28 agosto 2007

SATURNO CONTRO, INTERVISTA A FERZAN OZPETEK


Ennesimo film, ennesimo successo per Ferzan Ozpetek che, dopo Cuore Sacro, ha recentemente presentato nelle sale Saturno Contro. Il suo sesto lungometraggio sta riscuotendo notevoli consensi al botteghino e sfoggia un eccezionale cast di attori.
Pierfrancesco Favino e Luca Argentero interpretano Davide e Lorenzo, un’innamoratissima coppia gay attorno alla quale ruotano tutte le vicende degli altri personaggi; Stefano Accorsi e Margherita Buy sono nuovamente marito e moglie ma tra loro si frappone l'avvenente amante di lui interpretata da Isabella Ferrari; Ennio Fantastichini dà un tocco tutto suo al personaggio di Sergio, ex di Davide e nullafacente; non poteva mancare Serra Yilmaz, onnipresente collaboratrice del regista, nella parte di una traduttrice tenera ma sin troppo diretta sposata col balbuziente Filippo Timi; Milena Vukotic interpreta una sfiorita infermiera. Tra tutti spicca Ambra Angiolini che, approdata quasi per caso al cinema dopo aver lavorato per radio e tv, nel complesso ruolo di Roberta, è stata una vera rivelazione. Come nelle Fate Ignoranti, sebbene questa volta i protagonisti siano di estrazione decisamente borghese, nucleo centrale della vicenda sono un gruppo di amici talmente affiatati da ricordare piuttosto una vera e propria famiglia. Una famiglia tutta particolare che, figlia della nostra epoca e di forti legami radicati nel tempo, rappresenta per i suoi umanissimi componenti una sorta di rifugio emotivo dove contano i sentimenti e non i legami formali. I personaggi sono persone che potremmo ritrovare ovunque nella vita di ogni giorno: banchieri e scrittori, fioraie, traduttrici, infermiere, poliziotti, pubblicitari e agenti immobiliari. Ciascuno, col proprio vissuto e le proprie fragilità, contribuisce a tracciare le linee di una storia che si configura come un profondo ritratto umano, ricco di sensibilità e dichiaratamente sentimentale. Ozpetek ci racconta i suoi personaggi attraverso la quotidianità, catturando con dei primi piani caldissimi le più piccole sfumature dell'animo, senza mostrare troppo, cercando di evitare la retorica, i moralismi ed i luoghi comuni. Dall'accompagnamento musicale ai movimenti di macchina, il film si snoda empatico affrontando temi forti come il lutto, la separazione, l'eutanasia, la dipendenza. Nonostante la sceneggiatura sia a tratti drammatica, i momenti peggiori vengono però volutamente stemperati con ironia e delicatezza. Più che a enfatizzare il tragico, il regista sembra perennemente attento a regalarci dettagli rivelatori ed emozioni. Il risultato non sempre è scontato e non sempre riesce così bene. Nelle immagini e nelle storie di Ozpetek emerge, seppure con grande malinconia, una straordinaria forza vitale che, nonostante tutto, riafferma la propria intrinseca bellezza.


di Cristina Favento