04 luglio 2006

LA MIA PRIMA TRAVIATA


Qualche sera fa sono stata a “vedere” a Trieste, proprio nel teatro che lo celebra, una delle più popolari opere di Giuseppe Verdi, dai più considerata l’opera delle opere: La Traviata. Interpretata questa volta da Inva Mula e da Massimo Giordano, per la regia di Massimo Ranieri, maestro concertatore Daniele Oren. Nonostante si trattasse dell’opera che conosco meglio, è stato per me il primo incontro “diretto” ed è difficile scindere impressioni oggettive da coinvolgimenti emotivi. 
Senza entrare quindi nei dettagli, posso dire semplicemente che questa Traviata mi ha appassionata, tanto da farmi stare tutto il tempo in piedi pur di vedere e sentire meglio (il teatro era gremito di gente e, essendoci mossi troppo tardi per acquistare i biglietti, i posti lasciavano a desiderare). Mi hanno coinvolta soprattutto l’interpretazione di lei e l’intensità dell’esecuzione musicale: una tensione costante, una vibrazione che risonava interna. È stata una serata evocativa, con un pizzico di magia. 
Tra i momenti più belli è arrivato tragico e indimenticabile l’Amami Alfredo. Gli applausi a fine rappresentazione non finivano più. Emozione.

Libiam ne’lieti calici
Che la bellezza infiora,
E la fuggevol ora s’inebri a voluttà.
Libiam ne’dolci fremiti
Che suscita l’amore,
Poiché quell’occhio al core
Onnipotente va.
Libiamo, amor fra i calici
Più caldi baci avrà.


[dal libretto di Francesco Maria Piave, Atto I, Scena II]