28 febbraio 2007

MANDRIOI, OLE' - LE COMPAGNIE DEL 56° CAREVALE MUGGESANO

Appena entrati allo storico capannone muggesano dedicato alle compagnie del Carnevale, s’incappa nell’enorme muso di un toro ancora senza orecchie né colore ma già pronto a sbuffare simpatia. Ben presto la sagoma dell’animale si tingerà di un rosso acceso e farà bella mostra di sé sopra il carro principale dei Mandrioi. La compagnia, fondata nel 1972 in quel di Zindis da un gruppo di amici, ha scelto quest’anno di concentrarsi sul tema della Spagna e il suo motto per il Carnevale 2009 sarà “Olè”. Una scelta strategica, confessano gli organizzatori, perché con lo svantaggio di essere gli ultimi a sfilare, non aveva senso bruciarsi il vero tema che avevano in mente ma che terranno caldo per l’anno prossimo, quando saranno i primi a partire. “Per questa edizione, abbiamo deciso di puntare al divertimento e di affrontare un’idea fattibile che ci piaceva, portando in strada il folklore di una nazione ricca di spunti”.
Si andrà dal carro di apertura che ha le sembianze di un Don Chisciotte stilizzato, alle opere di Dalì, fino a una rappresentazione particolare del Barbiere di Siviglia, passando per flamenco, paella e sangria. E sul carro principale arriverà il richiamo alla tradizione della corrida rappresentata, appunto, da un enorme toro rosso.
Si discute, a pranzo, se agghindarlo con un pirsing al naso piuttosto che con un orecchino, tutti d’accordo scherzano invece sullo spinello in bocca. Attorno ad una tavolata improvvisata in mezzo al cantiere, ci sono una ventina di persone che pasteggiano con “fasoi”, melanzane, patate, vino e dolci in quantità. Quasi tutti uomini, perché le donne in questi giorni sono a casa intente a cucire gli abiti che sfileranno. Per lo più, ma non solo, si tratta di pensionati che hanno alle spalle anni di esperienza nei cantieri navali o nelle officine, come il cordiale presidente Giovanni che ha progettato il carro principale. Sono veri e propri artigiani che si divertono a metter mano al ferro con creatività e che impersonano una “filosofia della costruzione” vecchia maniera. E si parla dei tanti Carnevali passati assieme, ricordando con orgoglio la miriade di ingranaggi che riproducevano la ruota con l’uomo di Leonardo o una ricostruzione del Tram de Opcina tanto fedele all’originale che si era pensato addirittura di affiancarle per fare uno scherzo. Senza dimenticare un carro finito in fiamme proprio prima della sfilata tre anni fa!
<> racconta Francesco, alias “el geometra al contrario”, che si occupa delle parti elettroniche e degli impianti di amplificazione. Ma ci sono anche il falegname Diego, Italo che costruisce le strutture di supporto per poter lavorare attorno ai carri, il più giovane Federico, intento ad ultimare una riproduzione della Sagrada Familia, e altri ancora. Da quando hanno iniziato a lavorare, dopo l’epifania, i componenti dei Mandrioi si ritrovano al capannone di buon ora quasi ogni giorno. E si vede che ad unirli, oltre al Carnevale, c’è soprattutto la voglia di stare assieme. “Proprio per questo, oltre a saldatori, pittori e sarte” dicono “xè fondamentali i cuochi, per non farse mai mancar la roba più importante: magnar e bever!”.
Cristina Favento
articolo pubblicato su "Il Piccolo", febbrario 2009