19 febbraio 2007

IL BIPEDE BARCOLLANTE DI PAOLO HENDEL

“Che razza di razza siamo? Dalla scimmia a Bruno Vespa, vi sembra questo un risultato di cui andar fieri?” S’interroga così Paolo Hendel nel suo ultimo spettacolo, Il Bipede Barcollante, rappresentato al Teatro Miela venerdì scorso.
Noto al grande pubblico per le scorribande satiriche e le innumerevoli apparizioni anche al cinema e in tv (indimenticabile il suo Carcarlo Pravettoni in Mai dire Gol), il comico toscano, dopo W l’Italia e Non ho parole, si ripresenta a teatro con una rilettura della realtà sociale e politica in chiave antropologica.

Un bel giorno l’uomo primitivo abbandonò la sua comoda e sicura andatura a quattro zampe per conquistarsi una posizione ben più… precaria ed instabile. In altre parole, abbiamo sbagliato sin dall’inizio. Si parte dunque dall’origine dell’umanità e, ripercorrendo alcune tappe darwiniane, si arriva sino all’estetica del ‘900 e agli orrori contemporanei. Da Adamo ed Eva, “tutto sto casino perché si son mangiati una mela, figuriamoci se era uno strudel”, all’Homo Erectus, da Bin Laden a Marzullo, passando e ripassando per Sandro Bondi, sino ad arrivare a Shopenhauer, il famoso terzino della Sampdoria… Tutti saranno infine giudicati nell’aldilà perché Dio esite, nonostante Bertinotti si ostini coerentemente a negarlo, e al sommo giudice dovranno render conto, calciatori inclusi, persino Bush.
La scenografia è quasi inesistente ed Hendel, che ha scritto il testo assieme a Piero Metalli e la collaborazione di Sergio Staino, ci intrattiene con una mimica essenziale ma efficace e con la sua caustica ironia. Solita irresistibile verve, solito accento fiorentino condito da qualche volgarità al momento giusto, e arrivano immancabili gli applausi e le ristate. Hendel conquista con una comicità semplice, pungente, attenta al quotidiano.

Stavolta non vuole parlare di politica dice, però deve pur ricordare Super Silvio, il suo benefattore, a suo tempo un eccezionale fornitore di materia prima. È un periodo critico per il re del lifting, “che si è fatto da sé e che poi hanno rifatto in tanti”, popolare ormai solo grazie alla moglie Veronica e vittima del diabolico piano di Prodi: far sentire inutile l’opposizione perché “ormai il governo si mette in crisi da solo”.
Tramontata l’era berlusconiana, anche per la satira sono però tempi difficili. “Prodolone” s’impegna ma al massimo riesce ad essere “l’unico ciclista al mondo a farsi il giro d’Italia in pullman”.
Dopo le personali dissertazioni su evoluzione e televisione, salute e attualità politica, i grandi quesiti esistenziali restano… Chi siamo? Dove stiamo andando? Ma, soprattutto, ci basteranno i soldi per la benzina e riusciremo ad evitare l’autovelox?


di Cristina Favento,

pubblicato sul quotidiano "Il Piccolo" del 18 febbraio 2007