16 luglio 2006

MI SONO INNAMORATA DI RAIUMUNDA

Pedro Almodovar ci regala con Volver, l’ultima fatica celebrata a Cannes, nuove emozioni e l’ennesimo personaggio femminile da ricordare, una splendida Raimunda interpretata da Penelope Cruz che già aveva conquistato il pubblico con Rosa in "Tutto su mia madre" dello stesso regista spagnolo.

“Penelope ha dimostrato di avere più mordente nei personaggi popolari che in quelli raffinati” dichiara il regista; la sua disarmante vulnerabilità e la sua emotività catturano macchina da presa e spettatori e la rendono insostituibile.
Le forme, il trucco e l’abbigliamento di Raimunda, nuova eroina delicata ed energica che sbotta in momenti di rabbia furibonda per poi crollare come una bambina indifesa, rendono palese omaggio alle nostre dive degli anni ‘50 ed enfatizzano la bellezza emozionante della Cruz. Nei suoi occhi di c’è qualcosa di inesprimibile, di prezioso.

Basterebbero anche solo alcune inquadrature di quegli occhi a fare di questo film un piccolo gioiello. Ma naturalmente Almodovar non si ferma a questo e ci dà molto di più. Ci regala un film che fa sentire il vento di Levante, l’eco di una canzone struggente, il brivido caldo di emozioni che ci accompagnano anche dopo aver lasciato la sala.

Render giustizia all’inesprimibile è uno dei segreti di questo cineasta. Attraverso il grande schermo, Almodovar ci presta per qualche ora il suo sguardo capace di cogliere e di esaltare, di addentrarsi sotto la superficie, di tradurre passioni e moti dell’animo in colore ed inquadrature, rumori, sguardi rubati e piccoli gesti rivelatori. Il suo è uno sguardo lucido, diretto, solidale, consapevole, profondamente umano. Uno sguardo capace di restituire un sapore intenso, un senso intrinseco e profondo difficile da esprimere a parole.

Poeticamente spiritoso ed ironicamente tragico, il regista ritrae un mondo femminile incantevole e passionale, fragile e teneramente sensibile, delicato e disarmante, capace di soccombere di fronte ad un ricordo e di lottare tenacemente fino alla morte per arrivare alla verità. Racconta mostruosità e drammi senza la pesantezza del tragico, senza giudizio. I suoi personaggi incontrano i lati oscuri della natura umana e, ciascuno a modo proprio, riescono ad affrontarli, a conviverci con coraggio, accettandoli come fossero parte ineluttabile di un’intensità vitale che non si può scomporre in bene e male.
In Volver sono naturalmente protagoniste le donne, impersonate da un grande cast in cui spicca una vecchia conoscenza del regista, Carmen Maura, nel ruolo della madre. Donne profonde e reali che, chi timidamente, chi con pragmatica combattività, si oppongono tutte a quel vento che accende fuochi e follia, pur sapendo non si può sedare perché è parte della natura stessa.

La sceneggiatura svela progressivamente colpi di scena intuiti, velati nelle immagini, sospesi negli sguardi in camera, sussurrati, presenti sin dalle prime inquadrature senza, per questo, sminuire il fascino del racconto. Almodovar riesce quasi a materializzare un presagio di ritorno come fosse una presenza costante che attende pazientemente di incontrarci. Un ritorno al passato, alle radici, a emozioni sepolte, alla propria identità, a verità da sempre conosciute, allo scorrere del fiume, all’amore materno.