17 luglio 2006

IL KITSCH

Per capire appieno quanto vi riporto bisognerebbe leggere il passo intero, se non addirittura il libro. Mi accontento però di proporvi almeno un significativo assaggio nella speranza che non vi fermiate alla prima riga.

Quando parla il cuore non sta bene che la ragione trovi da obiettare. Nel regno del kitsch impera la dittatura del cuore. I sentimenti suscitati dal kitsch devono essere, ovviamente, tali da poter essere condivisi da un gran numero di persone. Per questo il kitsch non può dipendere da una situazione isolita […].
Nel regno del kitsch ogni cosa deve essere presa con assoluta serietà.
Il vero antagonista del kitsch totalitario è l’uomo che pone delle domande. Una domanda è come un coltello che squarcia la tela di un fondale dipinto per permetterci di dare un’occhiata a ciò che si nasconde dietro.
Nel momento in cui il kitsch è riconosciuto per quel che è, […] perde il suo potere autoritario ed è commovente come qualsiasi altra debolezza umana. Perché nessuno di noi è un superuomo capace di sfuggire interamente al kitsch. Per quanto forte sia il nostro disprezzo, il kitsch fa parte della condizione umana.

Milan Kundera, tratto da
L’insostenibile leggerezza dell’essere