16 luglio 2006

MATER NATURA

Proiettato come opera prima a Trieste nell’ambito del Festival Maremetraggio 2006, Mater Natura si è guadagnato la simpatia del pubblico conquistando un ex equo come miglior lungometraggio.
Il film parla della storia d’amore di Desiderio, un trans interpretato da una splendida e sensuale Maria Pia Calzone, con un ragazzo comune che le fa venir voglia di cambiare vita. Attorno alla protagonista ruota tutto un mondo tragico quanto gioioso, che parla di dignità e di riscatto sociale, popolato di personaggi estrosi ed incredibilmente autentici.

Azzeccatissima ed affascinante la composizione del cast di variegata provenienza. Tra i nomi, spicca quello di Valdimir Luxuria nel ruolo di un regista teatrale che sostiene la candidatura di un politico perché, ingenuamente, crede che questi sosterrà i diritti dei “diversi”. Nel corso degli incontri al Maremetraggio Village, l’attore, nonché onorevole, ci tiene ironicamente a precisare “L’unico vero travestito del film è proprio il politico, gli altri personaggi fanno tutto fuorché travestirsi, non si nascondono, hanno il coraggio di mostrarsi per quel che sono”.


Il film è stato pluripremiato ma allo stesso tempo censurato per gli argomenti trattati benché, in realtà, non ci siano scene volgari né violente. Nonostante le difficoltà ed il ridotto budget di produzione, il risultato non lascia trasparire i propri limiti. Massimo Andrei, regista e sceneggiatore, è riuscito a supplire con creatività e passione ad eventuali carenze tecniche ed ha creato una convincente commistione tra commedia e dramma, tra dolorosa amarezza ed allegra ironia.
Benché ricalchi modelli già noti al pubblico europeo, il più evidente è quello almodovariano, il prodotto finale, ricco di spunti personali e di citazioni, si può considerare di una qualche originalità nel panorama cinematografico italiano. “Vengo soprattutto da 20 anni di teatro, questo è il dato più significativo in merito alla mia formazione” dichiara Andrei “poi possiamo parlare di altri riferimenti a grandi cineasti, innumerevoli nel lungometraggio gli omaggi a Fellini; i veri modelli cui mi sento più vicino sono però meno delicati, provengono da un certo cinema spagnolo più passionale e sanguigno, mi basti ad esempio citare Bigas Luna piuttosto che Amenabar”.

L’intento del regista, come lui stesso spiega, era raccontare di normalità attraverso la diversità; “Non volevo solo lustrini e paillettes, anzi, per quanto possibile, volevo evitare di ricorrere ad uno stereotipo abusato”. Il racconto aspira a mantenere una certa onestà di fondo nella descrizione di uno status altro, rappresentato molto umanamente, ricco di una serie valori affatto distanti da quelli “salvaguardati” dalla famiglia ed, anzi, certamente meno ipocrita di una certa borghesia perbenista. Forse il significato più semplice e profondo, precisa l’onorevole Luxuria, sta racchiuso in una semplice frase del suo personaggio “Anche noi teniamo n’anima, scassata si, ma la teniamo”.

Nel film si nota una certa ricerca estetico-formale, un’impressione confermata e palesata dal regista, e certamente uno dei tocchi più caldi e vivi alla pellicola nascono dalla sua napoletaneità.
“Napoli è un prisma di colore, gioia e dolore, bellezza e bruttezza ma è una città che ha cuore e parla senza paura la lingua del sentimento, è sempre profonda, mai superficiale. Napoli è la città più travestita d’Italia” dice Andrei “ho voluto usare il linguaggio che mi forniva e che si prestava perfettamente al tipo di opera che cercavo”.