28 febbraio 2007

LA BORA, SETTE - LE COMPAGNIE DEL 56° CARNEVALE MUGGESANO


La compagnia la Bora è una delle ultime nate nella gioiosa famiglia del Carnevale muggesano ed è rappresentata dal più estroso presidente in circolazione al momento. Trattasi di quel Dario Macor che, qualche giorno fa, intervenuto in qualità di vicepresidente di tutte le compagnie alla conferenza di presentazione della 56° edizione del Carnevale muggesano, ha emozionato con la sua commozione l’intera platea. Senza grandi discorsi e con estrema spontaneità, il presidente della Bora è riuscito ad esprimere alla perfezione quel trasporto viscerale che coinvolge tutti gli infaticabili lavoratori che portano avanti con tenacia questa splendida ma faticosa tradizione.
“Noi della Bora siamo in pochi, siamo tra le compagnie più piccole assieme alla Bulli e Pupe, e ci spalleggiamo a vicenda in questa lotta impari" dice sorridendo Dario, che di giorno si occupa di ripavimentare in pietra mezza Trieste e la sera si dedica ai preparativi per il Carnevale. Quando si chiede in giro qual è il tratto distintivo del presidente, gli interpellati rispondono senza esitazione "l'originalità nell'abbigliamento". Non a caso sua moglie è una sarta che gli invidiano in tutto il capannone. Solo per questa edizione ha già all'attivo 70 costumi confezionati, ma sembra che a casa sua ci siano ben cinque enormi armadi straripanti di abiti variopinti.
“Mi son el presidente ma chi comanda xè la first lady, mia moglie Laura: xè ela che tien su tuto!" conferma Macor e racconta che, in questo periodo, la sua infaticabile consorte al mattino lavora per lui in ufficio, "chè sennò va a rodoli l’azienda", ma ha il pomeriggio libero per potersi dedicare ai costumi. Laura inizia a cucire ogni giorno subito dopo pranzo e va avanti a far vestiti fino alle due del mattino. È così che è riuscita a vestire tutta la banda e a preparare anche gli abiti del suo gruppo, le sette stelle dell’Orsa Maggiore.
Sette è infatti il tema scelto dalla Bora per il 2009 e sarà sviluppato in sfilata con sette gruppi che attingono dal mondo musicale a quello fiabesco, declinati però in chiave triestina. Divertentissimi, ad esempio, i 7 nani della compagnia ribattezzati, da Crostolo a Ramandolo. Il carro principale è una rappresentazione “abbastanza” classica del creatore - “perché no volevimo esser blasfemi” spiegano - curatissima nei dettagli, soprattutto del viso e delle dita. Tale maestria plastica è stata realizzata grazie all’utilizzo di polistirolo anziché cartapesta. Artefice della trovata è lo scenografo Christian, che ha disegnato il progetto con grande competenza, realizzando poi la testa e le mani. Dietro alla struttura portante e ai complessi meccanismi che nasconde il carro ci sono, invece, due infaticabili come “l’ingegner” Renzo e Armando, il più stacanovista, che commenta un po’ sconsolato “qua tuti xè boni a ciacolar e dopo, quando xè de lavorar, i me lasa solo!”. Ma è un attimo, e non appena ci mostra con orgoglio la sua creatura, gli si illumina il viso e torna l’allegria.
“Siamo una compagnia di spensierati e ci sono due correnti parallele - dice Dario - entrambe fondamentali: i saldatori e i “saltatori”, cioè gli animatori del gruppo, che sono poco presenti in cantiere – anche perché non tutti ce la fanno a conciliare col lavoro - ma quando c'è da far baldoria non si tirano mai indietro!".

di Cristina Favento,
articolo pubblicato su "Il Piccolo", febbraio 2009
Foto di Alessandro Biondi ©