24 dicembre 2007

IL TARLO DELLA SEMPLICITÀ, INTERVISTA AD ALESSANDRO ANGIOLINI

L’opera prima di Alessandro Angelini, vincitore della sezione Ippocampo al festival Maremetraggio, indaga in modo originale la scissione tra la vita dentro e fuori dal carcere attraverso il vissuto dei diversi personaggi. L’accento è posto sul fardello portato dalle famiglie dei detenuti, su chi, pur stando fuori, sconta una pena parallela fatta di assenza e privazioni, di rabbia, di vergogna e senso di colpa. "In carcere si dice aria l’ora di libertà" ci racconta il regista "nei luoghi vicino al mare, l’aria salata brucia i prati, arrugginisce e rende inservibili cancelli e lucchetti. Il titolo del film è stato scelto per dare l’idea di una libertà a termine, una libertà che va via via corrodendosi e che si arrugginisce come il rapporto che c’è tra Fabio e Sparti".

Fulcro del racconto è proprio un difficile e apparentemente irrecuperabile rapporto tra padre e figlio. Il confronto è duro, doloroso ma quanto mai necessario.


Non è un film di maniera, ma il racconto di un osservatore che, attraverso le immagini, mette in luce piccoli grandi dettagli, carpiti soprattutto dalla personale esperienza del regista. Dal punto di vista umano, Angelini ha vissuto la realtà del carcere facendo il volontario a Rebibbia mentre, dal punto di vista formale, ha alle spalle numerosi lavori documentari. Questo suo duplice bagaglio lo ha reso capace di tratteggiare l’atmosfera di fondo del film con precisa consapevolezza e partecipazione sentita. Prezioso è stato indubbiamente anche l’apporto del co-sceneggiatore, Angelo Carbone, e di attori come Pasotti, Colangeli e la Cescon.

di Cristina Favento

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