della serata, aperta a tutti, verrà enunciato il Manifesto del Teatro Popolare, nato strada facendo e in continua ridefinizione.

Il “Cantiere” è un progetto semplice e ambizioso assieme, che nasce da una domanda, “che cos’era e che cosa può essere il teatro popolare oggi?”, e si chiude auspicando un nuovo inizio, proponendone le basi. Non si è trattato né di un semplice laboratorio, né di un seminario, ma di un confronto, soprattutto con la gente. Fondamentale negli intenti è stato anche “il tentativo di recuperare quell’importante funzione formativa troppo spesso trascurata dai grandi teatri istituzionali che dovrebbero realmente occuparsene”, dichiara Dongetti del Pupkin.

Diverse sono state le fasi del percorso, reso possibile soprattutto grazie alla disponibilità del comune di Muggia e di Bonawentura/Teatro Miela, organizzatore dell’iniziativa. Da un’iniziale conoscenza stimolata dalla voglia di divertirsi e di giocare assieme, si è passati ad un training velocizzato sull’improvvisazione, fino a cimentarsi con un teatro di sussistenza, o di emergenza che dir si voglia. I volonterosi partecipanti si sono messi alla prova a 360 gradi, dal rapporto col proprio corpo alla creazione del testo e all’animazione in scena. “Perché in scena deve sempre succedere qualcosa”, ci racconta Rossi, “e un attore popolare non può mai essere depresso, altrimenti un operaio che viene a teatro potrebbe anche giustamente incazzarsi!”.
Nella terza e ultima fase, infine, si recita, giocando seriamente con cuore ed anima, altrimenti il riso ha un suono sgradevole, perché nel teatro popolare risata e pianto devono convivere, come c’insegnano i grandi da Eduardo in giù, come succede nella vita.

di Cristina Favento, pubblicato su Il Piccolo di domenica 9 dicembre 2007